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martedì 24 ottobre 2017

12 consigli per arricchire la creatività che è in noi.

Primo: Vivi intensamente le emozioni, ma non lasciartene travolgere

Vivere è come amare: tutte le ragioni sono contro, tutti i sani istinti sono a favore.
 (Samuel Butler)[ 25]


Nella vita di relazioni ognuno di noi stringe dei rapporti con gli altri. Vi invito a considerare di quale tipo siano i vostri rapporti con gli altri: come figlio, come marito o fidanzato, come genitore, come imprenditore o lavoratore, come amico. Soffermatevi a pensare se vivete intensamente i rapporti o se questi sono solamente superficiali e formali. Cercate di capire come potreste migliorare i rapporti che avete stabilito con gli altri. Analizzate se nella vostra vita opera un genitore che cerca di limitare la vostra spontaneità e la vostra apertura verso gli altri. Per genitore intendo una forma di condizionamento che vi blocca e che può provenire dal nostro subconscio o dal comportamento di persone che ci sono vicine. I blocchi mentali operano limitando di fatto la nostra capacità di relazione, sottoponendola a ingiustificati pregiudizi e paure. Una volta che avete fatto il punto sullo stato della vostra vita di relazione, iniziate a operare per migliorarla. Adottate come principio fondamentale la libertà. Non permettete a nessuno, innamorato, amico o socio, di calpestarla e di dettare legge nella vostra vita. E fate altrettanto voi con gli altri, rispettate e valorizzate la vostra libertà e quella degli altri. Solo tra esseri liberi si stabiliscono rapporti sinceri e leali.
Imparate a vedere nel profondo gli altri e ad ascoltarli. Vedeteli come sono e accettateli così, non fatevi dei castelli mentali su come vorreste che fossero, e piani su come cambiarli. Ascoltateli e mostrate empatia e condivisione. Solo se richiesti, esprimete il vostro parere disinteressato senza ferirne la sensibilità. Vivete intensamente i rapporti, mostratevi sempre come siete, senza maschere e senza sdoppiamenti di personalità; niente allontana di più di una persona sfuggente, che non si riesce a capire. Mettete istinto e passione nell’amicizia, e soprattutto nell’amore, e non abbiate paura di esprimere le vostre opinioni. Non lasciatevi mai travolgere dalle passioni, non rinunciate alla dignità umana e al rispetto verso voi stessi e verso gli altri. Sembrano pochi consigli semplici e facili da seguire. Ma non lo sono, perché si scontrano con le nostre fragilità. Abbiamo tuttavia alcuni alleati, che ci possono aiutare a essere più forti delle nostre fragilità: • La fede in noi stessi e nei valori tramandati dai nostri antenati più illuminati. Integrità morale, saggezza interiore e desiderio di donare senza nulla chiedere sono il baluardo più forte contro le fragilità umane; • La fede religiosa che attraverso la Scritture e l’esempio vivente dei testimoni della Parola ci indica la via verso l’amore e la vita; • L’affetto e l’attenzione delle persone che ci vogliono bene e ci sorreggono nei momenti difficili, dandoci una parola di conforto e pregando per noi. Fino a questo momento ho affrontato poco l’argomento religioso, per rispetto delle opinioni di tutti quelli che leggono e perché spero che comunque nelle parole che ho scritto traspaia una luce religiosa che va al di là di ogni religione e abbraccia l’intera umanità e i valori che fino ad oggi le hanno permesso di sopravvivere ad eventi spaventosi quali guerre, devastazioni e cataclismi.
Solo grazie alla rinuncia di tanti uomini come noi e al loro sacrificio, spesso spinto fino al dono della vita, la razza umana è riuscita a progredire e a sopravvivere alle tenebre delle più spietate dittature, che consideravano il fratello come uno schiavo da sfruttare, un essere inferiore da schiacciare, un pericoloso eversore da far tacere a tutti i costi. Dobbiamo prendere ad esempio questi fratelli, che hanno vinto anche per noi, quando la nostra fragilità è sul punto di arrendersi alle lusinghe della mediocrità e della malvagità.

sabato 21 ottobre 2017

12 consigli per accrescere la creatività che è in noi



La creatività è come una musa volubile che per esibirsi richiede intensità emotiva, fantasia, curiosità, ragionamento libero. È un’entità viva e continuamente desiderosa di emergere dalle profondità del pensiero. Ognuno la possiede in forma del tutto personale e, come si fa con un tesoro, la può seppellire nascondendola agli altri o la può far brillare con la luce dell’intelligenza e della condivisione. Ciascuno di noi deve prima di tutto acquisire coscienza di quali talenti gli sono stati dati in dono dalla natura, li deve affinare con serietà e costanza, ricercare le vie più adatte a farli fruttare e infine esprimere le creazioni del proprio ingegno in modo originale perché gli altri possano apprezzarle, giudicarle e criticarle. Esistono comportamenti e atteggiamenti mentali che arricchiscono e fanno fiorire la creatività che è in noi, che di seguito elenchiamo e di cui ragioneremo dedicando a ognuno uno spazio apposito: 1. Vivere intensamente le emozioni ma non lasciarsene travolgere (amore, amicizia, affetti); 2. Mantenere la mente lucida e curare il benessere psico-fisico; 3. Saper fare il silenzio dentro sé e meditare; 4. Saper convivere con le proprie angosce e paure e mostrarsi come si è (non nascondersi); 5. Non isolarsi, essere leale e solidale; 6. Ritrovare la fantasia, lo stupore e la curiosità dell’infanzia; 7. Non essere dogmatico, mettere tutto in discussione e ragionare liberamente;  8. Vivere l’istante, essere in armonia con se stesso, con le altre persone e con la natura; 9. Fermarsi e lasciare che la creatività che è racchiusa in noi sgorghi pura dal profondo; 10. Esprimere i propri sentimenti con passione, tenerezza e complicità; 11. Rigenerare in noi il flusso vitale, ricaricare le energie fisiche e mentali, stimolare con esercizi e meditazione le facoltà creative e conoscitive; 12. Rispettare la propria dignità di essere umano, vivere con onestà e virtù.

mercoledì 18 ottobre 2017

Alfabetizzazione creativa

                                                  Alfabetizzazione creativa 

La soluzione a un problema creativo spesso nasce all’improvviso, come un’idea che è nascosta in noi e si manifesta nel modo più sorprendente e imprevedibile. Chiediamoci però cosa c’è dietro quella soluzione. Sicuramente non nasce dal nulla, ma è frutto di un lungo e faticoso lavoro di studio e di ricerca che fa intravedere la soluzione, ma aspetta a manifestarsi nel momento in cui tutte le caselle si collocano al posto giusto. Una serie di rime, un insieme di note, un arcobaleno di colori, una formula matematica, una successione di presupposti scientifici, grazie alla creatività assumono carattere di originalità e di rivelazione scientifica o artistica. Ma se la creatività è sudore e fatica, è lecito parlare di alfabetizzazione creativa come metodo per insegnare i rudimenti e le tecniche creative? Forse occorre andare al di là del semplice insegnamento delle conoscenze e delle tecniche per aiutare i ragazzi ad affermare la propria creatività, ed andare oltre significa avere cura dell’intero universo psicologico dei giovani, significa insegnare con empatia, trasmettendo passione civica e valori morali, nel rispetto dell’identità di ognuno. Il percorso per giungere a una piena espressività emotiva e creativa passa attraverso la prevenzione e il superamento dei più diffusi sintomi di disagio giovanile: depressione, aggressività, senso di solitudine, alcolismo, droga. Queste patologie provocano una chiusura nei riguardi del mondo esterno, difficoltà di apprendimento e perdita dell’autostima. In una società che ha fatto del precariato la sua bandiera, la più concreta speranza che rimane alle giovani generazioni è di puntare sulla valorizzazione delle proprie risorse creative. E non ha importanza se queste siano nel campo gastronomico o scientifico, agricolo o artigianale, ciò che conta è la capacità di creare opere dell’ingegno o prodotti di pregio e qualità. Ma per fare questo il giovane ha bisogno del necessario supporto, sia culturale che formativo, per impadronirsi delle conoscenze necessarie a mettere in pratica i suoi sogni. A tal fine occorre un tessuto sociale capace di realizzare una rete di servizi che aiutino i giovani e le famiglie: infrastrutture che permettano collegamenti veloci sia fisici che informatici, scuole e personale docente all’altezza dei tempi, istituti di formazione professionale di eccellenza, la possibilità di fare esperienze formative e lavorative all’estero confrontandosi con altre realtà, luoghi di ritrovo e di discussione facilmente fruibili, università che incoraggino la ricerca e l’innovazione. Aiutare la creatività aiuta la società a restare vitale, a valorizzare le sue risorse migliori. Una società in cui i talenti migliori sono costretti a emigrare per affermarsi rischia di perdere slancio e competitività e di conoscere un arretramento economico e culturale. Le società in declino sono quelle dove c’è un basso tasso di natalità e una scarsa capacità di innovazione. Questi due elementi innescano una spirale in cui la mancanza di giovani porta ad un invecchiamento progressivo della popolazione, e questo invecchiamento ad una scarsa propensione all’innovazione che a sua volta fa ristagnare l’economia e la vivacità culturale. Questo quadro è illustrato molto bene da un paese abbandonato dai giovani, in cui la vita si trascina stancamente nelle sue vie semideserte e le uniche forme di vita sono gli anziani seduti sulla porta di casa a far passare il tempo e a ricordare i tempi della loro giovinezza. Gli anziani sono scrigni di sapienza, ma per restare vitali hanno bisogno di essere inseriti in un ambiente culturalmente vivace e stimolante. Una società che sa amalgamare l’entusiasmo dei giovani con la saggezza degli anziani, dando responsabilità e supporto ad entrambi, è più dinamica ed equilibrata di una che basa il suo sviluppo solo sulla popolazione in età lavorativa. Tante persone che hanno superato gli anta hanno dentro di sé una carica ed un entusiasmo che non è giusto disperdere facendole sentire superate. Non può essere l’età la discriminante e lo spartiacque tra utilità sociale e inattività, lo diventano però la povertà, l’emarginazione, la depressione, che, nell’odierna società delle ingiustizie sociali, colpiscono sempre più persone, in particolare giovani ed anziani. Una parola di speranza arriva dalla cultura e dalla voglia di cambiare creando una società più attenta ai valori umani e sociali.

lunedì 17 luglio 2017

Personalizzazione dell'insegnamento

Personalizzazione dell’insegnamento

Il gran torto degli educatori è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità, che la vita giovanile non differisca dalla matura, di voler sopprimere la differenza dei gusti e dei desideri; di volere, che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza. (Giacomo Leopardi)[ 24]

Poniamo il concetto di personalizzazione in antitesi a quello di massificazione dell’insegnamento. Nella personalizzazione si mette al centro del processo formativo l’individuo con le sue peculiarità e lo si aiuta a sviluppare la sua creatività attraverso un apprendimento libero da dogmatismi e preconcetti, che dia gli strumenti per imparare attraverso la ricerca e la sperimentazione, e che insegni ad essere flessibili nel modificare le proprie convinzioni quando si dimostrino errate. La massificazione dell’insegnamento tende invece a formare persone incapaci di ragionamento critico, pervase da idee standardizzate e che ragionano come una massa informe. Questo tipo di educazione viene impartita soprattutto nelle società dittatoriali, autoritarie e tecnocratiche, dove per chi detiene il potere è importante il controllo del pensiero e la sua uniformità agli indirizzi utili al regime. Mentre l’individuo creativo è continuamente alla ricerca di comprendere il mondo che lo circonda e di ampliare le sue conoscenze in tutti i campi, la persona senza creatività è piatta, incapace di riflessioni profonde e di autonomia di giudizio. Nelle società dove opera l’appiattimento culturale, la fiaccola della ragione è stata spesso affidata a poche persone illuminate che si sono prese sulle spalle il fardello di testimoniare la verità e di non aver paura delle conseguenze. Esempi di questa straordinaria capacità dell’uomo di resistere ai soprusi, alle violenza e alle minacce sono quelli del Mahatma Gandhi in India, del Dalai Lama in Tibet, di Aung San Suu Kyi in Birmania e di Nelson Mandela in Sud Africa. Queste donne e questi uomini, apparentemente fragili e indifesi, stanno a dimostrare al mondo che nessuna violenza può piegare il coraggio degli uomini che scelgono di testimoniare la verità. La crescita di un popolo dipende dagli individui che ne fanno parte, da ciò che credono e dalla forza che hanno nel testimoniarlo. Molte delle responsabilità su come sarà la società del futuro sono riposte sulle nostre spalle, derivano da come educheremo i ragazzi. Se li trascureremo e non insegneremo loro il rispetto e la voglia di cercare la verità e di testimoniarla, avremo fallito il nostro compito di genitori e di educatori. Se al contrario saremo capaci di trasmettere i valori dell’amore e dell’empatia, del rispetto per sé stessi e per gli altri, della ricerca e testimonianza della verità avremo fatto la nostra parte per rendere i giovani la speranza del domani. Ecco quindi l’importanza della personalizzazione dell’insegnamento: far sentire ognuno unico, come unici sono i circuiti cerebrali di ogni uomo, aiutarlo a formarsi secondo i suoi talenti, fargli capire che niente vale più della dignità e dell’integrità intellettuale.
Personalizzare significa in primo luogo capire, entrare in sintonia, non ingabbiare in schematismi rigidi, non soffocare con continue imposizioni. Niente deve spaventare di più di un educatore che pretende da tutti le stesse cose, nello stesso modo, il suo insegnamento formerà uomini o robot standardizzati? Per concludere vi lascio alle considerazioni scritte da John Stuart Mill nel suo saggio Sulla libertà: “La natura umana non è una macchina da costruire secondo un modello e da regolare perché compia esattamente il lavoro assegnato, ma un albero, che ha bisogno di crescere, e di svilupparsi in ogni direzione, secondo le tendenze delle forze interiori che lo rendono una persona vivente.”

sabato 8 luglio 2017

Oltre la razionalità: l'allenamento emotivo.

                                                Oltre la razionalità: l’allenamento emotivo.

L’allenamento emotivo ci fornisce uno schema basato sulla comunicazione emozionale. Quando i genitori offrono empatia ai loro figli e li aiutano ad affrontare sentimenti negativi come la collera, la tristezza e la paura, gettano tra sé e loro un ponte di lealtà e attaccamento. (John Gottman)[ 23] 

La tesi del team cui partecipa John Gottman, suffragata da lunghe ricerche scientifiche, è che un’educazione basata sulla vicinanza emotiva dei genitori verso i figli li aiuti a sviluppare un comportamento ricco di umanità e a renderli sicuri in famiglia e in società. Non basta l’amore, occorrono attenzione e partecipazione emotiva, capire gli stati d’animo e i turbamenti dei figli e farli propri; nel consolare e nel fornire risposte occorre farlo con umiltà e condivisione. John Gottman nel suo libro indica cinque fasi chiave dell’allenamento emotivo: 1. Essere consapevoli delle emozioni del bambino; 2. Riconoscere nell’emozione un’opportunità di intimità e di insegnamento; 3. Ascoltare con empatia, e convalidare i sentimenti del bambino; 4. Aiutare il bambino a trovare le parole per definire le emozioni che prova; 5. Porre dei limiti, mentre si aiuta il bambino a risolvere il problema. Da questa impostazione dell’educazione capiamo l’importanza della condivisione e del dialogo per un’equilibrata maturazione umana e sociale dei ragazzi. Attraverso la condivisione emotiva dei problemi, i ragazzi scoprono l’importanza di non isolarsi e di dialogare per affrontare e risolvere imprevisti, tensioni e ostacoli. La creatività di un giovane fiorisce se vive in un ambiente fecondo, ricco di stimoli culturali e affettivi, e se il ragazzo viene incoraggiato a esternare i suoi sogni nel cassetto. Molti genitori hanno capito questo ed hanno permesso ai loro figli di seguire la strada dei loro sogni, di attingere alla fonte segreta della creatività, seguendola, facendola emergere e diventare realtà. Tanti ragazzi hanno percorso con fatica la strada per realizzare i loro sogni creativi, e quelli che hanno avuto la famiglia vicina nel supportarli sono stati infinitamente agevolati emotivamente. Le scelte fondamentali dei ragazzi nel periodo dell’adolescenza sono: quali studi seguire, quali segnali interiori privilegiare, quale attenzione riservare alle proprie abilità, quali amicizie e quali ambienti frequentare al di fuori della famiglia, come relazionarsi all’interno della famiglia. Molti adolescenti si chiudono in un silenzio quasi astioso e rifiutano i valori rappresentati dalla famiglia, affermando i valori del clan che frequentano. La scelta delle amicizie diventa uno dei nodi cruciali dell’adolescenza. Se i ragazzi non hanno già dei principi saldi che li guidano, è facile che non sappiano discernere, se non in base al piacere e alla simpatia, quali amicizie frequentare. Osserviamo spesso ragazzi abbandonati a sé stessi che, per dimenticare il vuoto in cui sono stati lasciati, iniziano a bere, a drogarsi e a lasciarsi andare ad ogni tipo di stordimento, tradendo sé stessi e la loro dignità umana. Chi ha responsabilità educative, i genitori in primo luogo, non può permettere che l’adolescente sia lasciato solo ad affrontare problemi più grandi di lui, senza affetto e senza guida. Recuperare è difficile e fonte di tante amarezze e ricadute, è molto più semplice intervenire prima con un’educazione attenta e piena d’amore. L’educazione è basata innanzitutto sull’amore. L’amore ha molti risvolti: l’empatia, la condivisione, il desiderio di donarsi, ma uno supera tutti gli altri ed è il rispetto. L’educatore con attenzione e affetto rispetta la dignità e la personalità dell’allievo. Così facendo trasmette all’allievo l’insegnamento che ogni uomo deve rispettare se stesso e gli altri. Se stesso avendo cura dei talenti di cui è dotato, non dissipandoli con l’inerzia e il vizio; gli altri non erigendo la propria libertà al di sopra di tutto. La libertà di ognuno è lecita fino al punto in cui non danneggia gli altri, perché in questo caso diventa arbitrio e sopruso.

domenica 2 luglio 2017

I Giganti di Mont'e Prama

I Giganti di Mont’e Prama

L’arena vibrava, stracolma di gente assetata di morte,
I Giganti duellanti scoccavano frecce tra boati assordanti,
Il clangore di spade e pugnali invadeva lo spazio.
Si levavan nell’aria le urla dei combattenti ,
E i gemiti dei morenti, scorreva il sangue sulla calda sabbia.

Dopo, un silenzio spettrale e il pianto materno
accompagnava i Guerrieri morti  alla sepoltura, 
La necropoli si arricchiva di una nuova statua e di un sepolcro.
Nell’ultimo viaggio, una mesta tristezza scendeva 
Su spose e sorelle, mentre un guanto avvolgeva la mano.

Terra, pioggia, sole, vento e acqua di laguna
Han custodito per millenni il tuo segreto.
Sepolti dalla sabbia vegliavano sui morti
Statue possenti, armate fino ai denti,
Archi, frecce, scudi, spade e pugnali sanguinanti.

Giganti nuragici dalle lunghe trecce,
Aitanti e giovani guerrieri, alti due metri,
Aleggiano sulla necropoli ai piedi della collina.
Heroon posa le gigantesche orme del sandalo di pietra
 sulla sabbia ardente di Ichnusa, disegnandone la forma.

Isola ricca di cacciagione, pesci, frutti della terra,
legname, quarzi, corallo ed ossidiana,
Eri verdeggiante e costellata di Prama, la palma nana,
Una sconfinata sequenza di boschi e campi coltivati.
Le navi Shardana solcavano il mare,  dal Nilo a Stonehenge,
Scambiando cibo, monili, vasellame, anfore e bronzetti.

Maestri intagliatori son venuti dall’Oriente a impreziosire
Le statue funerarie, a guardia eterna dei sepolti.
Un orda violenta di invasori distrusse i tuoi tesori,
Riducendoli in pezzi e ammucchiandoli in cataste,
Per cancellare ogni segno dell’antica civiltà.


Menti e mani illuminate, con lo scavo ed il restauro,
Riportano alla luce i tesori oltraggiati e abbandonati,
Restituendoli, con abile maestria, allo splendore antico,
Preziosi testimoni di storia, cultura e tradizioni 
Di un popolo mai domo, esempio di coraggio e dignità.

Noi vagabondi erranti nel tempo, intrisi di salsedine,
Cerchiamo nella Storia il senso dell’esistere,
Osserviamo fluire il ciclo della vita, 
 Minuscoli granelli in un ingranaggio troppo vasto,
Sospesi tra catene e libertà, tra sogno e realtà.

martedì 27 giugno 2017

Terra bruciata

Terra bruciata



Piangea la Terra arrossata dal Fuoco,
Lacrime amare, ricoperte da spirali di Fumo, 
Nera fuliggine sui corpi carbonizzati.
Creature bruciate dall’infame barbarie,
Bambini, Animali, case,Fiori, Foreste,
La Natura giace, devastata da fiamme assassine.

Non ha più lacrime la nera distesa,
La vita vola in cielo, spazzata dal vento,
Desolazione e morte senza più speranza,
Solo un dolore forte come il tormento del cuore.
La mano assassina si cela tra noi,
Belva feroce, incapace di amore.
.
Verde era il tuo cuore e azzurro il tuo cielo,
Braccia assoldate han disboscato le ombrose selve,
Or le micce incendiarie finiscono l’opera.
Nero il tuo cuore e nero il tuo cielo,
Avanza il deserto e aride son le tue fonti,
Terra bruciata, inquinata, saccheggiata e violentata.

Ancora il mare attrae per la limpida bellezza, 
E le spiagge per i quarzi rosa,
Ancora plana il fenicottero e scivola il cigno nero.
Ancora nidifica e depone le uova
Il falco pescatore, la magnanina , 
il passero, la rondine e il gabbiano.

Ancora corre libero il cavallino della Giara,
L’asinello bianco dell’Asinara, 
Il camoscio, il capriolo e il muflone,
Il gatto selvatico, il cinghiale e la lince.
Piccole oasi ove è custodita l’ultima speranza
Di una Terra di Nuraghe e di Giganti.

(Giorgio Luciano Pani)



lunedì 29 maggio 2017

Il ruolo del gioco nell'educazione alla creatività

      Il ruolo del gioco nell’educazione alla creatività 

Hai cervello? Hai fantasia? Sei coraggioso? Vuoi aiutarci in questa missione di civiltà e far parte della nostra compagnia? Se accetti, avrai il compito di portare in ogni luogo parole di pace e di insegnare ad ogni persona che incontrerai il nobile gioco degli scacchi: l’unica guerra che non fa male a nessuno.[ 22] 


Quando gli occhi di un adulto osservano i giochi di un bambino, difficilmente riescono a cogliere l’universo di fantasie e di immaginazione che nascondono. Nel gioco viene liberata tutta l’energia creativa di cui l’essere umano, e il bambino in particolare, è permeato; energia che esprime e libera con spontaneità e divertimento. Alcuni giochi aiutano a sviluppare capacità intellettive e tattiche strategiche, tra questi citerei gli scacchi e il bridge. Nel gioco degli scacchi le variabili possibili sono pressoché illimitate ed è quasi impossibile che due partite condotte da giocatori esperti siano uguali. L’abilità scacchistica è un mix variabile di calcolo matematico, abilità strategica, concentrazione ed equilibrio emotivo. È molto improbabile vincere se non si riesce a mantenere la mente lucida e a rimanere calmi e riflessivi. La fretta, l’emotività, il pressapochismo, la mancanza di una strategia complessiva e il disinteresse verso gli obiettivi dell’avversario determinano dei pesanti handicap sul campo di gara. Ogni partita per essere sviluppata con efficacia richiede creatività, attenzione, concentrazione e coraggio. Ma questi elementi non bastano se non sono associati a uno studio precedente dei pezzi, della scacchiera e delle tattiche di gioco. Attenzione, studio, concentrazione e coraggio aiutano ma non determinano lo sviluppo di una partita creativa. Una partita originale e creativa nasce dalla sfida tra due giocatori che cercano in ogni mossa una continuità e una svolta che permetta di disorientare e di mettere in difficoltà lo scacchiere opposto. In una partita di scacchi, come in ogni altra sfida è importante la lealtà, il rispetto e, se si riesce, l’empatia. Lo stabilirsi di un legame emotivo ci permette di considerare chi gioca con noi, non come un avversario, ma come un alter ego senza il quale il gioco si ridurrebbe a un asettico scambio di mosse e contromosse. Succede che aspettative eccessive riguardo alle proprie possibilità determinino delle delusioni che portano a veri e propri shock psicologici, con blocchi e traumi. Nei casi più leggeri passa tutto con un bel pianto liberatorio, mentre in alcuni casi si arriva a un rifiuto del gioco che viene abbandonato e quasi odiato. A volte sono le pressioni e le aspettative familiari e dell’ambiente che si frequenta a determinare situazioni di stress emotivo che trasformano la bellezza e la positività del gioco in disagio e tensione psicologica. Chi ha avuto la fortuna di assistere a un torneo giovanile di scacchi si è trovato immerso in un contesto vivace e costruttivo dove si respira aria di competizione sana e leale. Si ritrova così la spensieratezza del bambino che stringe lealmente la mano dell’avversario, e dopo essersi confrontato con lui sulla scacchiera, scherza e ride insieme a tanti nuovi amici, con cui condividere nuove avventure. Questa contagiosa spensieratezza ci aiuta a capire che il gioco degli scacchi, come tutti gli altri, è bello se vissuto come esperienza associativa e creativa, e che non può ridursi a un rinchiudersi in una torre d’avorio, da cui osservare con sufficienza e diffidenza l’avversario. La gioia del gioco è racchiusa nella condivisione, nello stare bene con gli altri, nel crescere insieme e nel capire quanto può aiutare la nostra crescita interiore mettersi in discussione e aprirsi al confronto e alla sfida, considerando la partita come un’occasione di arricchimento. Vivendo l’esperienza di un campionato giovanile nazionale, ho capito che molto spesso il maestro di scacchi è anche un maestro di vita, ed accanto alla passione e alla dedizione trasmette all’allievo il rispetto per l’altro e l’accettazione dei propri limiti, traendo dagli errori spunti di riflessione e la capacità di migliorarsi per giocare partite sempre più divertenti, complesse e creative. Per un genitore accompagnare il figlio e vivere una settimana di full immersion negli scacchi è scoprire un mondo nuovo dove ci si arricchisce divertendosi e da cui si riparte con il desiderio di rincontrarsi presto per condividere momenti di autentica magia e di scontri epocali che non solo non fanno danni ma aiutano a crescere in equilibrio e ragionamento.

domenica 30 aprile 2017

L'educazione alla creatività

L’educazione alla creatività 

Famiglia e scuola sono le palestre dove le giovani generazioni forgiano il loro carattere; è in queste fucine che, attraverso la scoperta della disciplina e dell’empatia, imparano l’importanza dei valori morali e sociali. (Giorgio) 

Un uomo senza carattere è come una barchetta in balìa del mare, tutti i venti la sballottano di qua e di là e non ha la forza di imprimere una rotta al suo navigare. Il carattere è la forza di non farsi piegare dalle avversità e di tenere dritto il timone verso la meta. I talenti creativi che abbiamo in noi, per manifestarsi e portare frutto, richiedono studio costante e fede nelle proprie possibilità. Senza volontà e convinzione si finisce per smarrire la fiammella creativa e lasciarla spegnere dentro di noi senza darle la possibilità di esprimersi. Immaginiamo quanti sacrifici e patimenti ha dovuto affrontare il Mahatma Gandhi per raggiungere il suo obiettivo dell’indipendenza dell’India, attraverso la resistenza passiva all’impero inglese. Eppure tutto è stato da lui accettato con serenità d’animo, perché era sicuro di essere nel giusto e lo assisteva una grande fede. È questa serenità d’animo, unita a una grande forza di carattere, che gli educatori devono trasmettere ai loro figli o ai loro allievi per prepararli alla vita. Gli insegnanti, in particolar modo, devono cercare di capire di quali talenti naturali sono dotati i loro allievi e incoraggiarli a impadronirsene e a migliorarli. Educare alla creatività significa innanzitutto insegnare a uscire dall’omologazione e a ribellarsi alla massificazione culturale. Il percorso dovrebbe iniziare già in tenera età quando il bambino inizia a scoprire il mondo esterno e gioca per interi pomeriggi con le cose più semplici: una pallina, un mucchietto di sabbia, dei sassolini o dei pezzetti di legno. Basta un piccolo spazio all’aperto e qualche compagnetto intorno perché la fantasia si muova libera e sviluppi nuovi giochi di una semplicità assoluta. Un ambiente naturale, quale una spiaggia o una pineta, offre ai bambini un’infinità di spunti creativi che diventano giochi e divertimento e li aiutano a socializzare e a crescere sereni. Compito dell’educatore, nei primi anni della scuola materna, è incoraggiare il bambino alla scoperta del mondo intorno a sé, a interagire con gli altri bambini e a esprimere le sue emozioni. In questi primi anni il bambino sviluppa una serie di abilità: • Impara ad esprimersi con chiarezza e in modo appropriato; • Impara a giocare col linguaggio creando rime, inventando vocaboli, usando le parole in associazioni divertenti; • Usa il disegno ed i colori per esprimere la propria fantasia ed inizia ad imparare le tecniche pittoriche; • Inventa storie fantastiche che lo immergono in un universo creativo fatto di sogni mutuati dalla realtà; • Diventa abilissimo a ballare e a mimare, suscitando spesso lo stupore di chi lo guarda. È l’età della libertà e dell’innocenza che tutti ricordiamo con nostalgia e che riviviamo in loro con stupore. Il passaggio dalla scuola materna alla scuola elementare segna una prima tappa importante verso la responsabilità e la formazione del carattere. In questo periodo il bambino ha dentro di sé molte paure: la paura dei pericoli, quella della solitudine, la paura del buio, dei sogni brutti, la paura di essere esclusi. La famiglia gioca un ruolo fondamentale nel superamento delle paure, il bambino pur fragile e indifeso, ha tutte le sensibilità dell’adulto, e i genitori ne devono rispettare la dignità umana e la personalità. Sbagliano quelli che impongono il silenzio ai figli, li costringono a ripiegare su sé stessi e a chiudersi nel mutismo, invece dovrebbero imparare ad ascoltarli con attenzione aiutandoli a crescere emotivamente, a diventare sicuri di sé e ad esprimere ciò che hanno dentro. Solo attraverso l’ascolto si ha un dialogo vero e l’intervento autoritario va ristretto ai momenti di correzione di comportamenti monelli o capricciosi.

giovedì 27 aprile 2017

La danza

La danza 
La danza in tutte le sue forme non può essere esclusa da una nobile educazione: danzare con i piedi, con le idee, con le parole, e devo aggiungere che bisogna saper danzare con la penna? (Friedrich Nietzsche)[ 21] 

La danza è una delle prime forme di espressione della creatività umana che si manifesta col movimento del corpo accompagnato e ritmato da suoni o da melodie. Nelle sue forme primitive la danza assume funzioni liberatorie, propiziatorie e di iniziazione. Libera l’uomo dalle inibizioni e lo lascia libero di abbandonarsi al ritmo e alle sensazioni. Propizia gli dei a concedere fertilità, raccolti abbondanti, pioggia; è iniziazione all’età adulta, alla caccia, all’amore. Nella danza si entra in un’altra dimensione, tutto si concentra nel movimento e attraverso di esso si esprimono emozioni e desideri. La componente creativa nella danza è duplice: da una parte libera la nostra espressività e la conduce al di là della razionalità; dall’altra è continua ricerca di nuove forme espressive originali, come avviene per le altre forme di creatività. Non abbiamo lo spazio per percorrere la storia della danza: basti ricordare alcuni classici come Il lago dei cigni, Lo schiaccianoci, Romeo e Giulietta, per proiettarci col pensiero nel vivo dello spettacolo e rivivere nei ricordi attimi davvero speciali. Chi lavora nel mondo della danza sa che per diventare ballerini di successo è necessario un massacrante lavoro quotidiano di preparazione. Ore ed ore dietro alla sbarra, giorni interminabili di prove per mettere in scena un balletto. Ma quando si apre il telone e lo spettacolo inizia, avviene quel piccolo miracolo che trasforma in estasi creativa la fatica e il sudore, si dimenticano tutte le paure e le rinunce per lasciarsi guidare dal ritmo musicale e vivere attimi di autentica magia. Ciascuno di noi, nella vita di società, accompagna le parole con la mimica e con i movimenti del corpo, spesso in maniera del tutto inconsapevole; potremmo definire questi movimenti come la danza del corpo. Questi movimenti inconsapevoli svelano molto di noi all’interlocutore che ci sta di fronte, smascherano le bugie, rivelano imbarazzi e titubanze, mostrano la nostra vera natura. Già l’andatura e la postura di una persona rivelano molto del suo equilibrio interiore e della sua personalità. Saper armonizzare la danza del corpo con le emozioni e i sentimenti interiori ci aiuta a recuperare la nostra autenticità e a mostrarci agli altri in modo univoco. I movimenti che scorrono fluidi, liberi, armoniosi, esprimono in modo nitido i nostri pensieri e le attitudini della nostra intelligenza. Solo accettandoci in toto, con i nostri pregi e difetti, possiamo ripristinare un corretto rapporto con la nostra parte irrazionale e ridare unità alla nostra personalità. La danza si esprime in diversi modi, attraverso l’immagine che il movimento del nostro corpo proietta verso il mondo esterno, attraverso la liberazione dell’ingessatura che avvolge la libertà espressiva insita in noi, attraverso la rappresentazione scenica che è manifestazione artistica e liberazione collettiva. La danza accompagnata dalla musica aiuta a guarire da molte tensioni psicosomatiche, tanto che viene usato il termine di danzaterapia. Fu l’insegnamento di Isadora Duncan e di Martha Graham a porre il benessere psico fisico in relazione con l’utilizzo dei movimenti e dell’armonia insiti nella danza. Ognuno di noi può scegliere la propria danza, può scegliere con quale eleganza o con quale veemenza muoversi, può scegliere l’armonia dell’unità tra mente e corpo e può danzare al ritmo del proprio cuore.

venerdì 7 aprile 2017

Il cinema

                                                                Il cinema 

Il cinema racchiude in se molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura e alla musica. (Akira Kurosawa) 

Il cinema ha 100 anni, ma non li dimostra. È vitale e innovativo, è arte e cultura, è sogno e magia. Dai fratelli Lumiere, a Charlie Chaplin, da Federico Fellini ad Akira Kurosawa, da Steven Spielberg a James Cameron, tante emozioni sono passate dallo schermo, attraverso i nostri occhi, al nostro intimo, ad emozionarci e darci spunti di riflessione. La civiltà del XXI secolo è la civiltà delle immagini, dalla tv ad internet, immagini che spaziano dal puro intrattenimento, all’informazione e alla riflessione. 
Come si colloca il cinema all’interno di questa civiltà dell’immagine? Per rispondere è necessario capire il transfert che avviene durante la visione di un film. Le immagini e le vicende del film colpiscono la nostra sensibilità e suscitano un pathos emotivo, che spinge a condividere le situazioni e gli stati d’animo e a immedesimarsi nei protagonisti delle vicende narrate. Capita sovente, ad esempio, che nei film di genere horror, gli spettatori vengano turbati a tal punto da avere degli incubi notturni. Le storie raccontate sono spesso la biografia di personaggi famosi, come Gandhi di Richard Attenbourogh o JF Kennedy di Oliver Stone, oppure la ricostruzione di avvenimenti storici come l’olocausto rivissuto nel film Schindler’s List di Steven Spielberg o le vicende dell’impero romano sotto l’imperatore Nerone narrate nel film Quo Vadis di Mervin LeRoy. Altri film ci proiettano nel futuro, ipotizzando quali potrebbero essere le condizioni di vita che verranno, ne sono esempi 1984 di Michael Radford, 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, Avatar di James Cameron. Il cinema è un potentissimo mezzo di comunicazione proprio in virtù del transfert che esercita sullo spettatore che si sente proiettato nel luogo in cui avviene la scena. Giocando sulla potenza mediatica dell’immagine, chi detiene il potere politico o economico cerca spesso di usare le immagini per propagandare le sue idee e i suoi prodotti. Fino a che si tratta di semplice pubblicità, restiamo nel tracciato della legalità, ma se si scivola nel campo della manipolazione delle idee, usando film , immagini e spot deliberatamente alterati per condizionare il consenso, allora si compie un grave abuso del potere che si detiene e si crea una situazione di illegalità e di menzogna programmata. Quale è dunque il modo migliore di fruire il cinema, quali accorgimenti usare per goderne appieno?
In realtà non esiste una risposta univoca, esistono varie possibilità che vanno a definire e a formare un quadro complessivo di riferimento. La prima risposta è quella di una fruizione spontanea e immediata, che significa lasciarsi coinvolgere e vivere gli stati d’animo rappresentati nel film. Coglierne le situazioni tragiche, comiche, satiriche e in questo sono eccezionali i bambini che provano paura, che ridono spensieratamente, che giocano con le immagini. Al di là delle situazioni ci sono le motivazioni, e qui interviene la capacità critica dello spettatore, la sua sensibilità di penetrare nell’animo umano e capirne le pulsioni. Così si manifesta l’individualità dell’espressione artistica, capace di cogliere sfumature del tutto originali e personali. Chi crea lo fa con intenzioni e motivazioni particolari, chi osserva a distanza di tempo e in luoghi lontani, vede con occhi diversi, e ne trae spunti di riflessione e di comparazione tra diverse realtà. È perciò importante inserire un film, o un libro, o un quadro, nel contesto storico in cui è nato, e da questo contesto partire per comprendere la posizione dell’artista e le idee che esprime. Si è spesso discusso sul ruolo e sulle responsabilità dell’intellighenzia nello sviluppo delle società in cui operano. Sicuramente è importante un approccio critico, da parte di chi visiona un’opera della creatività umana, nel domandarsi se questa sia frutto dell’onestà intellettuale di chi l’ha creata o sia piuttosto il frutto di un asservimento a un potentato politico o economico.

lunedì 3 aprile 2017

Il teatro

                                                                          Il teatro


 Il teatro è uno straripamento passionale, uno spaventevole tranfert di forza, da corpo a corpo.         (Antonin Artaud)


 Il teatro è una delle attività creative più multiformi, alla sua arte possiamo annoverare: la commedia, la tragedia, il dramma, l’opera lirica e l’operetta, il musical, lo spettacolo danzante, il kabuki, e altre. Attorno al teatro ruotano diverse attività creative come quelle dell’autore, del regista, degli attori, degli sceneggiatori, dei costumisti, dei compositori, ed eventualmente dei ballerini e dei cantanti. Guardandolo dalla parte dello spettatore il teatro è a prima vista spettacolo, recitazione, gestualità, suono, coreografia. Avvolto da un manto insolito lo spettatore viene catturato, rapito e inglobato nella rappresentazione. Dagli aspetti estetici passa gradualmente alla condivisione degli eventi narrati e dei sentimenti che suscitano. In questo modo anche lo spettatore diventa protagonista e ogni spettacolo assume veste di novità e di originalità per la condivisione che genera tra attori e spettatori. Visto dalla parte di chi lo realizza, lo spettacolo è un’attività creativa continua, che impegna prima e durante la rappresentazione; prima nell’allestimento, nelle prove e nel confronto tra i diversi aspetti dello spettacolo (regia, recitazione, scenografia ecc.), durante nella tensione di dare il meglio di sé ad ogni battuta e di coinvolgere il pubblico. Negli spettacoli teatrali a volte si usano le maschere, a volte divertenti, a volte paurose, che servono a caratterizzare ancora meglio i personaggi. Ma a ben vedere tutto il teatro ruota intorno a un mascheramento della realtà, che viene rivisitata al fine di suscitare emozioni negli spettatori. Uno dei catalizzatori più importanti del teatro è la satira che, con sottile ironia, ci fa sorridere e riflettere sulle eterne analogie dell’agire e del pensare umano. L’importanza del teatro è testimoniata dai bellissimi edifici realizzati in tutto il mondo per le attività di spettacolo: dagli antichi anfiteatri greci e romani fino agli splendidi edifici che abbelliscono visivamente e culturalmente tante città del mondo come l’Opera Garnier a Parigi, la Royal Victoria Hall e il Covent Garden a Londra, La Fenice a Venezia, La Scala a Milano, il Metropolitan a New York, il Bolshoi a Mosca, l’Opera House a Sidney. La peculiarità dello spettacolo teatrale è che opere scritte centinaia di anni fa, attraverso nuovi allestimenti e riletture, mantengono sempre la loro attualità e richiamano spettatori ovunque vengano rappresentate, come ad esempio avviene per Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. L’invito che rivolgo a tutti è di partecipare con passione alle rappresentazioni teatrali e di calarsi nelle storie e nei personaggi raccontati per poi ricordarle e discuterle con chi ha condiviso con noi lo spettacolo. Per chi vive d’arte è sempre stato difficile sbarcare il lunario, e per uno che fa fortuna cento patiscono la fame. Eppure il mondo del teatro è sempre stato agognato da chi ha temperamento artistico, e chi calca il palcoscenico difficilmente se ne vuole allontanare. La cultura è un patrimonio importante nella vita di ogni società; dobbiamo a malincuore costatare che oggi i tagli sempre più pesanti per riassestare i conti pubblici tolgono anche le poche risorse che venivano destinate per supportare le attività dello spettacolo. Cos’è una società senza cultura? È come un corpo senza intelligenza. Facciamo in modo che lo stimolo a stare insieme con intelligenza non si interrompa e che siano sempre curati e rinnovati gli spazi dedicati a questi incontri. Nella moderna società non si sa rinunciare al telefonino o al televisore. D’accordo, ma allora perché privarsi di una tradizione che si rinnova e ci rinnova ad ogni spettacolo? Perché rinunciare alla magia del teatro, con cosa vorremmo sostituirlo? Con i messaggini scambiati sul cellulare, con le telefonate chilometriche, con i talk show? Magari un po’ meno routine e un po’ più creatività non ci farebbero male, siete d’accordo?

giovedì 30 marzo 2017

La moda

                                                                      La moda 

Un elemento fondamentale che mi ha portato verso la moda è stata la passione, la necessità quasi fisica, di un rapporto diretto con la materia del mio creare. (Gianfranco Ferrè) 


Moda, arte e design hanno molte assonanze: gusto e creatività sono gli ingredienti che le accomunano. Moda e creatività sono talmente intessute a doppio filo da poter affermare che non potrebbe esistere “il fenomeno moda” senza un’intensa attività creativa che orienti e anticipi i gusti e i desideri dei consumatori. La moda esprime bellezza, colore, armonia. È un’esplosione di vita che contagia e aiuta a sentirsi unici e affascinanti. È innovazione e tradizione, è seduzione e charme, è la perfetta simbiosi tra estro ed intelligenza. Percorriamo insieme la strada seguita da alcuni stilisti che hanno fatto grande la moda: • Piero Cardin (Venezia, 1922), divenuto da 60 anni il mito della moda col nome di Pierre Cardin, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per la sua originalità e capacità di rinnovarsi, esprime la sua determinazione con queste parole: ho chiesto a me stesso: perché solo i ricchi possono accedere alla moda esclusiva? Perché non possono farlo anche l’uomo o la donna della strada? Io potevo cambiare questa regola. E l’ho fatto; • Valentino Garavani (Voghera, 1932), dagli anni ’60 diviene semplicemente Valentino e delizia ed entusiasma per i suoi modelli in cui predomina il rosso Valentino. Sentiamo dalle sue parole come definisce l’eleganza: equilibrio tra proporzioni, emozione e sorpresa; • Gabrielle Bonheure Chanel, (1883-1971) di umili origini, iniziò ad avere successo nel 1912 e la sua ascesa non si arrestò più, fino a diventare l’insuperabile ed irresistibile Coco Chanel, che esprimeva con queste parole il fascino femminile: una donna a diciannove anni può essere attraente, a ventinove seducente, ma solo a trentanove può essere irresistibile; • Gianfranco Ferrè (1944-2007), esempio di creatività e di lavoro quotidiano, ebbe a scrivere: La moda è logica, metodo, sistema. È lavoro. Anzi, la moda sono tanti lavori: del disegnatore, del sarto, dell’artigiano, del tecnico. Servono entusiasmo e dedizione. È curiosità intesa come ricerca continua di stimoli. È cultura intesa come conoscenza delle esperienze altrui, delle espressioni del sapere umano, degli altri orizzonti e delle più diverse realtà di vita. Un consiglio in sintesi? Conoscere e sperimentare, lavorare e sapere esattamente quello che si vuole. E soprattutto non dimenticare mai che la moda è anche sogno.[ 20] Quattro storie di successo con un denominatore comune, la voglia di emergere e di stupire, il desiderio di esprimere la propria creatività, la tensione verso la perfezione attraverso il controllo di ogni dettaglio del processo creativo. La loro creatività non è stata quella di un attimo ma è durata decine di anni, rinnovandosi continuamente, regalando alle donne e agli uomini di tutto il mondo stile e fascino. E dopo di loro il diluvio? Chi li sostituirà e quali canoni si imporranno? Il mondo della moda oggi è influenzato in maniera rilevante dalle novità tecnologiche, per cui si stanno affacciando nuovi tessuti molto leggeri e ad alta tenuta termica per l’inverno e altrettanto leggeri ma freschi e traspiranti per l’estate. Molti di questi tessuti derivano da sperimentazioni fatte dagli astronauti e da persone che hanno partecipato a spedizioni in condizioni climatiche estreme. Per il resto assistiamo sempre più all’affermarsi di prodotti di nicchia, molto costosi, destinati a clienti estremamente esigenti, che pur di distinguersi dalla massa non badano a spese. Si sta restringendo la classe media, e di conseguenza anche la moda si focalizza sui prodotti di massa e su quelli di nicchia. La moda ha come sua capitale Parigi e sulle sue passerelle sfilano i modelli di tante maison famose ed emergenti quali: Balenciaga, Céline, Cerruti, Chanel, Chloe, Dior, Ungaro, Hermès, J.P. Gaultier, Galliano, Kenzo, L. Vuitton, Y.S. Laurent, Yamamoto. Ogni anno si rinnova la magia e la fantasmagorica festa di colori e creazioni che affascinano ed entusiasmano, richiamando clienti da tutto il mondo. Vorrei concludere con le parole ricche di intelligenza e saggezza di uno dei più grandi stilisti di sempre, Giorgio Armani: L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare.

sabato 4 marzo 2017

Il design

                                                               Il design 

I problemi di design sono dappertutto, e non solo nell’arredamento come appare dalle apparenze. (Bruno Munari)[ 19] 

Come afferma Bruno Munari i problemi di design sono dappertutto, in particolare il design spazia dalla moda all’arredamento, dal design industriale a quello automobilistico , dal web ai giardini, ai grandi magazzini, all’illuminazione. Il design non si occupa assolutamente del solo lato estetico di un prodotto ma ne studia e ne risolve i problemi inerenti: l’impatto ambientale, la facilità d’uso, l’ergonomia, ed ogni altro problema costruttivo e progettuale che si presenti. Dato che un problema di design nasce da un bisogno, la soluzione arricchisce il prodotto finito e, in ultima analisi, migliora la qualità della vita. Per risolvere un problema è in primo luogo necessario conoscerne tutti i componenti e definirlo correttamente. Oggi le aziende industriali spingono per rinnovare continuamente i prodotti in modo da indurre i clienti a cambiarli frequentemente. Entrano così in gioco problemi morali di correttezza e di eticità, che sempre più spesso sono trascurati a favore del semplice calcolo economico. I problemi da affrontare diventano sempre più complessi, in quanto abbracciano diversi campi della scienza e della comunicazione. È necessario scindere la complessità, smontarla, individuando le componenti del problema e analizzarle con il metodo interdisciplinare in cui interviene un team composito, che assomma tutte le conoscenze che un singolo creativo non potrebbe avere. Non è un’intuizione o un’idea a risolvere il problema creativo, come può avvenire nell’arte e nella poesia, nel design la progettazione avviene attenendosi a problemi empirici, la cui soluzione passa attraverso lo studio attento dei dati, per giungere a un progetto complessivo. Le fasi successive alla progettazione sono: l’individuazione dei materiali e delle tecnologie da utilizzare, la fase realizzativa vera e propria e infine la sperimentazione del prodotto creato, apportando eventuali modifiche migliorative. 
Vediamo in chiusura quali potrebbero essere alcune delle prossime entusiasmanti novità e sfide per il design: 
• Realizzare, in team integrato, una piattaforma che permetta di utilizzare la web tv, da manovrare con un semplice telecomando, con accesso ai contenuti internet a banda larga, collegamento per dialogare con la pubblica amministrazione, servizi bancari e postali, acquisti personalizzati on line, scelta interattiva dei programmi da visualizzare, studio universitario e formativo con tutor, videochiamata, videoconferenza e videosorveglianza; 
Collaborare agli studi nel campo della robotica, creando un design più armonico e funzionale, per rendere i robot che l’industria elettronica sta realizzando dei veri e propri tuttofare utilizzabili a casa, al lavoro e nel tempo libero; 
• Orientare sempre più i prodotti al rispetto dell’habitat naturale: foreste, acqua, combustibili fossili, suolo. Utilizzare materiali a basso impatto ambientale, che consentano risparmio energetico e che rendano sempre più gli ambienti domestici e pubblici biocompatibili e autosufficienti. Il design non può essere un’entità a sé e il lavoro creativo si inserisce armonicamente nella cultura e nella tecnologia della società in cui opera. È attraverso la cultura che sviluppiamo la nostra umanità; possiamo affermare che la cultura è il software e la tecnologia l’hardware. Nel corso del tempo siamo giunti a comprendere concetti astratti come moralità, giustizia, eticità, bene e male. La tecnologia non può avere senso se non è guidata dalla conoscenza delle regole che sono necessarie per uno sviluppo armonico della società.

venerdì 24 febbraio 2017

La pittura e la scultura

                                                         La pittura e la scultura 

La pittura è poesia silenziosa, e la poesia è pittura che parla. (Simonide)[ 18] Per capire un’opera d’arte, è necessario, in primo luogo, inserirla nel contesto storico in cui è nata e nel substrato culturale e simbolico dell’epoca. Sarebbe, ad esempio, impossibile capire il significato delle creazioni artistiche dell’antico Egitto senza conoscere le convinzioni religiose e sociali di quella civiltà. Una volta delimitato il contesto storico, ci si può dedicare a capire la personalità dell’artista, le sue radici sociali e le sue convinzioni personali. In questo modo si contestualizza l’espressione artistica individuale e questo ci fornisce un aiuto per immergerci nella lettura del quadro o della scultura che osserviamo. Gli angoli visuali su cui abbiamo la possibilità di spaziare sono innumerevoli, a partire dalla semplice contemplazione della bellezza che ci viene trasmessa dall’opera d’arte e che prescinde da ogni analisi intellettuale. Ma superata questa prima fase puramente emotiva, abbiamo la possibilità di giudicare l’opera sotto diversi aspetti:
 • Giudicarla inserendola nell’epoca storica in cui è stata realizzata, analizzandone l’originalità e gli elementi innovativi che introduce; 
• Soffermarsi sui materiali utilizzati, la tipologia dei colori, il tipo di tela, o in caso di scultura la creta o il marmo utilizzato e gli strumenti di incisione;
 • Cercare di cogliere gli elementi espressivi insiti nell’opera che osserviamo: quindi dare un significato alle espressioni, alle pose, agli sguardi, all’interazione dei personaggi con la natura ed il paesaggio che li circonda;
• Capire la simbologia che esprime attraverso l’osservazione del contesto e dei dettagli; la simbologia può essere religiosa, politica, estetica, sentimentale, emotiva. 
Proviamo ora a immaginare quali scenari si aprono nel prossimo futuro per la pittura. Anche nelle arti visive negli ultimi due secoli si sono avute innovazioni e cambiamenti stilistici a ritmo sempre più veloce. Si è passati dall’impressionismo di fine 1800 di Claude Monet, Edgar Degas e Eduard Manet, al post impressionismo di Vincent Van Gogh, Paul Cezanne e Paul Gauguin, all’Art Nouveau di Gustav Klimt. Il novecento, secolo di grande fermento artistico, segnato tra l’altro dalla nascita del cinema, ha visto succedersi cubisti (Pablo Picasso), espressionisti (Edvard Munch), astrattisti (Vasilij Kandinskij), surrealisti (Jean Mirò), futuristi, la pop art, l’optical art, la minimal art. Questa iperattività nel rinnovamento creativo ha fatto del ventesimo secolo una multiforme fucina dell’arte in cui si sono riversate le innumerevoli spinte innovative provenienti dalla società. L’alba del XXI secolo si presenta molto più grigia e plumbea, soffocata prima dagli attentati alle Twin Towers e poi dalla crisi finanziaria iniziata nel 2008. Il clima sociale e culturale si è fatto molto più piatto, per fortuna internet offre molte possibilità di dialogo e confronto globale, unisce le nuove generazioni e crea strumenti e stimoli culturali e artistici innovativi. Attraverso la vetrina telematica, i giovani formano le loro convinzioni e consolidano i loro outlook riguardo la moda, il design e la creatività artistica in generale. Molti siti di pittura mettono a confronto i lavori di artisti di talento che realizzano le loro opere con tecniche computerizzate, esprimendo la loro visione del mondo. Saranno questi gli artisti che studieremo sui testi di storia dell’arte come esponenti delle arti visive del XXI secolo? Non abbiamo risposte certe ma vi invito a una visita ai siti più rappresentativi dell’arte contemporanea e a immergervi nelle visioni che si aprono ai nostri sensi, perché l’arte è fatta per essere condivisa, criticata e soprattutto per essere goduta. E ricordiamo le parole di Simonide: La pittura è poesia silenziosa.

sabato 14 gennaio 2017

Le arti visive

                                                                      Le arti visive 

Il linguaggio delle immagini è diretto, ricco e potente. Come tutti i linguaggi, però, bisogna imparare a conoscerlo. Altrimenti l’immagine resta “muta” e la comunicazione non avviene. (Maria Carla Prette)[ 17] Le principali arti visive sono la pittura, il cinema, il design, la grafica, la fotografia, l’illustrazione e l’animazione, la digital imaging. Abbiamo poi le arti plastiche: architettura e scultura. Come abbiamo già avuto modo di scrivere, le immagini sono il più potente strumento di comunicazione e si fissano nella mente con un’intensità molto maggiore rispetto alle parole o agli scritti. Le immagini che accompagnano una presentazione, una lezione o un libro favoriscono la concentrazione ed aiutano l’apprendimento. La creatività nel campo delle arti visive è estremamente variegata ed eterogenea e gli stessi artisti spesso spaziano nei diversi campi, come avviene ad esempio tra pittura, affreschi e scultura, o tra animazione, digital imaging e illustrazione. Questa interdisciplinarità tra le arti visive è sempre stata un punto di forza della creatività artistica, che è continuo dialogo e apertura, che è mettersi in gioco e confrontarsi. Nell’appiattimento mediatico dei mass media dell’Italia di oggi, il ruolo delle nuove tecnologie assume un’importanza basilare per un rinnovamento culturale e generazionale. Cinema, design, grafica, digital imaging e fotografia sono gli strumenti a disposizione dei giovani per una reale rivoluzione culturale, capace di ridare slancio creativo e innovazione al nostro paese. Oggi la disoccupazione giovanile supera il 30% e diventa sempre più raro il lavoro stabile. In uno stato di precarietà continua diventa difficile avere la serenità d’animo per dialogare e fare cultura. E spesso chi ci riesce, come Roberto Saviano, paga con l’isolamento e la solitudine la denuncia delle storture malavitose. Lavorare in rete è oggi una grande opportunità per le giovani generazioni, perché permette l’accesso al mercato in qualsiasi parte del pianeta ci si trovi, a patto che si abbiano idee coinvolgenti e innovative. Anche nella fase di apprendimento si moltiplicano le possibilità di conseguire le conoscenze e i titoli necessari ad operare, attraverso le università e i corsi professionali on line. Diventa così ininfluente il luogo fisico in cui si risiede, ciò che conta è l’apertura mentale e la volontà di apprendere. Un caso emblematico del sapere open source è Federica, l’assistente virtuale dell’università di Napoli, che offre una cinquantina di corsi aperti a tutti. Nuovi hardware come l’iphone, l’ipad, i netbook e gli smartphone liberano internet dai classici schemi casa-pc e permettono l’uso di applicativi in continua evoluzione, che trasformano rapidamente il modo di fruire dell’informazione e di fare ricerche. Le tecnologie video del 3D e del 4D danno all’immagine il senso della profondità e dello spazio creando effetti spettacolari. Le nuove professioni hanno nomi inglesi ed anima tecnologica come 3D Animator, Game programmer e designer, interior designer. Diverse università oggi propongono la laurea magistrale in arti visive, focalizzando l’interesse e lo studio sulla conservazione e la gestione dell’immenso patrimonio architettonico, paesaggistico, pittorico che arricchisce di storia e cultura l’Italia. Questo patrimonio di arti visive, che continuamente continua ad arricchirsi grazie alle realizzazioni di registi, pittori, scultori, designer ed altri creativi, costituisce il tesoro più prezioso che abbiamo e valorizzarlo attraverso le nuove tecnologie vuol dire non solo attrarre nuovi visitatori, ma anche appassionare le giovani generazioni alle radici della nostra cultura millenaria e dare loro prospettive di lavoro interessanti e intellettualmente stimolanti. Ogni bambino progredisce nella conoscenza del mondo utilizzando non solo la vista ma tutti gli apparati sensoriali. Così anche nelle arti visive la progettualità è opportuno che vada oltre la semplice bellezza estetica e si completi con la piacevolezza tattile, i profumi più adeguati e con la comodità d’uso. Mi riferisco in particolare al design di oggetti e mobili e alla presentazione di eventi e prodotti. Le arti visive sono un potentissimo strumento di comunicazione e un’opportunità per le persone di esprimere la loro creatività, tanto che designer, registi, sceneggiatori, attori sono persone che, generalmente, vivono con coinvolgimento ed entusiasmo il loro lavoro e la cui attività spesso si protrae fino a tarda età.