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sabato 21 giugno 2014

Architettura e ingegneria


Architettura e ingegneria

 

 

Architettura e ingegneria sono la magia e l’arte di

trasformare in realtà visioni e formule astratte.

(Giorgio)

 

 

Architettura ed ingegneria operano ai confini tra creatività scientifica ed artistica.
Cos’è l’architettura? Affidiamo la risposta alle parole di Renzo Piano: è l’arte di dare rifugio alle attività dell’uomo: abitare, lavorare, curarsi, insegnare e, naturalmente, stare insieme. È quindi anche l’arte di costruire la città ed i suoi spazi… L’architettura è anche una visione del mondo. L’architettura non può che essere umanista, perché la città con i suoi edifici è un modo di vedere, costruire e cambiare il mondo. E poi l’architettura è struggimento per quella cosa bellissima che è la bellezza. Ma questa è un’altra storia ed è impossibile da raccontare.[1]
Cos’è l’ingegneria? Il termine ingegnere deriva dal latino ingenium, (talento innato, naturale) capacità di usare le conoscenze matematiche per progettare, ideare e costruire nei settori più disparati: il lavoro dell’ingegnere spazia dagli edifici, ai veicoli, ai macchinari, ai software.
Se guardiamo attentamente la casa in cui viviamo, capiamo quanto la tecnologia sia progredita negli ultimi cento anni e quanta capacità inventiva sia stata necessaria per regalarci un ambiente e un rifugio così confortevole.

 

 

 

 



[1] Renzo Piano, dalla conferenza tenuta all’Auditorium Parco della Musica, Roma, 2007.

domenica 15 giugno 2014

LA MATEMATICA


La matematica

 

 

La scienza della matematica pura, nei suoi sviluppi moderni, può aspirare a definirsi la creazione più originale dello spirito umano.

(Alfred North Whitehead, La scienza e il mondo moderno, 1925)

 

 

Quando è nato e come si è sviluppato nell’uomo il ragionamento matematico?
La risposta arriva dagli studi svolti da Keith J. Devlin che si ricollegano a quelli sul linguaggio, seguendo il filone dell’evoluzione del cervello umano, che, da compiti ripetitivi e meccanici, è riuscito a formulare pensieri sempre più complessi. La matematica ne è un esempio chiarissimo per la capacità di decifrare leggi naturali universali, utilizzando formule astratte. Per Devlin l’abilità matematica si compone di nove capacità mentali:
1.    Il senso del numero;

2.    L’abilità numerica;

3.    L’abilità di ragionare sullo spazio che ci circonda;

4.    Il senso di causa ed effetto;

5.    L’abilità di costruire e seguire una catena causale di fatti o di avvenimenti;

6.    L’abilità algoritmica (un esempio di algoritmo è l’insieme delle regole che si devono seguire per moltiplicare fra  loro due numeri);

7.    L’abilità di gestire concetti astratti;

8.    L’abilità di ragionare in modo logico;

9.    L’abilità di ragionare sulle relazioni.[1]

Il percorso, che parte da un confuso rendersi conto dell’idea di gruppo e che un gruppo è più grande di un altro, si snoda attraverso la percezione e l’impadronirsi delle varie abilità, fino ad arrivare alla creatività che è la capacità di svelare nuove proprietà, teoremi, regole fino a quel momento sconosciuti.
L’ipotesi centrale nella teoria di Devlin è che, come è avvenuto nel linguaggio, anche nella matematica si è passati ad affinare col tempo le capacità di astrazione e a padroneggiare la complessità ragionando su modelli astratti, riuscendo a trasformarli in teoremi, formule, dimostrazioni universalmente validi .



[1] Keith Devlin, Conferenza tenuta al politecnico di Torino, 2002, trad. di Maria Jack

sabato 7 giugno 2014

La creatività scientifica (Da "L'UOMO IN 3D")


Capitolo terzo

 

La creatività scientifica

 

Come schematizzazione procedurale abbiamo diviso la creatività in quattro parti distinte: scientifica, delle scienze sociali, artistica ed emotiva. Ma una divisione così rigida esiste realmente o è messa in discussione dalla ricerca interdisciplinare, che trova sul campo sempre più elementi di contatto?
Soffermiamoci a ragionare sulla domanda che ci siamo posti e vediamo quali siano le reali interrelazioni che si intrecciano nei laboratori di tutto il mondo nelle ricerche che riguardano i processi decisionali, la coscienza del mondo intorno a noi, la consapevolezza di sé, le origini e l’evoluzione del comportamento morale. Pensiamo a quanto siano inter-dipendenti le neuroscienze, la psicologia, la filosofia, la genetica e la biologia nell’elaborare risposte complessive a queste domande.
Questi temi di elaborazione personale, sociale, filosofica, economica e del diritto, sono entrati ormai da anni nei laboratori scientifici, intessendo una rete di interconnessioni con la ricerca scientifica sempre più stretta e indissolubile.
La conoscenza umana, negli ultimi cinquanta anni, è progredita con un’accelerazione esponenziale. Abbiamo imboccato un percorso di ampliamento progressivo della conoscenza che ci porterà, in tempi brevissimi, verso orizzonti oggi appena immaginabili, dove  l’uomo potrà vivere per centinaia di anni, viaggiare in tempo reale nello spazio-tempo, dialogare con macchine pensanti in grado di apprendere, curarsi attraverso microrganismi sintetici inseriti nel circuito sanguigno, alimentarsi con facilità ed immediatezza.

lunedì 2 giugno 2014


Mappe cerebrali e creatività

 

 

Immaginiamo che il cervello umano, due milioni di anni fa, avesse la dimensione di un’arancia e che da quel momento abbia iniziato una lunga crescita di dimensioni e di capacità logico deduttive, fino ad arrivare alle dimensioni e alle capacità attuali.

Immaginiamo due emisferi uniti dal corpo calloso e racchiusi tra dura madre, liquido encefalico e pia madre.

Immaginiamo quattro lobi al cui interno sono racchiuse miliardi di cellule nervose e migliaia di miliardi di connessioni tra i terminali delle cellule.

Immaginiamo una serpentina di centinaia di chilometri di cellule nervose, talmente piccole che migliaia di esse potrebbero essere racchiuse in un granello di sabbia.

Immaginiamo una miriade di mappe create dalle nostre esperienze, dalle sensazioni e dagli stimoli dell’ambiente che ci circonda, ebbene tra queste mappe è racchiusa la nostra creatività, la nostra capacità di adattamento, di elaborazione e scoperta di nuove prospettive, soluzioni e visioni.

Negli ultimi cinquanta anni si sono moltiplicati gli studi sulla struttura e sul funzionamento del cervello, spinti da interessi scientifici ma anche economici e perfino militari. Possiamo elencare gli studi biologici che indagano sui tessuti cerebrali; quelli dei neuro scienziati cognitivi che cercano di capire come i tessuti cerebrali determinano i comportamenti; quelli degli psicologi e degli psichiatri che studiano i comportamenti e i disturbi comportamentali; quelli dei parapsicologi che indagano sulle presunte capacità paranormali dell’uomo.

L’esempio da seguire per aumentare le nostre conoscenze e capacità intellettive è il comportamento dei bambini che, pur conoscendo pochissimo del mondo che li circonda, hanno una curiosità vivissima di esplorare, toccare, guardare, chiedere, in sintesi di apprendere e di fare esperienza.

Riguardo alla creatività non esistono ricette magiche, esiste invece la capacità di ognuno di noi di ricercare le proprie radici, di sapersi ascoltare e di tirare fuori quel granello di unicità che ci distingue da tutti gli altri. Diffidiamo dei proclami mirabolanti, delle ricette magiche, delle affermazioni roboanti; chi fa ricerca seria sa che è indispensabile, per andare avanti, mettere in discussione ciò che si dà per assodato e ogni volta ricominciare da capo, per progredire nel cammino della conoscenza e della creatività.

Proprio gli interrogativi irrisolti danno tanta carica e nuovi stimoli all’intelligenza umana alla continua ricerca della verità che sfugge e che mostra solo frammenti di sé.

sabato 24 maggio 2014

L'umorismo


L’umorismo

 

 

In qualsiasi circostanza della vita lascia un piccolo spazio all’umorismo. Ne usciranno rasserenati il corpo e lo spirito.

(Giorgio)

 

Vedere il lato umoristico, in ogni situazione, aiuta a stemperare le tensioni e a rasserenare il corpo e lo spirito. Uno degli alleati più potenti della creatività è l’armonia del corpo e dello spirito, che predispongono a prestare attenzione a quanto sgorga dal profondo. Uno dei medici più geniali dell’antichità Galeno scriveva: Il miglior medico è la natura, perché guarisce i tre quarti di tutte le malattie … e non parla male dei suoi colleghi. La vita è gusto e il gusto è armonia e godimento. Le parole ed i concetti che sento più affini ad umorismo sono: autoironia, leggerezza, contentezza, non prendersi sempre troppo sul  serio, sorridere dei difetti e delle fissazioni proprie ed altrui.

Le parole ed i concetti più distanti invece sono: la volgarità, lo scherno, l’umiliare  con battute velenose, il mettere  in ridicolo.

È bello ed importante che l’umorismo abbia sempre uno spazio nella nostra vita. Una famiglia allegra supera con più serenità le avversità e il clima di complicità aiuta a sdrammatizzare le difficoltà. Anche l’educazione dei figli è molto più efficace in un clima sereno piuttosto che in un ambiente dove si prende tutto mortalmente sul serio. Insegnate ai vostri figli la tolleranza e apprezzate la loro risata  naturale, ne farete dei bambini felici e capaci di esprimere i loro sentimenti e le loro opinioni; non riducete tutto a un plumbeo silenzio e a predicozzi pseudo moralistici.

Anche nell’ambiente di lavoro uno spirito collaborativo e aperto all’umorismo, stempera le tensioni ed aiuta a cementare il gruppo, rendendolo più duttile  e creativo.

L’umorismo è un dono della natura che ogni bambino ha già in sé, aiutiamolo ad apprezzarlo e a esprimerlo; se siamo adulti, e l’abbiamo un po’ perso, recuperiamolo,  risvegliando il bambino che è nascosto in noi.

Se volessimo darne una definizione, potremmo dire che l’umorismo è la capacità di creare o di godersi una situazione, un gioco di parole, un siparietto, un’espressione comica. L’umorismo presuppone contiguità con l’empatia, poichè esprime una contagiosa ilarità sui fatti e le situazioni della realtà quotidiana di cui, con intelligenza e ironia, si colgono aspetti inconsueti e curiosi. L’umorismo si può esprimere con un motto di spirito, con un gioco di parole, con la mimica, con immagini ed è il più efficace strumento per avvicinare le persone e per rompere il ghiaccio. 

venerdì 16 maggio 2014

Empatia


L’empatia

 

 

Amore ed empatia sono i sentimenti che danno colore alla vita.

 (Giorgio)

 

L’empatia è la capacità di percepire gli stati d’animo e i turbamenti, di entrare in contatto profondo e di dialogare con le altre persone. È sentire il dolore, la gioia e le emozioni che sono dentro gli altri, riuscendo a condividerle con intensità.

I bambini la possiedono già nella più tenera età e sono in simbiosi con i genitori e le persone più vicine, condividendone gioie, emozioni e turbamenti. È essenziale, per il loro sviluppo equilibrato, che questa dote innata venga incoraggiata e apprezzata nell’ambiente familiare. Se venisse repressa, a causa  di un atteggiamento degli adulti che inibisce e scoraggia la partecipazione e la condivisione, verrebbe fatto un grave danno alla capacità del bambino di esprimere le emozioni e di relazionarsi in modo spontaneo ed aperto con l’ambiente esterno.

I danni provocati da un’educazione arida e repressiva lasciano nell’anima segni indelebili, che solo attraverso un percorso di analisi e di comprensione possono essere portati alla luce e rimossi.

È un percorso non solo utile ma anche rigenerante, che partendo dall’analisi e dalla comprensione deve andare oltre, riscoprendo la gioia di aprirsi agli altri, di ascoltarli, di raccontare di noi, di essere partecipi con attenzione e premura a ciò che ci accade intorno, di ridare gioia e colore alla nostra esistenza.

Il percorso parte dall’autoconsapevolezza emotiva, intesa come capacità di riconoscere i propri sentimenti e le proprie emozioni; prosegue nella capacità di controllare e di indirizzare sentimenti ed emozioni negativi; come passo ulteriore viene la capacità di motivare sé stessi per stabilire un contatto sincero e leale; infine si realizza pienamente attraverso lo scambio emotivo e l’empatia.

Le società che sanno basare la loro vita sulla partecipazione, sul dialogo, sulla condivisione hanno in sé il germe della convivenza pacifica, dell’integrazione e dell’attenzione alle esigenze dei cittadini. La speranza di ogni società democratica è riposta nelle giovani generazioni che hanno più forte il germe dell’empatia e della partecipazione; compete agli adulti fornire gli strumenti perché questi tesori non si disperdano, ma al contrario si rafforzino e siano il volano per una società più giusta e solidale.

Nella società contemporanea il giovane sente forte il richiamo dell’empatia, della condivisione e dell’universalità. I sistemi di comunicazione moderni, internet, mail, cellulari, rendono possibile il contatto ed il dialogo con ogni angolo del pianeta permettendo di mantenere le relazioni con le persone care, di scambiare emozioni, dati e notizie. Si crea un sistema a rete orizzontale, dove non esiste una catena di comando, dove ognuno può connettersi e dialogare in perfetta parità con gli altri e dove contano solo le idee.

Ciò che dobbiamo temere è solo la paura, un sentimento che  inibisce la creatività e l’empatia e che ci porta a chiuderci nel nostro guscio rassicurante, al riparo dalle tempeste delle emozioni e lontani dal libero fluire della vita. La paura, le abitudini sedentarie e la chiusura mentale ci fanno galleggiare in una palude stagnante, dove niente più si muove e la vita scorre piatta e noiosa, priva di creatività e di emozioni.

sabato 26 aprile 2014

Autoconsapevolezza e autocoscienza


  


Conosci te stesso. (iscrizione sul tempio dell’oracolo di Delfi)

Gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne

e non pensano a se stessi.

(Agostino)

 

Il cammino verso l’autoconsapevolezza e l’autocoscienza è il primo percorso creativo che l’uomo compie per affermare la sua identità e capire il suo posto nel mondo.

Autoconsapevolezza è il capire e riconoscere la propria esistenza, in quanto essere separato dalle altre persone, con un modo di pensare autonomo e originale.

Autocoscienza è l’attività che segue la presa di coscienza di sé, attraverso la quale si cerca di comprendere i meccanismi che regolano gli aspetti più reconditi dell’essere.

Come anticipato in premessa essere autoconsapevoli e conoscere sé stessi è il primo passo verso l’affermazione della propria identità, la conoscenza e lo scambio relazionale con il mondo esterno.

Socrate, Platone e Aristotele furono i precursori negli studi filosofici riguardanti la natura della conoscenza e l’importanza di scavarsi dentro. Socrate in particolare era cosciente dei propri limiti, sapeva di non sapere, metteva in discussione se stesso e la propria conoscenza. Proprio la consapevolezza dei nostri limiti attiva la valvola di sicurezza per non prendersi troppo sul serio, per non essere presuntuosi e certi di avere la verità suprema in tasca, per non voler perseguitare chi non la pensa come noi. La coscienza della limitatezza delle nostre conoscenze e verità rende l’uomo saggio e virtuoso. Concludeva Socrate che la via non è indicabile dagli altri perché ognuno deve raggiungere la meta attraverso un percorso personale che nessuno può conoscere.

Per Platone conoscere è ricordare, perché le idee innate sono già nella nostra mente, ma sepolte in angoli bui nei quali dobbiamo addentrarci per fare luce.

L’autocoscienza assume particolare rilevanza nella dottrina cristiana, in quanto manifestazione di Dio che vive in ognuno; raggiungere la piena coscienza di sé significa quindi unirsi a Dio nell’ascolto del divino che è in noi.

L’essenza della predicazione evangelica riguarda l’anima dell’uomo, la necessità di abbandonare la vacuità delle apparenze e del possesso, per riappropriarsi dell’essere, della propria umanità e della gioia di sapersi donare senza secondi fini.

Nella pratica orientale, in particolare nel buddismo, l’autocoscienza si realizza attraverso la meditazione che è la strada per liberarsi da odio, cupidigia ed illusione.

Da quanto detto emerge la stretta attinenza tra intelligenza emotiva, autoconsapevolezza e autocoscienza. Risulta difficile pensare a un qualsiasi uso dell’intelligenza emotiva che prescinda dalla conoscenza di sé stessi.

Chi pensa che la mente umana sia prevedibile e che i suoi meccanismi possano essere assimilati a quelli di un computer che opera in un ambiente asettico e programmato compie un errore macroscopico. In realtà le cellule neurali e le loro sinapsi agiscono in un ribollire di sostanze chimiche e di correnti elettriche che nessuna preordinazione esterna è in grado di predeterminare.

Non è facile riuscire a eliminare i riti imposti dalla società dei consumi, riscoprendo l’importanza di rapporti personali ricchi di sensibilità, di sentimento e di empatia.

sabato 12 aprile 2014

La sensibilità


La sensibilità


 


Non disprezzate la sensibilità di nessuno.


La sensibilità di ognuno è il suo genio.


(Charles Baudelaire)

 

 La sensibilità è strettamente correlata all’intelligenza emotiva.
La sensibilità è predisposizione ad accogliere e ad ascoltare. È un lasciare vigili i recettori sensoriali, aperti alla  novità, assetati di verità.
La sensibilità, intesa come stato di attenzione, di desiderio di assimilare e di intuire, interseca poesia e scienza, in quanto entrambe creazioni visionarie della nostra intelligenza.
Traspare con forza ed evidenza l’importanza delle componenti emotive per il benessere personale e per una vita sociale pacifica e armoniosa. Non sono tra quelli che contrappongono il pensiero razionale a quello emotivo, piuttosto penso che la nostra essenza sia una, e che, pur sviluppandosi in diverse aree cerebrali, il pensiero razionale e quello emozionale siano parte di un’unica essenza che già in antichità era chiamata anima. La nostra anima è una e al suo interno agiscono diverse pulsioni, che attraverso l’autoconsapevolezza, la sensibilità e l’empatia siamo in grado di capire, di indirizzare e di utilizzare saggiamente. Dire che le nostre azioni sono state guidate dalla rabbia, dalla frustrazione o da altre pulsioni negative è, implicitamente, ammettere la mancanza di saggezza e di etica del nostro comportamento.

sabato 5 aprile 2014

La genialità



Il genio è un per cento ispirazione, e novantanove per cento sudore.

(Thomas A. Edison)

 
La frase pronunciata da Thomas Edison spiega bene il concetto che la genialità si basa per una piccola parte sull’ispirazione e per la maggior parte su un lavoro lucido e instancabile.
Parlando di genialità, possiamo osservare che esistono diverse sfaccettature dell’intelligenza umana. Lo psicologo Howard Gardner nel suo libro Frames of mind. The theory of multiple intelligences[1] afferma che esistono distinte categorie di intelligenza: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, personale e interpersonale.
Intelligenza linguistica: abilità nella conoscenza e nell’uso del linguaggio, consente alla persona di comunicare attraverso parole e scritti;
Intelligenza musicale: abilità nella conoscenza delle note, nel tenere il ritmo, nell’analisi e nella composizione musicale; permette di creare, comunicare e comprendere i significati dei suoni;
Intelligenza logico-matematica: riguarda i numeri, le categorie e le relazioni;
Intelligenza spaziale: permette l’accurata visualizzazione mentale, la trasformazione mentale delle immagini;
Intelligenza corporeo-cinestetica: abilità nel controllo e nel coordinamento dei movimenti del corpo e nell’utilizzo degli oggetti;
Intelligenza personale: abilità di comprendere le emozioni personali e di utilizzarle in modo corretto;
Intelligenza interpersonale: capacità di empatia, di comprendere comportamenti, atteggiamenti e stati d’animo degli altri.
Successivamente Gardner ha ipotizzato l’esistenza di altre due forme di intelligenza: quella naturalistica e quella esistenziale.
Queste categorie di intelligenza esistono in un mix variabile in ogni uomo e si possono migliorare educandole con l’aiuto dell’istruzione e dell’esercitazione.
Questa impostazione, tra le altre cose, mette in discussione i tradizionali metodi di misurazione dell’intelligenza basati sui Q.I..
Diventa invece importante capire quali siano le proprie inclinazioni biologiche e psicologiche, aiutarle a manifestarsi, esercitarle, migliorarle con il confronto ed il dialogo.
Una indagine dell’Università di Cambridge[2] conferma che per diventare geni le doti innate contano per una piccola percentuale; accanto alle doti personali servono ottime scuole, ottimi insegnanti, costanza ed applicazione continue ed un briciolo di fortuna.
La genialità si manifesta quando una persona già predisposta verso una particolare categoria di intelligenza, ad es. nel campo musicale, già formata nei fondamenti e nelle tecniche da uno studio adeguatamente supportato, indirizza, con costanza e determinazione, la propria creatività a raggiungere vette di eccellenza (ad esempio nella composizione di una sinfonia).
Più aumenta la padronanza di una categoria dell’intelligenza, maggiore è la capacità e la velocità di sintesi e di schematizzazione.


1  Howard Gardner, Frames of mind. The theory of multiple intelligences, trad. it. Formae Mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Feltrinelli Collana Universale Economica, Milano, 2010
[2] Cambridge Handbook of Expertise and Expert Perfomance, pubblicata nella rivista New Scientist.

sabato 29 marzo 2014

La sintesi e l’invenzione


Il fatto che l’attività svolta in modo così imperfetto sia stata e sia tuttora per me fonte di inesauribile gioia, mi fa ritenere che l’imperfezione nell’eseguire il compito che ci siamo prefissi o ci hanno assegnato, sia più consona alla natura umana così imperfetta che non la perfezione.

 (Rita Levi Montalcini)
 

La capacità di sintesi richiede la maestria da parte di chi analizza gli aspetti di una realtà o i dati di un problema di capirli realmente in tutte le variabili, per poi sintetizzarli in un complesso unitario che conservi l’essenza dei singoli componenti. La capacità inventiva consiste, partendo da dati e componenti conosciuti, nel creare un quid novi del tutto originale e innovativo. Come arriviamo alla sintesi, come si esplica l’inventività?
Siamo giunti all’apice del processo creativo e qui ci avviciniamo all’anima, all’essenza, direi quasi alla nostra imperfetta divinità.
La capacità di progredire continuamente nel cammino della conoscenza non ci pone limiti, e di passo in passo ci avviciniamo a divenire coscienti di noi e del mondo, ad avere le chiavi per rispondere alle domande che l’uomo si pone dall’inizio del suo cammino.
Cosa siamo, quanto possiamo prolungare la vita, cosa diverremo dopo la morte, che senso ha la nostra esistenza, esistono altre intelligenze nell’Universo?
A livello internazionale l’Organization for human brain map costituitasi nel 1997 raccorda gli studi svolti a livello mondiale sulla mappatura del cervello, nel tentativo di chiarirne gli innumerevoli meccanismi ancora nascosti.
Un programma avviato di recente sta lavorando per cercare di trasferire su un data base il cervello umano e di simularne il funzionamento tramite un potentissimo computer; il progetto si chiama Blue Star ed è diretto dal professor Idan Segev dell’Università Ebraica di Gerusalemme.
Questa simulazione potrebbe fare luce su molti meccanismi che guidano i processi creativi e rivoluzionare il nostro modo di vivere.
Le ultime ricerche sulla plasticità del cervello e sulla sua capacità di rinnovarsi anche in età avanzata dimostrano che fino a quando siamo in  vita abbiamo la possibilità di rinnovarci e di cambiare, di non accettare supinamente il nostro destino ma di poterlo costruire attimo per attimo.
Il progresso dell’uomo si basa molto su visioni, che col tempo assumono sempre più carattere di scientificità, a mano a mano che se ne sviscerano tutte le possibilità, che si fa sintesi e si trasforma il frutto della fantasia in invenzioni e tecnologie applicabili alla vita di ogni giorno.
Sono così diventati realtà i robot, le astronavi, i telefoni cellulari, la comunicazione tridimensionale, e innumerevoli altre immaginazioni fantascientifiche che fino a pochi decenni fa sembravano lontane anni luce.

sabato 22 marzo 2014

Intuizione ed ispirazione



L’ispirazione nasce fulminea e se non la cogli in un istante,

 svanisce e si perde dentro te.

(Giorgio)

 
Intuizione e ispirazione sono due aspetti fondamentali della creatività, sono presenti in modo latente in tutti gli uomini: chiunque potenzialmente  è in grado di scolpire e di progettare, tuttavia talenti come quello di Michelangelo Buonarroti e di Antoni Gaudì sono rarissimi.
La creatività è una dilatazione della coscienza, che si verifica quando rimuoviamo i muri che ostacolano le nostre percezioni.
Le barriere sono un ostacolo alla percezione piena dell’esperienza: per superarle dobbiamo ripristinare la piena coscienza e riappropriarci del flusso creatore della vita.
La creatività è in ciascuno di noi, in modo diverso e unico, per risvegliarla dobbiamo solo abbandonarci al flusso della vita, a quel che vediamo, sentiamo, tocchiamo, odoriamo, gustiamo; lasciarci guidare verso un’armonia interiore che porta pace e saggezza.
L’ispirazione arriva quando siamo ricettivi, quando dentro di noi si accende improvvisa una luce, la soluzione appare chiara, dobbiamo afferrarla perché potrebbe scomparire in un attimo e allora ci affrettiamo a scriverla, a dipingerla, a scolpirla, a disegnarla, a musicarla, a manifestarla.
Scoprire nuovi orizzonti, avventurarsi in acque sconosciute; la creatività è improvvisa, impetuosa, non ammette esitazioni né ritardi, usa i nostri sensi ma va al di là di essi, li interiorizza e poi li ricrea, li assorbe e li rielabora con un procedimento che ci sfugge, che è nostro ma che non sappiamo da quale profondità arrivi.

sabato 15 marzo 2014

La progettualità

 

Progettualità significa porsi degli obiettivi, studiare un piano d’azione, mettere insieme le risorse necessarie e agire coerentemente per raggiungere il risultato programmato.
Gli obiettivi possono essere di vario genere: ad esempio lavorativi, economici, tecnici, spirituali. Possono essere limitati nel tempo ai fini della loro realizzazione, come potrebbe essere laurearsi entro una certa data, o abbracciare l’intero arco della vita, come potrebbe avvenire per una scelta definitiva, come è avvenuto per tanti scienziati, artisti, religiosi, artigiani.
Elenchiamo quali sono le fasi che contraddistinguono la progettualità:
1.    Focalizzazione del problema;
2.    Analisi dei componenti del problema;
3.    Ricerca delle variabili;
4.    Impostazione della soluzione;
5.    Assunzione di responsabilità;
6.    Messa in opera del progetto;
7.    Verifica costante dei risultati.
Avere progettualità è una delle principali molle della creatività, porsi obiettivi ben definiti è di stimolo alla ricerca di soluzioni soddisfacenti e a raggiungere i migliori risultati.
La progettualità presuppone capacità organizzative, capacità di sintesi, visione delle vie di soluzione delle problematiche, originalità, e soprattutto creatività.

sabato 8 marzo 2014

Ricerca e sperimentazione

 

Il cuore ha le sue ragioni che  la ragione non conosce.

(Blaise Pascal)

 

La ricerca scientifica per far progredire l’umanità si muove dalla conoscenza acquisita, ne mette in discussione le parti che ritiene incongruenti ed elabora nuove teorie. Sperimenta in laboratorio e sul campo la veridicità di quanto elaborato, procede per tentativi successivi affinandone i contenuti, sottopone alla comunità scientifica i risultati. Da questi risultati il cerchio riparte verso nuove teorie e nuovi traguardi in un processo continuo di avvicinamento alla verità.
Fino a pochi anni fa in campo scientifico si dava per acquisito che già nella prima adolescenza avessimo il massimo delle cellule cerebrali e che nel corso della vita queste diminuissero continuamente. Dalle ricerche più recenti è invece emerso che anche in età senile continua l’attività di produzione di nuovi neuroni, che in parte sostituiscono i circa trentamila che perdiamo ogni giorno. Parte del nostro cervello resta malleabile anche con l’avanzare dell’età, pronto a sviluppare nuove connessioni a seguito di impulsi derivanti da esperienze ed emozioni. Queste nuove mappe indicano che a qualsiasi età è possibile imparare, rinnovarsi e restare vigili e attivi.
Queste scoperte avvalorano quanto la Storia ci ha finora mostrato: non esiste un’età della creatività e dell’intelligenza, esempi come quelli di Leonardo da Vinci, Giuseppe Verdi, Claude Monet, Sandro Pertini, Luigi Einaudi, Salvador Dalì, Pablo Neruda,  per citarne solo alcuni ne sono una conferma inequivocabile.
Ciò che distingue l’immobilismo dalla vivacità intellettuale non è l’età ma la vitalità, la capacità di mantenere viva la curiosità e la voglia di sperimentare e di ricercare nuove strade e nuove avventure, il desiderio di mettersi ancora in gioco e di confrontare i nostri talenti con quelli degli altri.
Oggi potenti strumenti meccanici ed informatici aiutano la ricerca analizzando ed elaborando i dati del problema ma la soluzione scaturisce comunque dalla creatività che nasce dalla nostra sensibilità ed intuizione.

sabato 1 marzo 2014

Fantasia ed immaginazione


 
             Ho cercato di insegnare agli altri a vedere l’arcobaleno di profilo.

(Bruno Munari)

 
La fantasia mescola il reale con l’immaginario in un gioco liberatorio ed è il volano della creatività. Un mondo senza fantasia, e senza quella dei bambini in particolare, sarebbe un luogo oscuro e noioso, tutto dedito al calcolo e all’interesse. Bruno Munari (1907-19989), pittore, designer, scrittore, in tutta la sua opera evidenzia l’importanza di vedere la realtà da più punti di vista, da diverse angolazioni, di sapersi mettere in gioco, di aprire i propri orizzonti a prospettive diverse.
Possiamo anche chiederci se esiste differenza tra fantasia e immaginazione. Antoni Gaudì (l’architetto di Dio) (1852-1926) diceva di sé: io ho immaginazione, non fantasia.
Immaginazione significa vedere in profondità l’immagine, penetrare la realtà e progettare con la mente.
Fantasia è prescindere dalla realtà, è libertà totale di pensiero, è creare visioni fuori dal tempo e dallo spazio.
La decisione di trasformare in realtà una fantasia o un’immaginazione deriva da un desiderio interiore, quasi da una spinta che ci viene dal profondo, di tradurre quella visione in realtà.

sabato 15 febbraio 2014

Creatività e memoria


La memoria

 

 

Il lavoro creativo è sospeso tra la memoria e l’oblio.

(Jorges Luis Borges)

 

 

La memoria rappresenta la radice dell’albero della nostra vita, sospesa tra oblii e nitide immagini. Radice in continuo mutamento in cui scorre la linfa della vita e della conoscenza. Radice colma di gioie, di dolori, di colpe, di rimorsi. Radice che guida e condiziona le nostre scelte, senza che a volte nemmeno ce ne rendiamo conto. Radice che cerchiamo di capire e che a tratti si svela nelle parole e nei sogni. Radice che interagisce con la nostra spiritualità e la nostra creatività come il volo imprevedibile di una farfalla.
La memoria si muove in un intrecciarsi di esperienze e di ricordi, in cui il passato e il presente si fondono, e le esperienze e i traumi di ieri interagiscono con le scelte di oggi.
Gli studi neurologici hanno evidenziato che esistono due tipi di memoria: quella dichiarativa, costituita da tutti i sistemi mnemonici coscienti che subiscono alterazioni in caso di danni all’ippocampo; quella non dichiarativa costituita dai sistemi mnemonici inconsci come l’imparare a camminare o il guidare l’autovettura.
Ciò che a noi più interessa, parlando della relazione tra memoria e creatività, è capire quali atteggiamenti e abitudini aiutano a stabilire una connessione positiva tra le due. Tra le negatività della moderna società globalizzata c’è il continuo e ininterrotto susseguirsi di compromessi, di notizie, di spostamenti, di stress da lavoro, che alla fine svuotano di significato ogni esperienza e la fanno scivolare via, subito sostituita da altri dati, immagini, compiti. Questo è il male del XXI secolo, che tutto scivola via e nulla lascia tracce profonde, in una spersonalizzazione e in una omologazione sempre più marcate.
Dovremmo riappropriarci del qui e dell’adesso, dare importanza e attenzione a quel che accade nel presente, vigili e dinamici, aperti alla discussione e non arroccati in convinzioni sedimentate e cristallizzate.
Vivere il presente con lucidità e consapevolezza significa essere liberi dentro, concentrare l’attenzione su quanto ci circonda, in particolare sulla natura e sulle persone. Ascoltare e parlare a chi incontriamo per la via con empatia, che significa sentire dentro l’altro le emozioni, la gioia, il dolore. Ascoltare anche i suoni della natura e lasciare che ci portino dentro la voce delle stagioni, del vento, della pioggia, degli alberi e degli animali.
La creatività, come la memoria, sfugge a classificazioni puramente razionali e meccanicistiche ed abbraccia pensieri, formule, intuizioni che, come un buon vino, maturano e fermentano dentro le nostre botti fino ad uscirne trasformate in un nettare totalmente diverso e originale dal mosto che vi avevamo riposto.  
Noi possiamo far si che tutto il procedimento sia fatto con cura, seguendo un indirizzo preciso, fatto di studio, di memoria, di intelligenza. Dopo dobbiamo pazientare e attendere che le idee dentro di noi fermentino e diano frutto.

sabato 8 febbraio 2014

Creatività e studio


Creatività e studio

 

 

Si come il mangiar sanza voglia fia dannosa alla salute,
così lo studio sanza desiderio guasta la memoria
e non ritien cosa ch’ella pigli.[1]
 

 

La sete di conoscenza è sempre stata la molla che ha spinto l’umanità sulla via del progresso. L’uomo si è evoluto partendo da un cervello rettiliano, utile per compiere le semplici funzioni vitali quali mangiare e respirare. Lentamente si è sviluppata un'altra parte di cervello, detto paleomammifero, simile a quello dei gatti, in grado di lottare, nutrirsi, fuggire e riprodursi. Infine, in epoca recente, il cervello umano si è arricchito di un sottile strato di gelatina, denominato corteccia, che possiede una capacità crescente di imparare e di comprendere attraverso la ricerca e il ragionamento simbolico.
La via maestra della conoscenza è quella dell’esperienza e dello studio.
Potremmo schematizzare l’attività di studio in tre tipologie: meccanico o mnemonico, assimilativo o concettuale e creativo.
La prima tipologia richiede un basso livello di partecipazione e si riduce a un semplice apprendimento meccanico di nozioni non inserite in un quadro complessivo.
La seconda consiste in un’attività di comprensione di concetti, regole, utilità; contribuisce ad arricchire il proprio bagaglio culturale, verbale, tecnico, artistico, musicale.
Lo studio creativo presuppone una rielaborazione personale dei contenuti oggetto dell’attenzione, con formulazione di giudizi e critiche, con la partecipazione emotiva, con il desiderio di accrescere la propria creatività.
Questa distinzione tra lo studio mnemonico, concettuale e creativo ci fa capire l’importanza dell’approccio personale e delle motivazioni che devono guidare la nostra curiosità.
Compito di ciascuno di noi, e in particolare di chi ha responsabilità educative, è capire e spiegare l’utilità di uno studio che non sia fine a se stesso, ma che sia la base per una conoscenza profonda di noi stessi e del mondo che ci circonda, in modo da favorire la ricerca e l’affermazione del proprio io creativo.
Per arricchirsi e ampliare gli orizzonti è fondamentale il confronto, inteso come comparazione di più fonti e come apertura a tutte le discipline. Solo ricercando una formazione libera e multiforme si può spaziare aprendo la mente a nuove idee.
Studiare non è solo leggere un libro, ma è un atteggiamento più vasto di attenzione alle esperienze, interrogandosi sul perché di certe scelte e riflettendo sulla dinamica degli avvenimenti.
Entra a questo punto in gioco l’attenzione, che ha un ruolo importante nella capacità di apprendimento.
Vediamo quali consigli si possono dare per mantenerla alta e costante:
·       Fare il vuoto di pensieri dentro sé e concentrare tutta l’attenzione sull’oggetto di studio.
·       Allontanare voci, rumori, cellulari, ed ogni oggetto di possibili interruzioni e disturbi.
·       Aiutarsi con esercizi preparatori respiratori e fisici, che agevolino la concentrazione e  la  postura.
·       Fare chiarezza sulle finalità dello studio che intraprendiamo, sul percorso da seguire e sui risultati che ci attendiamo di conseguire.
·       Durante l’attività di studio, leggere tutto attentamente, ma anche sottolineare ciò che ci sembra fondamentale.
·       Interrompere ogni dieci-quindici minuti per rielaborare mentalmente le informazioni.
·       Avere degli interlocutori interessati con cui confrontarsi, evitando di isolarsi.
In conclusione la creatività presuppone una mente libera da dogmatismi e preconcetti, in continua evoluzione, dedita allo studio e alla ricerca, pronta a mettere in discussione le proprie opinioni, confrontandole e rielaborandole.


[1] Leonardo da Vinci, Codice Atlantico, 1492/1516.