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giovedì 20 ottobre 2016

La letteratura


                                                                      La letteratura

 Se vogliamo conoscere il senso dell’esistenza, dobbiamo aprire un libro: là in fondo, 
nell’angolo più oscuro del capitolo, c’è una frase scritta apposta per noi. 
(Pietro Citati) 

Il poeta, lo scrittore e il lettore attraverso la letteratura intraprendono un viaggio, di cui non conoscono la meta, verso universi paralleli, epoche lontane, futuri solo immaginabili, visioni costruite con la magia delle parole e delle rime. Chi scrive è spinto dal desiderio di rendere eterno quel che ha dentro, di lasciare una traccia indelebile del suo passaggio e di raccontare una storia che nasce dalle sue parole, dalla sua immaginazione e dalla sua capacità di raccontare o inventare personaggi, fatti, luoghi, storie, miti, leggende, tradizioni popolari. Nella poesia l’uomo mette la musica dentro le parole, le fa danzare per chi le leggerà, trasmette emozioni universali, inventa parole e similitudini, dona magia e giocosità al raccontare. Vi invito a riflettere su quale sarebbe stato il destino dell’uomo senza la letteratura. Come sarebbe stato possibile trasmettere la storia e la memoria della propria cultura alle generazioni future e conoscere e comprendere storia, cultura e tradizioni di altri popoli. Mi piace pensare alla letteratura come a una creatura dormiente, che si risveglia ogni volta che un lettore prende in mano un libro e che si adatta all’intelligenza e alla sensibilità di chi legge, stimolandone comprensione, memoria, immaginazione ed elaborazione, in maniera unica e originale. Ma la letteratura è soprattutto elaborazione originale e si arricchisce di giorno in giorno di nuove opere, che regalano agli autori e ai lettori momenti di riflessione, di arricchimento e di svago. Attraverso la letteratura, l’uomo capisce che molti dei dubbi, delle passioni, delle emozioni che lo pervadono sono universali e le soluzioni date da altri a problemi simili lo aiutano a comprendere e a decidere con maggiore cognizione. Anche i libri, come i loro autori, sono stati spesso messi al bando e bruciati dai tiranni perché si perdesse ogni traccia delle dottrine e delle idee che divulgavano. Quando leggiamo un classico dell’antichità, non dovremmo dimenticare quanti sacrifici sono stati fatti dai nostri antenati per farli giungere a noi e quali barbarie e oltranzismi hanno attraversato nel corso dei secoli. Chi ha la fortuna di avere bambini o nipotini in età scolare, attraverso la lettura condivisa, ha l’opportunità di ritrovare lo stato d’animo giusto per rituffarsi in viaggi e personaggi fantastici. Chi non ricorda personaggi come il Pinocchio di Collodi, il Sandokan e lo Yanez di Salgari, il cane da slitta Buck di Jack London , il Tom Sawyer di Mark Twain o l’Oliver Twist di Charles Dickens. Rileggendoli si potrà tornare nel ventre di una balena, nel Borneo e nella Malesia dei pirati, nel freddo della tundra artica, nel lussureggiante Mississippi o nella Londra di inizio 1800. Ma ciò che maggiormente si riuscirà a recuperare sono la curiosità e l’immaginazione dell’infanzia, componenti insostituibili della creatività di ogni uomo. Anche l’adulto, attraverso personaggi come Achille, Ettore e Ulisse di Omero, Enea di Virgilio, il folletto Puck di Shakespeare, Renzo e Lucia di Manzoni, può vivere l’avventura di un viaggio nel tempo e nell’immaginazione, ritrovandosi davanti alle Mura di Troia, nella nave sballottata dalle tempeste di Odisseo, nella fuga verso l’Italia dei superstiti della città di Troia, nei boschi mitologici dell’Antica Atene, nella Lombardia del 1600 dominata dagli spagnoli e infestata dalla peste. Attraverso pagine di inimitabile bellezza sarà facile, per chi le legge con mente libera e spirito ricettivo, attingere a piene mani emozioni, spunti, fantasie ed alimentare la propria creatività. Concludendo vi chiedo chi di voi non si è emozionato leggendo i versi di almeno uno di questi poeti: Saffo, Catullo, Dante Alighieri, Shakespeare, Goethe, Tagore, Pasternak, Lorca, Prevert, Neruda, chi non ne ha dedicato una all’amata accompagnando l’innamoramento, la passione, il distacco e il ricordo con i versi più consonanti? Quali sospiri e quali pene d’amore sono stati alimentati e consolati dai versi immortali. Chi più del poeta conosce e dà voce ai sentimenti che turbano l’animo umano, e chi può farli rinascere e rivivere se non le emozioni che la lettura provoca in chi se ne lascia pervadere.

martedì 18 ottobre 2016


 Capitolo sesto

                                                                      La creatività artistica 

L’arte non fornisce un doppio della conoscenza, come qualcosa in più rispetto ad essa; 
                                      ma è radicata nel conoscere. (Emilio Garroni)[ 16]

Partendo da questo assunto possiamo affermare che creatività e conoscenza, non solo non sono in antitesi, ma che la creatività trova le sue radici e la sua linfa nell’esperienza e nella conoscenza. Non ha quindi senso pensare che la creatività artistica sgorghi da misteriosi anfratti a noi estranei, essa è invece frutto inaspettato delle nostre conoscenze ed esperienze che assumono caratteri di originalità e di piacere estetico e simbolico. Il pensiero analogico, che aiuta a scoprire similitudini nascoste tra elementi che apparentemente sono diversi, è fondamentale nell’approccio creativo. La creatività si manifesta molto spesso come un pensiero laterale, che sgorga all’improvviso dal nostro io profondo e che dobbiamo afferrare al volo per non perderla, perché non ritorni a nascondersi alla nostra coscienza. Essa però non viene da chissà quali vette a noi estranee, ma arriva dalla rielaborazione interiore delle nostre esperienze e conoscenze. La creatività artistica ha il potere di affascinare e di aprire nuove strade ai nostri orizzonti sensoriali e culturali: pensiamo alle sensazioni e alle emozioni che suscita una sinfonia di Beethoven o una commedia di Shakespeare. Charles Darwin nel suo trattato L’origine dell’uomo ha affermato che la differenza tra intelligenza umana e intelligenza delle altre specie animali è di grado e non di tipo. Gli studiosi hanno condiviso a lungo questo punto di vista, avvalorato dal fatto che condividiamo circa il 98 per cento dei geni con gli scimpanzé. Affermare che l’origine della creatività umana possa ridursi a un semplice processo evolutivo, può voler dire semplificare la ricerca di spiegazioni sulla genesi del linguaggio, del ragionamento, del calcolo e dell’arte. 
Se approfondiamo lo studio delle differenze tra la mente umana e quella degli altri animali, in realtà, troviamo delle differenze sostanziali che esaminiamo brevemente: 
• L’abilità di combinare in sequenze praticamente infinite parole, note, colori, numeri dando origine a nuove elaborazioni letterarie, musicali, emotive, artistiche, logiche e matematiche; 
• La capacità di convertire le esperienze sensoriali in simbolismo mentale; 
• La capacità di ragionamento astratto che va oltre le esperienze sensoriali ed elabora teorie religiose, filosofiche, matematiche, politiche, legislative, economiche, per citarne solo alcune. 
Ripercorriamo ora insieme alcune delle principali tappe degli esordi della creatività legata alla scrittura, e alla raffigurazione scultorea e pittorica: Quasi un milione di anni fa nell’era paleolitica inizia a prendere forma e a manifestarsi l’intelligenza umana. I primi fossili della specie homo sapiens sono stati rinvenuti in Etiopia, nelle vallate dei fiumi Omo e Awash, in siti risalenti a circa 200 mila anni fa. Dall’analisi dei reperti trovati in questi siti emerge la capacità di utilizzare la pietra, i gusci dei molluschi, le ossa e le parti più resistenti degli animali per costruire armi da taglio e da getto, utensili, ornamenti e monili. Gli attrezzi litici rinvenuti a Kibish, nella bassa valle del fiume Omo, testimoniano la capacità dell’uomo preistorico di lavorare, con grande maestria, una vasta gamma di rocce. Recentissime scoperte archeologiche hanno portato alla luce, in un sito del Sud Africa, le prime testimonianze, risalenti a 100 mila anni fa, di dipinti realizzati utilizzando l’ossido di ferro trasformato attraverso una lavorazione artigianale in polvere rosso ocra. Precedentemente si datavano a 45000-50000 anni le prime testimonianze dell’ingegno umano: rudimentali strumenti musicali realizzati con ossa di animali, pitture rupestri che ritraggono scene di vita quotidiana e la raffigurazione della cattura del fuoco indispensabile per cuocere i cibi e per riscaldarsi. Il sito della grotta di Lescaux, databile intorno a 15000-20000 anni fa, situato in Francia con il suo grandioso complesso di circa 600 dipinti, fornisce la prova di nuove, importanti abilità. Gli artisti non solo mescolavano i pigmenti per ottenere i colori, ma trattavano anche i pigmenti con procedimenti sofisticati che hanno permesso ai dipinti di resistere tanto tempo. Mentre le più antiche scritture risalgono a circa 5000 anni fa, l'arte rupestre fornisce una ineccepibile testimonianza del modo di vivere dell'uomo prima che comparisse la scrittura. Oltre 20 milioni di immagini preistoriche, dipinte o incise sulle rocce, all'aperto o nelle grotte dei cinque continenti, testimoniano le creazioni dell'uomo e della sua immaginazione. Dobbiamo giungere a circa 11000 anni fa per trovare i primi rudimentali strumenti di contabilità, sotto forma di gettoni colorati ed incisi, rinvenuti in vari siti dell’Asia occidentale, che venivano usati per registrare diversi tipi di transazioni commerciali, inventariare le merci e tenere conto degli acquisti e delle vendite. Questo sistema è stato utilizzato fino agli inizi del terzo millennio a.C., quando, per la crescente mole dei commerci, i gettoni furono sostituiti da ideogrammi, giungendo, in breve tempo, all’uso della scrittura. Questo metodo innovativo rendeva possibile

domenica 16 ottobre 2016

L'amore


                                                                      L’amore 

L’amore è una flebile fiammella che va tenuta viva con empatia, passione, 
dedizione, costanza, dono di sé; è gettare un ponte verso l’amato 
per unire due cuori in uno solo. (Giorgio)

 In tutti i sentimenti umani vi è una componente di irrazionalità e scelgo di parlarne nella parte dedicata all’amore perché in nessun altro sentimento è così importante. L’amore è il più profondo sentimento di cui sia capace l’animo umano, tanto forte da desiderare di annullarsi per rinascere insieme all’altro in un’unica fusione. Per amare dobbiamo aprire le porte del cuore alle tempeste dei sentimenti, dobbiamo essere capaci di empatia, intesa come capacità di proiettarci al di fuori di noi verso gli altri con ricettività sensoriali e intellettive. Aprirci alla vita significa essere aperti alle emozioni, guardare noi stessi e gli altri nel profondo, non farci condizionare dal dolore che abbiamo provato per la fine di amori passati, capire gli altri al di là delle parole da quanto esprimono con i gesti, gli sguardi, la voce. Se guardiamo allo sbocciare di nuovi amori, ci balza agli occhi che il maggior numero nasce tra i giovani e tra gli adulti che svolgono attività creative, perché in loro la capacità di emozionarsi e la voglia di comunicare e di innamorarsi superano timori e ritrosie mentali. Nel mezzo troviamo le persone che vivono in superficie, che non trovano in loro e negli altri stimoli tali da spingerli ad aprirsi e a fidarsi, che barcollano tra sonno e veglia, che si accontentano del tranquillo scorrere del tempo e dei sentimenti, capaci di empatia ma un po’ sonnacchiose. Invece per chi non sviluppa le capacità empatiche diventa difficile proiettarsi al di fuori di sé e capire la sensibilità e le sofferenze altrui. Si diventa così egocentrici e l’unico punto di riferimento delle azioni che si compiono è il soddisfacimento dei propri fini, senza valutare le conseguenze che si producono nei sentimenti altrui. Per questi anche l’amore è un modo per soddisfare il proprio ego, in particolare la propria sessualità e non ha importanza se per farlo generano sofferenza e devastazione emotiva. L’innamoramento è alchimia di odori, tatto, vista. È un accendersi di un misto tra curiosità, desiderio e stupore; è l’immaginazione di quello che potrebbe essere; è lo stupore di entrare in contatto, di sentirsi attratti e vicini; è il battere forte del cuore e sentirsi in subbuglio dentro. Molto dell’innamoramento è irrazionale, primitivo, al di fuori del nostro controllo e questo ci turba e ci dà quel tipico senso di sdoppiamento tra razionalità e istintività. Riferendosi a queste reazioni organiche ed emotive, che spesso confliggono con la razionalità decisionale, si potrebbe parlare di chimica dell’amore. Ma ridurre tutto a un fatto puramente chimico è dare dell’amore una interpretazione riduttiva e fuorviante. Così facendo si trascura la parte spirituale che lo completa e gli dona umanità, fiducia e complicità. L’amore maturo, consolidato nel tempo, per vivere si nutre di attenzioni, del saper restare nell’altro, ascoltarlo, capirlo, ma soprattutto continuare ad emozionarlo e sorprenderlo. Possiamo affermare che l’amore è una forma di creatività? La risposta è si perché nell’amore sono presenti tante componenti della creatività miscelate ogni volta in modo unico ed originale: la fantasia, la sperimentazione, la ricerca, l’uso dei cinque sensi, l’empatia. Vale però anche l’assioma opposto che la creatività positiva è una forma d’amore. Due dei motti dell’antichità più ricchi di saggezza sono conosci te stesso e ama il prossimo tuo come te stesso. Le basi per amare il nostro prossimo sono la profonda conoscenza e il rispetto per noi stessi e la capacità di empatia che, come abbiamo visto, si nutrono a vicenda in uno scambio continuo di esperienze ed emozioni. Come per tutti i sentimenti umani non dobbiamo però dimenticare che esiste anche l’opposto dell’amore. Stiamo parlando dell’odio, che è desiderio di male e di sventure per l’oggetto della nostra avversione e che è stato causa di tante violenze e soprusi nella storia dell’umanità.

sabato 15 ottobre 2016

L'amicizia


                                                                           L’amicizia


 Plasmare un’amicizia con spontaneità, purezza d’animo, gioia e rispetto reciproco è come realizzare un’opera d’arte. Quanto più questa è vera, limpida e sentita tanto più la sua luce risplenderà nel tempo, donando emozioni a chi la vive. L’amicizia è aprirsi all’altro, fidarsi, rivelare il nostro cuore, essere disposti ad aiutare e farsi aiutare. Creare un’amicizia è, nel senso più nobile, gettare un ponte tra due anime fatto di spiritualità, di condivisione, di rispetto e di simpatia. La creatività è il desiderio di ricercare, di prendere coscienza e di esprimere la nostra unicità e la nostra capacità di esplorazione e scoperta in campo personale, sociale, artistico e scientifico. L’amicizia è una forma di creatività interpersonale in quanto parte dal desiderio di due persone di aprirsi per conoscersi meglio, di condividere emozioni e ragionamenti, di aiutarsi a realizzare ciascuno la propria unicità. È come se due fiammelle si unissero per illuminare meglio il cammino e, restando due, si aiutassero reciprocamente a vedere meglio e a superare gli ostacoli lungo la via. Come tutti i sentimenti umani, l’amicizia si nutre di piccole e grandi attenzioni e di rispetto, cresce se siamo disponibili a condividere gioie e dolori e ad ascoltare senza giudicare; al contrario secca e si inaridisce se ci si chiude in sé stessi e non si vuole più ascoltare e condividere. Non dobbiamo aspettarci né chiedere niente all’amico: denaro, favori e potere trasformano l’amicizia in interesse e la rendono un involucro vuoto. Non dobbiamo approvare il comportamento dell’amico quando lo riteniamo sbagliato, ma sicuramente rispettarlo e dire come la pensiamo in tutta sincerità se ci viene richiesto. L’amicizia, come tutti i sentimenti, può nascere in qualsiasi momento e in qualsiasi situazione anche in quelle più degradanti e umilianti: guerre, campi di concentramento, prigioni, e ovunque nasca porta conforto, comprensione e empatia. Negarsi ai sentimenti rinchiudendosi in sé stessi è privarsi di una delle gioie della vita. La paura di essere traditi e di soffrire non dovrebbe mai avere il sopravvento impedendoci di respirare a pieni polmoni l’ossigeno che rigenera e dà vigore ai nostri sentimenti. Anche se dovessimo essere traditi, questo non deve scoraggiarci né farci sentire vinti perché la sconfitta è solo di chi rinnega l’amicizia, tradendo se stesso e la sua dignità di essere umano. Tutti i rapporti e i comportamenti umani sono sottoposti alle tempeste della vita e per durare hanno bisogno di solide radici che, in primo luogo, sono le nostre convinzioni, la nostra perseveranza, la nostra fede. Siamo noi che abbiamo tra le mani il timone e sta a noi scegliere dove dirigerci se nelle secche di una vita senza emozioni o nelle acque tempestose della creatività e dei sentimenti. Ricordiamo quanti uomini hanno dato sé stessi per non rinnegare la verità; quanti testimoni di una verità più forte anche dell’oppressione e della tortura; quanti amici si sono dati conforto e coraggio nei momenti di difficoltà e quanta gioia sgorga da noi quando beviamo alla fonte dell’amicizia. Quali gioie dunque ci regala l’amicizia? Non tentiamo nemmeno di metterle in ordine di importanza, semplicemente elenchiamole come ci vengono in mente: la condivisione di pensieri e stati d’animo, che ci aiuta a capire meglio noi stessi; la spontaneità, che ci aiuta a non indossare maschere ma a mostrarci per come siamo; l’altruismo, che ci aiuta a dividere con l’amico quanto possediamo e smussa il desiderio di accumulare soldi e potere in modo spasmodico; la fiducia, che ci aiuta a non essere sempre diffidenti e cupi; la socializzazione, che è tanto più compiuta quanto più l’amicizia non è esclusiva, ma aperta agli altri e pronta a espandersi e a diventare molteplice e universale. Diventa così un primo nucleo di una socializzazione che, al di là della famiglia, porta a creare legami leali e sinceri tra esseri umani e a superare diffidenze e ostilità. Un amico vero non pretende legami esclusivi, chiede discrezione e anela a dare e ricevere affetto da condividere con altri con animo aperto. Il chiudere l’amico in una gabbia dorata è segno di egoismo e denota paure interiori che è necessario vincere per far crescere in noi il desiderio di comunità e di universalità. Comunità e universalità sono il germe che l’uomo, col suo amore, contribuisce a far germogliare in una crescita solidale e pacifica che lo fanno sentire parte di un tutto indivisibile.

venerdì 14 ottobre 2016

Creatività e spiritualità

                                
                                                                Creatività e spiritualità 


  Possa il suo ricordo essere una benedizione. (Formula ebraica recitata durante le cerimonie funebri) 


Se volessimo racchiudere l’essenza dell’uomo in una parola avremmo una vasta scelta di alternative, ma spiritualità è quella che più di ogni altra si avvicina alla sua capacità, unica nelle creature della Terra, di ragionamento, di elaborazione logica e di creazione artistica. Ciò che in ogni uomo divide e lacera è cosa fare della spiritualità, se mettere il proprio spirito al servizio degli altri o se mettere se stesso come centro del mondo e usare gli altri per raggiungere i propri traguardi. Scriveva Raimon Panikkar (1918 –2010) che “chi non rinuncia a se stesso non sarà mai se stesso”. Chi non si guarda intorno e non si guarda dentro, non solo non vede le sofferenze che lo circondano, ma è anche incapace di aprire il suo cuore all’amicizia e all’amore e vive in uno stato di continua frustrazione e sete di potere, mai contento di quel che ha, sempre alla ricerca di qualcosa di più che appaghi il suo orgoglio. Quando lo spirito alla fine della vita sta per lasciare il corpo, ciò che dona pace è il ricordo di noi che lasciamo agli altri, delle nostre azioni, delle nostre creazioni, della pace e dell’amore che abbiamo portato nel mondo. Le ricchezze e il potere invece generano collera e impotenza, perché ci accorgiamo che non possiamo portarle con noi ed averle accumulate non è servito a nulla, specie se estorte con inganni, guerre od ingiustizie. Scrive Sherwin B. Nuland nel suo libro How we die: “la più grande dignità che si possa scorgere nella morte è la dignità della vita che l’ha preceduta …. La speranza nasce dal significato che la nostra vita ha avuto.” Affiancare creatività e spiritualità è affondare nell’essenza dell’uomo, così fragile eppure capace di elevarsi a vette sublimi nell’amore, nell’amicizia, nella musica, nella letteratura, nell’architettura, nella scultura e pittura, nella conoscenza del corpo umano e dell’universo circostante. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che la spiritualità dell’uomo è capace anche di concepire il male, e che in questo caso la creatività viene usata per distruggere ed uccidere come dimostra la storia dell’umanità che, anche in tempi recenti, ha visto immolare in guerre e conflitti centinaia di milioni di uomini; guerre e conflitti che hanno portato devastazioni e rovine e distrutto tante opere dell’ingegno umano. Una violenza, mascherata, di volta in volta, con la differenza di razza, di colore, di nazionalità, che acceca ogni umanità. Al pari delle guerre, lo sfruttamento incontrollato del terzo mondo, delle risorse naturali e delle fasce più deboli della popolazione creano fratture sociali e disastri ambientali evidenti, si pensi ai fenomeni dell’emigrazione di massa, dei mutamenti climatici e del buco nell’ozono, alla povertà che circonda anche chi vive nelle nazioni industrializzate. Recenti episodi come la bolla immobiliare americana e la crisi dei prodotti subprime dimostrano che, senza un’etica di servizio garantita da controlli indipendenti, il mercato da solo non garantisce obiettività ed onestà. Dopo questa digressione, è giunto il momento di chiederci se dopo la morte del corpo la vita continua. Non ho la presunzione di fornire certezze, posso dire che la scienza che studia la psichical research è stata ammessa a far parte dell’American Academy of Science, e che gli studi di parapsicologia testimoniano che la morte del corpo è un nuovo inizio per lo spirito e che in certe circostanze è possibile avere dei contatti con spiriti di persone defunte. Non abbiamo prove scientifiche inconfutabili di questo e quindi ognuno dentro di sé riflette a questo grande mistero e la comunità scientifica si divide. Questa domanda rimane in ciascuno di noi e ci riempie di dubbi, a cui ognuno fornisce le risposte che ritiene più giuste, sia che siano risposte di fede in una religione o di riflessione personale, ciò che è importante è che queste risposte siano date con onestà intellettuale e con purezza di cuore.

giovedì 13 ottobre 2016

Creatività e famiglia

                                                                    Creatività e famiglia

                                                 Familia bona, donu de su Chelu. (Proverbio sardo)

Mi piace pensare alla creatività come a una fiammella che arde in noi e che dobbiamo custodire e alimentare con attenzione, costanza, determinazione, proteggendola non solo dai venti e dalle tempeste della vita ma anche dal torpore, dalla noia e dall’indifferenza. La famiglia, come culla e centro della cura e dell’educazione dei figli, ha un’importanza fondamentale nella consapevolezza e nello sviluppo della creatività delle giovani generazioni. Il compito di genitore è tra i più difficili che l’uomo è chiamato ad affrontare e presuppone oltre all’affetto e all’amore, attenzione e rispetto per le doti naturali dei figli. Spesso la tentazione che l’amore porta è quella della possessività, del creare una nicchia al riparo dalle tempeste della vita, e qui rinchiudere i figli trascurando di osservare e incoraggiare le inclinazioni, i doni naturali e le potenzialità che invece ogni padre e madre dovrebbe intravedere, stimolare e incoraggiare. Il proverbio sardo, citato in apertura, afferma che la famiglia buona è un dono ricevuto dal Cielo, e la bontà della famiglia dipende, oltre che dall’amore che vi regna, anche dall’educazione impartita dai genitori, che è tanto più efficace quanto più asseconda ed incoraggia la consapevolezza dell’unicità di ogni persona, la ricerca ed il rafforzamento della creatività, lo spirito di armonia e di empatia che deve regnare al suo interno. Un atteggiamento rigido e troppo serioso non incoraggia la creatività, in quanto ingabbia la capacità di esprimersi dei figli; invece un atteggiamento sì rigoroso, ma anche giocoso, rende l’educazione meno noiosa e bacchettona ed incoraggia i figli al confronto e all’ironia, pur nel rispetto dei ruoli. Il pericolo per il genitore è di perdere la parte infantile e di non essere più in grado di capire quella dei propri figli. Se si perde l’immaginazione, il cuore, il gioco, il divertimento ci si chiude in un involucro plumbeo in cui danno fastidio le risate, gli scherzi, i giochi e perfino le domande dei bambini. Il bambino nel gioco cresce in intelligenza e in socialità. Alcuni giochi, come ad esempio gli scacchi, aumentano la creatività e la capacità di analisi, insegnando a scegliere tra un’infinità di possibilità e così aiutano il cervello ad essere più flessibile nel risolvere i problemi. I bambini utilizzano l’immaginazione fantastica per esplorare nuovi percorsi mentali, in cui interagiscono realtà e fantasia e in questo modo creano mondi alternativi. Leggendo ai nostri figli libri come Pinocchio, Biancaneve e i sette nani, L’Odissea, stabiliamo con loro un contatto profondo fatto di immaginazione, affinità e complicità che ci fa sentire artefici di un mondo incantato e pur così reale e insieme arriviamo in un altro spazio che, inaspettato, si apre solo per noi. Fantasticare per loro significa creare vie alternative alla conoscenza empirica che hanno del mondo. In questo il bambino somiglia allo scienziato, all’artista e, più in generale, all’adulto impegnato in attività creative, che, partendo da schemi collaudati, li rielaborano in modo originale aprendo nuovi orizzonti culturali, scientifici o artistici. All’interno della famiglia i figli compiono un percorso di maturazione, che sarà di basilare importanza per la formazione della personalità e per la presa di coscienza della propria unicità. Se questo percorso sarà seguito e incoraggiato, la società potrà contare su cittadini aperti al cambiamento, collaborativi e capaci di affrontare le sfide del proprio tempo. Se invece la famiglia fosse lo specchio di una società ingiusta nella distribuzione delle ricchezze, sommersa di debiti, avara nell’offerta di opportunità di lavoro, in particolare di lavoro creativo, con poche risorse disponibili per migliorare i servizi, per la scuola e per la ricerca, inevitabilmente anche le giovani generazioni non troverebbero in essa, come anche nella società, quegli stimoli culturali ed affettivi che li guidino verso l’autostima e la consapevolezza delle proprie potenzialità. Approfondendo il modello di organizzazione familiare nelle diverse civiltà, possiamo notare differenze marcate anche negli stessi periodi storici come ad es. tra Atene e Sparta, Roma e Cartagine, e in epoca recente Unione Sovietica e Stati Uniti d’America, ma ciò che traspare con evidenza è che la creatività è maggiore dove esiste un’organizzazione familiare e sociale democratica e un’educazione umanistica delle giovani generazioni. Se osserviamo quanto avviene nella società globalizzata ed ipertecnologica del XXI secolo, notiamo che tecnologia e facilità di contatti interpersonali si intersecano e interagiscono con l’educazione familiare. In questa situazione è fondamentale che i genitori offrano ai figli spazi di indipendenza, di autonomia e di esplorazione della realtà circostante. Succede che l’affievolirsi dei legami infantili sia accompagnato dal timore di perdere il figlio, e che, di conseguenza, si inneschi una serie di comportamenti ricattatori che tarpano le ali alla sete di conoscenza e di autorealizzazione, creando tensioni, litigi e nei casi più gravi esaurimenti nervosi o rotture traumatiche.

mercoledì 12 ottobre 2016

La creatività emotiva


Capitolo quinto

                                                               La creatività emotiva 

La creatività emotiva è l’attitudine ad aprirsi agli altri, saper ascoltare e voler bene, la capacità di creare e mantenere rapporti leali e sinceri in società, in famiglia, negli affetti. Nel corso dei secoli gli esseri umani, in particolare gli uomini più che le donne, hanno sempre avuto difficoltà a mostrare pienamente il proprio io , a togliere quella maschera che fin dall’adolescenza molti imparano ad indossare per difendere la propria tranquillità non esponendola troppo al vento dei sentimenti e delle passioni. È come se ci spogliassimo dei sentimenti e li rinchiudessimo in un armadio, mostrando e vivendo con un’indifferenza che raggela i cuori di chi viene a contatto con questi comportamenti. Un bambino esprime appieno le proprie emozioni, ma lentamente nel diventare adulto può succedere che apprenda a negarle o a nasconderle dietro la maschera che ha indossato. Così facendo si condanna alla solitudine emotiva e non permette agli altri di conoscere il proprio io, di vedere l’unicità che è in lui e di godere delle emozioni profonde che nega a se stesso e agli altri che lo avvicinano. Si diventa così un guscio vuoto, inespressivo, insensibile, pallida ombra che scivola nel buio della nullità sentimentale. Quale uomo nel corso della vita non ha subito dolori in famiglia, pene d’amore, delusioni dagli amici, tradimenti negli affetti e non ha sentito forte la tentazione di rinchiudersi in se stesso e di allontanare da sé il mondo dei sentimenti. In quei momenti è importante resistere, non abbandonarsi, per assopire il dolore, alla droga o all’alcool, sentire con attenzione il dolore che ci attanaglia, continuare a camminare nel deserto, procedere nel tunnel buio verso la luce, per poi sorprendersi quando i venti della vita e dei sentimenti ricominceranno a soffiare forti e a far rivivere i nostri cuori. Un cuore in inverno è il titolo di un film che parla di un cuore nudo, freddo, insensibile a qualsiasi fiamma, incapace di ardere di passione, arido come la sabbia del deserto. Il protagonista vorrebbe trovare in quella immensa desolazione ancora un oasi dove far nascere un sentimento, ma sente che è troppo tardi perché le stagioni sono passate veloci, il ceppo si è indurito e la linfa della vita scorre ormai lenta dentro di lui. Chissà se tornerà a sbocciare il fiore dell’amore nei cuori avidi di tenerezza, che sembrano insensibili, ma sono pronti ad illuminarsi di gioia di vivere se l’amore li saprà riaccendere. Per aprirsi è necessario esporsi al vento della vita e alle sue tempeste emotive, rimuovere la maschera di impassibilità e far rifiorire l’innocenza del bambino, l’autenticità dei sentimenti e la semplicità di un comportamento aperto e spontaneo. Esaminando più dettagliatamente i comportamenti che aiutano ad aprirsi verso gli altri possiamo iniziare dicendo che, in primis, è necessario cambiare le nostre abitudini attraverso: 1. Uno stile di vita salutare incentrato sull’eliminazione del fumo, degli eccitanti e della sedentarietà, il regolare svolgimento di attività sportive aerobiche come ad esempio il nuoto e il tennis; una dieta leggera e completa di tutti i nutrienti che chiamerei dieta vitale per assicurare all’organismo forza e vitalità; il rispetto del ciclo sonno-veglia che assicuri all’organismo un sonno regolare ed equilibrato; 2. Un atteggiamento di attenzione verso il proprio subconscio, che potremmo sintetizzare con il motto conosci te stesso, e che consiste nell’ascoltare il dialogo interiore che avviene dentro di noi, saperlo interpretare e guidare secondo i principi etici di rispetto verso sé stessi e gli altri, saperlo orientare verso una vita di relazioni leali e sincere; 3. Prendere coscienza delle correnti emozionali che si muovono dentro di noi, saperle interpretare e incanalare in atteggiamenti di apertura e di condivisione. 4. Non lasciarsi influenzare da condizionamenti sociali, familiari o affettivi che mirassero consciamente o no a limitare la nostra creatività emotiva; 5. Assecondare e sviluppare il desiderio di incontrare ed ascoltare gli altri, l’essere capaci di empatia intesa come sentimento fiducia, di trasporto affettivo e di desiderio di condivisione. In questo contesto comprendiamo perché è importante la componente della creatività emotiva che, per la crescita e la stabilità dell’individuo, deve convivere ed interagire con la ragione in una continua ricerca dell’armonia tra mente e cuore.

martedì 11 ottobre 2016


                                                Computer, informatica e creatività 


Quando riflettiamo di informatica e computer, dobbiamo tener bene a mente che esiste una differenza sostanziale tra chip e neuroni, che sono le unità di base dei computer e del cervello umano. Mentre i chip hanno una struttura similare invece le cellule nervose sono diverse sia per forma sia per funzioni: non esiste neurone tra i miliardi che compongono il cervello uguale all’altro. Vi invito a riflettere su come l’informatica stia cambiando il nostro modo di vivere. Fino a cinquanta anni fa, parole come personal computer, tecnologia 3D, internet, social network, videogiochi, robotistica erano ipotesi fantascientifiche che facevano capolino su libri e film di fantascienza. Oggi non solo sono realtà ma stanno influenzando in modo massiccio l’organizzazione della società, del lavoro, del comportamento e delle relazioni sociali. In campo neurobiologico il cervello dei nostri ragazzi sta sviluppando caratteristiche funzionali diverse da quelle di noi genitori. Essere esposti per ore ai brevi messaggi scambiati via cellulare o ai messaggi ricevuti su Facebook, ma soprattutto calarsi per ore nella virtualità dei videogiochi porta a trascurare le motivazioni e i sentimenti che si esprimono nelle relazioni reali e a concentrarsi sul momento, sul virtuale, inibendo la crescita della conoscenza cognitiva e della intelligenza emotiva. Se l’attività virtuale prende il sopravvento sulle esperienze reali di socializzazione e di incontro profondo, le giovani generazioni rischiano di perdere la capacità di empatia, di partecipazione e di valutare le proprie azioni secondo principi morali. La velocità, la reattività e il multitasking vanno a scapito della concentrazione, valutazione e ponderazione con possibili alterazioni anche a livello neurologico. In un successivo capitolo analizzeremo anche le implicazioni in campo economico che queste tendenze comportamentali determinano nelle scelte di investimento con le attività di trading sempre più spinto, i prodotti derivati che amplificano i rischi, l’uso sempre più massiccio e sofisticato dei robot nell’industria che sta facendo crollare il lavoro umano, tanto da far parlare Jeremy Rifkin di fine del lavoro. Isaac Asimov (1920-1992) è stato uno degli scienziati più eclettici del XX secolo, profondo conoscitore e studioso del cervello umano ed anche noto scrittore di fantascienza ed è nei suoi libri che vengono enunciate le tre leggi della robotica: 1. “Un robot non può recar danno a un essere umano ne può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano ne riceva danno. 2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. 3. Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.” La gestione dei rapporti tra esseri umani e macchine, a distanza di mezzo secolo dall’enunciazione delle tre leggi della robotica da parte di Asimov, sta diventando uno dei problemi più delicati che l’uomo si trova ad affrontare in materia etica. La gestione di robot sofisticati come Aibo e Asimo in campo civile, Big Dog, Pack Bot e Predator in campo militare, pongono pressanti domande su come garantire un uso moralmente ineccepibile delle macchine intelligenti. Nel 2010 durante la conferenza mondiale dei robot che ha avuto luogo a Fukoka in Giappone, sono state concordate alcune regole cui i progettisti dovranno attenersi: 1. “Saranno dei compagni che coesisteranno con gli esseri umani; 2. Assisteranno gli uomini sia sul piano fisico che sul piano psicologico; 3. Contribuiranno alla realizzazione di una società sicura e pacifica.” L’idea di sicurezza intrinseca insita nelle tre leggi di Asimov perde molta della sua forza nella formula approvata a Fukoka, che risulta troppo generica e priva di certezze sul fatto che il robot non possa ribellarsi all’uomo e non possa fargli del male. Chiudendo le riflessioni sul rapporto tra uomo e macchina, osserviamo che le implicazioni economiche sono in continua crescita in quanto i computer e i robot stanno sostituendo l’uomo in compiti sempre più complessi, che spaziano dall’esplorazione dell’universo  alle sale operatorie, dalle catene di montaggio fino al controllo di snodi nevralgici dell’economia, della difesa e dell’archiviazione ed elaborazione di dati sensibili.

lunedì 10 ottobre 2016

L'ecologia

                                                                     
                                                                           L’ecologia

                             Oggi è il primo giorno del resto della mia vita. (Proverbio americano)

Una delle sfide decisive, per il futuro dell’umanità, che l’uomo si trova ad affrontare nel ventunesimo secolo è quella del rispetto dell’ambiente e del suo ripristino, ove sia stato deteriorato da inquinamento e sfruttamento indiscriminato. Parole come ecologia, bio-diversità, sostenibilità, eco-sistema, impatto zero, green power, fonti rinnovabili, sono entrate prepotentemente nelle discussioni di politica economica e nella coscienza dei cittadini più attenti alla conservazione del nostro habitat naturale. La sfida è quella preservare e ove necessario ricreare l’equilibrio naturale di un territorio, di una regione, di un continente, della Terra, in una spirale che va dal piccolo alla globalità del pianeta. Già oggi milioni di persone hanno a cuore l’equilibrio ambientale dell’habitat in cui vivono e fanno scelte conseguenti, sia scegliendo case ad impatto zero costruite con materiali ecologici da fonti rinnovabili e con il più basso inquinamento ambientale possibile in materia di vernici, di aggreganti, di isolanti e di mobili, sia usando energia autoprodotta con impianti fotovoltaici. Stanno sorgendo in vari punti del pianeta vere e proprie cittadine con impatti ambientali vicini allo zero, attente in materia di consumi, di riciclo e di smaltimento. Anche molte attività economiche si stanno volgendo a soddisfare le richieste di materiali, cibi ed energia pulita. Pensiamo all’agricoltura biologica, agli agriturismi che esaltano le tradizioni della cucina locale con produzioni proprie e ricette originali del luogo, alle produzioni industriali ed artigianali di materiali biocompatibili, alla ricerca di abitazioni, in cui trasferirsi o da adibire a seconde case per il week end e le vacanze, in zone a basso inquinamento, con clima mite e bellezze naturali intorno. Le attività economiche di zone ancora incontaminate, come la Sardegna e la Corsica nel Mediterraneo, vanno sempre più indirizzandosi verso il turismo e le produzioni agricole tipiche come vino, olio, frutta, allevamenti selezionati. Dotarsi di infrastrutture e impianti efficienti ed a basso impatto ambientale è importante come volano di un’offerta a tutto tondo che comprenda mare, bellezze naturali, siti archeologici, bellezze architettoniche, cibo e svago. Sviluppare la creatività in campo ambientale significa anche utilizzare appieno le nuove tecnologie, sia per aiutare la crescita economica, sia a fini di monitoraggio ambientale e sia a fini pubblicitari. Il web, i software informatici, i nuovi strumenti di comunicazione e di condivisione sono opportunità da non trascurare nell’epoca in cui tutto viaggia velocemente ed altrettanto velocemente cambia. L’ecologia riguarda in primis ognuno di noi, la nostra coscienza di uomini liberi, la nostra salute, il nostro equilibrio psico-fisico e l’impronta che lasceremo di noi alle generazioni future. Saremo ricordati come la generazione che tra mille contraddizioni ha messo fine al saccheggio e allo spreco delle risorse ambientali o come la generazione che più di ogni altra ha abusato della terra e dei suoi doni? Ognuno può e deve fare la sua parte perché la scelta sia quella del rispetto dell’uomo e della natura. Ormai è noto che la terra è a sei minuti dal disastro ambientale. Mezzanotte meno sei: facciamo in modo che questi sei minuti diventino eternità compiendo scelte che non guardino solo al guadagno di pochi ma al rispetto e al benessere di tutti. Quanto c’è di utopico in questi auspici non ci è dato di sapere. Le spinte contrarie sono fortissime in campo economico, politico, religioso e razziale. Discutiamo e portiamo avanti le nostre opinioni con apertura mentale ed empatia, non consideriamoci mai migliori; siamo forti e determinati nell’umiltà. Domani è già qui nelle scelte che facciamo ogni giorno. Ogni giorno è il primo del resto della nostra vita, accogliamolo con gioia e mettiamoci in discussione per aprire le porte giuste, quelle che portano alla saggezza, alla pace interiore e al rispetto degli altri e della natura. Nulla è impossibile come ci insegna la Storia e se ci crediamo possiamo lasciare un’impronta del nostro passaggio che sia di riferimento per chi ci seguirà.