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domenica 28 aprile 2013

LE FAVOLE - Tratto da "Creatività - capirla, risvegliarla, valorizzarla"


Le favole
 
Quali perle di saggezza e di umorismo sono racchiuse
nei brevi versi delle favole di Esopo e Fedro.
(Giorgio)
 
Quando pensiamo alle favole, la nostra mente ritorna a un lontano passato, al caldo del lettino, alla mamma e al papà che leggevano favole che ci aprivano la fantasia a mondi sconosciuti e mirabolanti.
Gli stivali enormi del gatto, che grazie a loro percorreva grandi distanze, il genio della lampada magica di Aladino, il tappeto volante di Alì Babà, gli animali parlanti delle favole di Esopo e di Fedro, gli inganni del Gatto e della Volpe al povero Pinocchio e la cattiveria di Mangiafuoco contrapposta alla bontà della fata Turchina, le briciole sparse nel bosco da Hansel e Gretel per ritrovare la strada di casa, la strega che avvelena Biancaneve con una mela e la disperazione dei sette nani, il freddo e la tristezza della piccola Fiammiferaia e la gioia sfrenata di Giamburrasca.
Con che trepidazione si aspettava il momento delle fiabe e come ci accompagnavano nei sogni, a volte sereni a volte agitati dalle oscure presenze dei cattivoni di turno: Mangiafuoco, Capitan Uncino, la Bestia, la regina Malvagia, il Lupo e l’Orco.
Fantasia e immaginazione correvano libere nei nostri sogni di bambini e ci preparavano alle prove della vita.
L’intelligenza emotiva dei bambini trae grande beneficio dal mondo delle favole, in quel mondo incantato tutto è possibile, anche che un genitore o un nonno ritorni un po’ bambino, mentre racconta una fiaba ai suoi piccoli e la fantasia vola libera.
Le favole sono anche perle di saggezza perché, dietro una storia semplice, racchiudono le difficoltà e le sfide della vita con cui il bambino impara a confrontarsi e si prepara ad affrontare.
Le favole diventano anche stimolo di creatività, perché il bambino nella sua immaginazione le rielabora e le trasforma, reinventandole ogni volta in modo originale.
Il mondo degli adulti tende a trascurare l’importanza delle favole tanto che le stesse storie raccontate da Fedro sono state per secoli dimenticate, e solo per caso sono giunte fino a noi, anche se molte sono andate perse.
Oggi poi che la televisione e i videogiochi sostituiscono il vecchio libro di favole, queste vengono sempre più relegate negli scaffali polverosi delle biblioteche.
Le favole raccontano anche delle tradizioni di un popolo, ne scoprono le radici, ne tramandano le credenze.
Fate, folletti, elfi, orchi, guerrieri invincibili, maghi, giganti, creature mostruose, ci giungono dalle antiche mitologie popolari e sono i protagonisti di favole, poemi e commedie. 
Nelle favole è spesso presente il male, che si affaccia prepotentemente sulla scena e fa capire che non molla facilmente la presa e che è disposto a usare tutti i trucchi più subdoli per trionfare sul bene.
A volte capita che personaggi malvagi si dimostrino capaci di bene e si trasformino per amore o per semplice compassione, come è successo alla Bestia, conquistata e ammansita dalla Bella, o a Mangiafuoco che si commuove alla storia di Pinocchio e lo libera regalandogli 5 monete d’oro.
Ma quello che colpisce di più i bambini è la voce della mamma o del papà che legge, è vedere i genitori interpretare i personaggi della storia e emozionarsi insieme a loro, ma soprattutto è sentirli vicini. Non vorrebbero mai venisse il momento del distacco, e dicono ancora, e poi ancora, fino a quando il sonno non li vince e li trasporta su una soffice nuvola fatta di fantasie e di sogni.
Che bello vederli col volto sereno che trasmette gioia e chiede carezze e tenerezze; la sera è il momento più atteso, vicini vicini a giocare, a leggere, a scherzare e a desiderare che il tempo si fermi. Ciao bambini, vorrei augurarvi di conservare un cuore gioioso e innocente, che il tempo che passa lasci i segni solo sul vostro volto ma non nel vostro spirito. Ciao bambini, tutti sappiamo che le favole finiscono, ma cosa c’è di più appassionante, di più avventuroso, di più coinvolgente?
 
 
 
 
 
 

lunedì 22 aprile 2013

Tratto da "Creatività - capirla, risvegliarla, valorizzarla"


                                        Introduzione

 

 

Parlare di creatività è inoltrarsi in una ricerca che non ha confini ben definiti, ma abbraccia tutti i campi in cui l’uomo opera con spirito innovativo. In questa accezione allargata essa spazia dal campo artistico al campo emotivo, da quello scientifico a quello delle scienze sociali.

La creatività è in ciascuno di noi, ognuno ha talenti e potenzialità che deve solo portare alla luce, far germogliare e aiutare a produrre frutti.

La creatività non può essere ridotta a un semplice esercizio stilistico, la si deve lasciar libera di inoltrarsi nei sentieri dell’anima, di andare alla ricerca del simbolismo, dell’allegoria, della bellezza interiore. Perciò non può essere arido tecnicismo ma fiamma che si accende giorno per giorno con lo studio, la passione e la pratica. La creatività diventa così ragione di vita, piacere e passione, sfida alla continua ricerca del nuovo, ermeneutica dell’anima.

Il mio punto di partenza risale a tre libri, scoperti tempo fa, che mi hanno ispirato il desiderio di superare il contingente e di aprirmi a orizzonti sconosciuti, alla ricerca del nuovo e dell’imprevisto. Sono, in ordine di tempo, Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry, Il Gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach e Il cervello umano di Isaac Asimov. Ad essere sinceri, il gusto di esplorare e di conoscere ha sempre accompagnato il mio cammino, anche se fino ad ora non avevo mai osato farne oggetto di ricerca e di condivisione.

Iniziamo ora a fare una panoramica degli argomenti che saranno al centro del nostro viaggio nella creatività.

Il primo capitolo è dedicato alla definizione di creatività, a come nasce, a quali sono i suoi percorsi e a come possiamo favorirli, alla sua importanza nella vita dell’uomo e a uno sguardo ai suoi possibili futuri sviluppi.

Nel secondo capitolo si parla degli elementi che favoriscono il verificarsi dell’atto creativo: lo studio, la memoria, la fantasia, la ricerca e la sperimentazione, l’astrazione, la progettualità, l’uso appropriato dei cinque sensi, l’intuizione e l’ispirazione, la sintesi e l’invenzione, la genialità, la sensibilità, l’auto consapevolezza e l’auto coscienza, l’empatia, l’umorismo e, onnipresente, la spiritualità.

Il terzo capitolo, dove si inizia a delineare il campo in cui opera la creatività, è dedicato alle scienze sociali: politica, economia, diritto, storia, filosofia, linguistica, marketing.

Il quarto capitolo si occupa della creatività scientifica, e in particolare di: matematica, architettura e ingegneria, medicina, psicologia, fisica, chimica, astronomia, geologia, biologia, ecologia, informatica.

Il capitolo quinto si sofferma sulla creatività emotiva e vi si ragiona di spiritualità, amicizia, amore, famiglia.

Il capitolo successivo affronta le tematiche della creatività artistica: letteratura, poesia, musica, pittura, scultura, design, moda, teatro, cinema e danza.

Nel settimo capitolo si parla di educazione alla creatività, in particolare: di alfabetizzazione creativa, di personalizzazione dell’insegnamento, di allenamento emotivo.

Nel capitolo ottavo vengono proposti dodici consigli per arricchire la creatività che è in noi. Sono proposte che spaziano a 360 gradi e hanno come obiettivo di farci acquisire sicurezza nei nostri mezzi e di stimolarci a dare sempre il massimo.

Il capitolo nono propone alcuni esempi di creatività e di spiritualità di tempi e culture diverse. Persone che, operando in modi e in campi differenti, hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’uomo.

Il decimo capitolo si proietta su alcune delle sfide più significative che l’uomo dovrà affrontare nel prossimo futuro.

Le considerazioni conclusive tentano di rispondere alla domanda: A che scopo migliorare la nostra creatività?

La trattazione dei singoli argomenti non ha, ovviamente, la pretesa di essere esaustiva, si propone di stimolare la curiosità e il desiderio di approfondire le tematiche affrontate. La ricerca e l’approfondimento sono il primo passo verso l’innovazione e la creatività.

Un grazie di cuore a tutti voi che avrete la voglia e la pazienza di leggere queste pagine.

 

 

 

 

 

 

martedì 8 gennaio 2013

LA LINGUISTICA - Tratto da "Creatività"





La linguistica

 

Quello che molti ignorano è che il nostro cervello è fatto di due cervelli. Un cervello arcaico, limbico, localizzato nell’ippocampo che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni ad oggi, e non differisce molto tra l’homo sapiens e i mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. Ha salvato l’australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di fare fronte alla ferocia dell’ambiente e degli aggressori. L’altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane. E’ nato con il linguaggio e in 150 mila anni ha vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura.

(Rita Levi Montalcini)

 

Il linguaggio è l’abilità di utilizzare parole, gesti, mimiche e di comporli in frasi o rappresentazioni, in modo che ciò che elaboriamo a livello cerebrale possa essere comunicato agli altri o gli altri possano comunicarlo a noi.

Come chiaramente espresso nella frase di Rita Levi Montalcini, il linguaggio è nato in epoca relativamente recente (anche se sulla datazione esatta è ancora in atto tra gli studiosi una disputa tra diverse ipotesi) quando l’uomo ha iniziato a classificare in categorie gli avvenimenti quotidiani, a creare rappresentazioni mentali di quegli avvenimenti e degli esseri ed oggetti con cui veniva a contatto.

La creatività del linguaggio opera nella capacità infinita che ha l’essere umano di elaborare ed esprimere esperienze limitate attraverso un contenitore ed un elaboratore altrettanto limitato quale è il nostro cervello.

Platone oltre duemila anni fa si poneva già la domanda: come è possibile sapere tante cose avendo esperienze così minime?

Non potrebbe essere come pensava Platone che dentro di noi le idee sono innate e fanno parte della divinità che è in noi?

La realtà è che ancora oggi non sono del tutto chiari i meccanismi che regolano la genesi e l’evoluzione del linguaggio nel bambino e nell’adulto.

Sappiamo che il linguaggio ci accompagna lungo tutto il cammino della vita dai primi vagiti, all’esuberanza del linguaggio adolescenziale, alla saggezza del linguaggio maturo, alle incertezze del linguaggio al tramonto della vita.

Sappiamo che le differenze nel modo di gestire il linguaggio sono talmente personali che non esistono in tutto il mondo due cervelli con connessioni neurali uguali. Per fare un esempio ogni persona ripone i verbi, gli aggettivi, i nomi, in aree cerebrali diverse, usando un personalissimo sistema di archiviazione. E se una  persona conosce  più lingue conserva le  nozioni relative ad ognuna in regioni diverse.

Il linguaggio non è solo esternazione di quel che pensiamo, ma è anche dialogo interiore che ci accompagna nel valutare le alternative e nel prendere decisioni.

Nel mondo esistono oltre 5000 lingue differenti, tanto che si potrebbe pensare a una torre di Babele linguistica, tali sono le differenze non solo lessicali ma anche di contenuto profondo che riflettono le diversità culturali ed ambientali dei popoli che le parlano.

Lo studio del linguaggio spazia in vari campi che testimoniano l’importanza che riveste nel progresso del genere umano: l’etimologia, è la scienza che si occupa di risalire all’origine delle parole, la semantica si occupa del significato delle parole, delle frasi e dei testi; la grammatica è il complesso delle regole riferite ad una lingua; la grammatica a sua volta si divide in fonologia, morfologia e sintassi; la retorica è l’arte di esporre elegantemente; vi è poi lo studio del linguaggio del corpo che invia segnali e rivela molti aspetti della personalità attraverso la postura, i movimenti, gli atteggiamenti e i tic.

I più recenti studi nel campo dell’etologia stanno portando alla luce che anche gli animali hanno un loro sistema di comunicazione e un proprio linguaggio più o meno evoluto.

Ora l’uomo sta trasferendo il proprio linguaggio al mondo informatico e le macchine che riesce a creare sono in grado di svolgere funzioni sempre più complesse e sofisticate.

Tra breve si potrebbe arrivare a macchine che provano ed esprimono emozioni e l’uomo potrebbe ritrovarsi a dialogare e scambiare emozioni con creature meccaniche, dotate di intelligenza e sensibilità artificiali.

Il futuro del linguaggio e della comunicazione corrono verso mete largamente ignote e dal loro orientamento sarà possibile capire verso quali orizzonti siamo diretti.