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venerdì 7 aprile 2017

Il cinema

                                                                Il cinema 

Il cinema racchiude in se molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura e alla musica. (Akira Kurosawa) 

Il cinema ha 100 anni, ma non li dimostra. È vitale e innovativo, è arte e cultura, è sogno e magia. Dai fratelli Lumiere, a Charlie Chaplin, da Federico Fellini ad Akira Kurosawa, da Steven Spielberg a James Cameron, tante emozioni sono passate dallo schermo, attraverso i nostri occhi, al nostro intimo, ad emozionarci e darci spunti di riflessione. La civiltà del XXI secolo è la civiltà delle immagini, dalla tv ad internet, immagini che spaziano dal puro intrattenimento, all’informazione e alla riflessione. 
Come si colloca il cinema all’interno di questa civiltà dell’immagine? Per rispondere è necessario capire il transfert che avviene durante la visione di un film. Le immagini e le vicende del film colpiscono la nostra sensibilità e suscitano un pathos emotivo, che spinge a condividere le situazioni e gli stati d’animo e a immedesimarsi nei protagonisti delle vicende narrate. Capita sovente, ad esempio, che nei film di genere horror, gli spettatori vengano turbati a tal punto da avere degli incubi notturni. Le storie raccontate sono spesso la biografia di personaggi famosi, come Gandhi di Richard Attenbourogh o JF Kennedy di Oliver Stone, oppure la ricostruzione di avvenimenti storici come l’olocausto rivissuto nel film Schindler’s List di Steven Spielberg o le vicende dell’impero romano sotto l’imperatore Nerone narrate nel film Quo Vadis di Mervin LeRoy. Altri film ci proiettano nel futuro, ipotizzando quali potrebbero essere le condizioni di vita che verranno, ne sono esempi 1984 di Michael Radford, 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, Avatar di James Cameron. Il cinema è un potentissimo mezzo di comunicazione proprio in virtù del transfert che esercita sullo spettatore che si sente proiettato nel luogo in cui avviene la scena. Giocando sulla potenza mediatica dell’immagine, chi detiene il potere politico o economico cerca spesso di usare le immagini per propagandare le sue idee e i suoi prodotti. Fino a che si tratta di semplice pubblicità, restiamo nel tracciato della legalità, ma se si scivola nel campo della manipolazione delle idee, usando film , immagini e spot deliberatamente alterati per condizionare il consenso, allora si compie un grave abuso del potere che si detiene e si crea una situazione di illegalità e di menzogna programmata. Quale è dunque il modo migliore di fruire il cinema, quali accorgimenti usare per goderne appieno?
In realtà non esiste una risposta univoca, esistono varie possibilità che vanno a definire e a formare un quadro complessivo di riferimento. La prima risposta è quella di una fruizione spontanea e immediata, che significa lasciarsi coinvolgere e vivere gli stati d’animo rappresentati nel film. Coglierne le situazioni tragiche, comiche, satiriche e in questo sono eccezionali i bambini che provano paura, che ridono spensieratamente, che giocano con le immagini. Al di là delle situazioni ci sono le motivazioni, e qui interviene la capacità critica dello spettatore, la sua sensibilità di penetrare nell’animo umano e capirne le pulsioni. Così si manifesta l’individualità dell’espressione artistica, capace di cogliere sfumature del tutto originali e personali. Chi crea lo fa con intenzioni e motivazioni particolari, chi osserva a distanza di tempo e in luoghi lontani, vede con occhi diversi, e ne trae spunti di riflessione e di comparazione tra diverse realtà. È perciò importante inserire un film, o un libro, o un quadro, nel contesto storico in cui è nato, e da questo contesto partire per comprendere la posizione dell’artista e le idee che esprime. Si è spesso discusso sul ruolo e sulle responsabilità dell’intellighenzia nello sviluppo delle società in cui operano. Sicuramente è importante un approccio critico, da parte di chi visiona un’opera della creatività umana, nel domandarsi se questa sia frutto dell’onestà intellettuale di chi l’ha creata o sia piuttosto il frutto di un asservimento a un potentato politico o economico.

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