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lunedì 20 febbraio 2012

L'economia italiana tra esportazioni record e recessione


      L’economia italiana tra esportazioni record e recessione




L’Italia continua a restare a galla grazie agli sforzi e ai sacrifici dei tanti imprenditori onesti e capaci, che costituiscono lo zoccolo duro della nostra economia. Anche nei periodi più bui della crisi il fascino del made in Italy ha continuato a esercitare il suo richiamo sugli acquirenti stranieri. Nel corso del 2011 l’export italiano è tornato ai livelli pre crisi, collocandoci tra i primi tre paesi esportatori mondiali in quasi mille prodotti. L’economia italiana, nel corso del 2012, è entrata in recessione a causa della debolezza della domanda interna, mentre invece le esportazioni hanno ripreso a correre. Sui mercati internazionali viene particolarmente apprezzata l’innovazione, la creatività, la qualità, il design dei prodotti italiani. I settori trainanti del nostro export sono molteplici: alta tecnologia, meccanica di precisione, componentistica integrata, macchinari per l’agricoltura, prodotti alimentari, caseari, vitivinicoli, tessile, abbigliamento, moda, pelletteria, calzature, occhiali, gioielli, arredamento, ceramiche, sono solo alcune delle centinaia di produzioni in cui lo stile italiano eccelle a livello mondiale. Nel corso del 2011 abbiamo registrato un avanzo degli scambi industriali con l’estero di oltre 40 miliardi di euro. Le dimensioni medio piccole delle nostre imprese esaltano le capacità innovative dell’industria italiana che ingloba preziose tradizioni artigianali. Le aziende italiane si trovano però ad operare in una situazione sempre più critica a causa dei livelli di tassazione tra i più alti al mondo, delle carenze dei servizi pubblici, degli aggravi burocratici, degli ostacoli alla libera concorrenza creati dall’economia sommersa. Oggi a queste criticità si sommano le difficoltà che le aziende incontrano nell’ottenere finanziamenti a tassi concorrenziali con quelli delle aziende degli altri paesi comunitari. Le banche ottengono credito a basso costo dalla BCE, denaro che invece di essere utilizzato per finanziare le imprese, viene usato a fini speculativi, con il rischio di nuove insolvenze , il cui peso ricade puntualmente sui cittadini e sulle imprese.

I recenti accordi comunitari in materia di finanziamento del fondo salva Stati, impegnano i governi nazionali al riassorbimento dei deficit pubblici eccessivi. Questi impegni significano per l’Italia una diminuzione della percentuale del deficit rispetto al PIL di circa cinque punti all’anno per oltre dieci anni. Ciò significa che ogni anno sarà obbligatorio ridurre il debito pubblico di almeno 50 miliardi di euro. La paura è che si continuerà a colpire chi già paga le tasse, con un inasprimento dei vari e molteplici balzelli che stringono sempre una corda al collo dei contribuenti.

Nessuno parla più di solidarietà e di Stato sociale, gli unici parametri presi in considerazione sembrano essere quelli dell’austerità e dei tagli. La situazione economica, nei primi mesi del 2012, continua ad essere fonte di sofferenze e di ingiustizie. La propensione al risparmio crollata dell’80 per cento, la disoccupazione giovanile che ha superato il 30 per cento, il perdurare delle inefficienze e dell’evasione fiscale, sono alcuni dei dati più preoccupanti. A causa dei continui tagli, l’economia italiana è entrata in recessione, per mancanza di liquidità e di nuovi investimenti produttivi. Mentre la  macchina pubblica continua ad inghiottire crescenti quantità di denaro, ci si illude che per uscire dalla crisi basterà spremere ancora un po’ la massa dei contribuenti.  Nessuno vuole rinunciare ad una parte dei privilegi acquisiti, così il deficit dello Stato continua a crescere, tra sprechi, inefficienze, ruberie, compensi e stipendi milionari, gettoni e benefit di ogni genere. 






lunedì 6 febbraio 2012

L'importanza della creatività nella vita dell'uomo


         L’importanza della creatività nella vita dell’uomo





Da quando l’uomo ha acquisito la capacità di sviluppare dei pensieri logici, il cammino dell’umanità verso la conoscenza e il miglioramento delle  condizioni di vita non si è più arrestato. Attraverso i millenni si sono succedute scoperte, invenzioni, elaborazioni intellettuali e creazioni artistiche che hanno sempre più velocemente accresciuto le capacità umane di capire e rappresentare la natura e di cercare al suo interno la soluzione a malattie, bisogni primari e secondari.
È altresì da far notare che ogni civiltà che si è affacciata sulla terra ha avuto le sue  peculiarità e che ognuna ha dato priorità a particolari aspetti dell’evoluzione umana legati al contesto sociale, etnico e politico in cui operava.

Alcune civiltà hanno basato la loro vita e il loro sviluppo su obiettivi di conquista, come ad esempio la civiltà unna, quella macedone e quella mongola, altre sullo sviluppo della creatività individuale come quella ateniese e della Grecia in generale nel V secolo avanti Cristo ed altre ancora hanno operato su un mix delle due componenti come la civiltà romana, quella cinese e quella egizia.

Spesso la sete di conquista è coincisa con grandi condottieri che, presi da una smania insaziabile, hanno condotto la loro vita da una conquista all’altra, come Alessandro Magno, Gengis Khan, Napoleone Bonaparte  ed altri dittatori del XX secolo.

Altri uomini hanno invece dedicato le loro vite alla ricerca della conoscenza sia nelle scienze umane sia in quelle fisiche e meccaniche.

Aristotele, Platone, Epicuro, Ippocrate, Omero, Virgilio, Marco Tullio Cicerone, Lao Tze, William Shakespeare, Leonardo da Vinci, Luis Pasteur, sono alcuni esempi di uomini che hanno dedicato la vita alla ricerca e alla creatività.

Socrate, Gesù di Nazareth, Maometto, Confucio, san Francesco d’Assisi, madre Teresa di Calcutta sono persone che hanno fatto dell’esempio e della moderazione uno stile di vita ed hanno lasciato un sentiero da seguire per quanti desiderano vivere nella pace dell’anima, dando una testimonianza con le loro parole e con la loro vita.

La vita di ognuno di noi scorre veloce, senza che abbiamo alcuna certezza sul momento in cui giungerà alla fine, ed ognuno di noi ha dentro una sua unicità che può manifestare o tenere nascosta a sua scelta.

Succede spesso che gli uomini comprimano e rinuncino a manifestare la creatività e l’umanità che è in loro, per indolenza o per noia, cercando diversivi vuoti che aiutano ad ammazzare il tempo, come molti videogiochi, o peggio alcolici e droghe che alienano dalla realtà.

Le vicende della vita possono aiutare o scoraggiare il manifestarsi della creatività e dell’empatia, ma la storia insegna che anche nei periodi più bui l’uomo può scegliere di testimoniare a favore dell’amore contro ogni persecuzione e brutalità. Pensiamo all’esempio fornito da padre Massimiliano Kolbe, da Karol Wojtyla, dalle tante vittime dei regimi tirannici di ogni tempo, che hanno pagato un tributo di sofferenze e di sangue, solo per non avere accettato di rinunciare alla loro umanità, alla loro creatività e spiritualità.

Le domande che l’uomo da millenni si pone sono quelle che riguardano la sua esistenza e l’universo che ci circonda: chi siamo, da dove veniamo, chi ci ha creati, che senso dobbiamo dare alle nostre vite, che rapporti dobbiamo avere con le altre persone, con gli animali e con la natura, come dobbiamo porci nei confronti dei sentimenti umani quali amore, amicizia, odio, che  peso dobbiamo dare ai bisogni naturali, esiste lo spirito dentro di noi e se esiste cos’è, cosa ci spinge a compiere certe azioni piuttosto che altre, è giusto sviluppare la propria creatività e in che modo.

Tante domande che nel corso dei secoli hanno avuto risposte spesso contraddittorie. Domande che abbiamo la responsabilità di non nascondere dietro mille altre incombenze quotidiane, ma di riflettere sul perché nessuno è uguale a noi e su quale sia il contributo che possiamo dare per lasciare il mondo un po’ più bello di quando siamo arrivati a farvi parte come esseri pensanti.

E ultime domande immanenti a tutta la nostra vita: esiste una memoria delle nostre azioni, esistono altre intelligenze nell’universo o in mondi paralleli, cosa succede quando moriamo, esiste una vita oltre la morte, esiste una divinità che ci giudicherà in base alle nostre azioni?






Come nasce la creatività


Come nasce la creatività





Si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.[1]





La creatività è un’abilità innata che ciascuno ha dentro di sé. È un dono che ci è stato fatto dalla natura e dai nostri cromosomi. Ognuno ha delle peculiarità che lo spingono a dedicarsi a una particolare forma di creatività. C’è chi ha il dono dell’orecchio musicale, chi quello della bella voce, chi è portato per la ricerca matematica e chi eccelle nel linguaggio, chi ha la passione del design e chi di deliziare i palati inventando nuove ricette o rielaborandole.

Possiamo allora affermare che la creatività esiste in ciascuno in forme diverse e possiamo aggiungere che può essere aiutata da una presa di coscienza di possedere abilità potenzialmente uniche.

Ad aiutarci in questa presa di coscienza può esserci la famiglia, l’educazione scolastica, le attività che svolgiamo nel tempo libero, o più semplicemente la casualità.

Tanto più sono vivi e attivi i nostri sensi, tanto maggiore è la nostra capacità creativa perché come diceva Salvador Dalì (1904-1989) l’ispirazione è ovunque, bisogna solo aver gli occhi ben aperti , e la mente pronta a ricevere.

Per avere delle idee dobbiamo essere nel flusso della vita, con i sensi ben svegli, osservare, dialogare, toccare, sentire, assaporare, e poi riflettere e lasciare rielaborare tutto dall’immaginazione, dalla fantasia e dalla libertà intellettuale.

Luis Pasteur (1822-1895) sosteneva che il caso favorisce uno spirito preparato. Pensare di avvicinarsi alla verità creando e innovando senza essere sorretti da una serie di conoscenze che ci supportino è illuderci che l’idea innovativa possa scaturire dal nulla.

Immaginiamo una miriade di circuiti creati dal nostro patrimonio genetico, e via via modificati dalle esperienze, dalle sensazioni e dagli stimoli dell’ambiente che ci circonda; tra queste mappe è racchiusa la nostra creatività, la nostra capacità di adattamento, di elaborazione e scoperta di nuove prospettive, soluzioni e  visioni.

In realtà sul funzionamento del cervello restano ancora molte zone buie che sono altrettante sfide sulla via della conoscenza di questo incredibile e complesso organo che, pur costituendo solo il due per cento della massa totale del nostro corpo, consuma approssimativamente il venti per cento dell’energia disponibile.

Nella scienza, per fare passi avanti, è necessario conoscere, mettere in discussione ed elaborare teorie che innovino e diano nuova linfa a una ricerca che procede instancabile verso la conoscenza delle capacità umane, dell’ambiente circostante e dell’universo spazio-tempo. Universo che sgomenta per la sua grandezza e i suoi misteri, ma che dà tanta carica e tanti stimoli all’intelligenza umana alla continua ricerca della verità che sfugge e che mostra solo frammenti di sé.

Ad oggi le ricerche sulle basi neuropsicologiche della creatività non hanno dato risposte definitive e nessuno può affermare con sicurezza che la nostra creatività passi unicamente per i percorsi sinaptici dei miliardi di neuroni del nostro cervello.

Affiancare creatività e spiritualità è affondare nell’essenza dell’uomo così fragile eppure capace di elevarsi a vette sublimi nella musica, nella letteratura, nell’architettura, nella scultura e pittura, nella conoscenza del corpo umano e dell’universo circostante.

E sui temi delle mappe cerebrali e della spiritualità torneremo nei prossimi capitoli per cercare di capire meglio come si interfacciano con la creatività.

Immaginiamo di essere un barman di successo e di voler inventare il cocktail della creatività. Come potrebbe nascere? Ci vorrebbe un mix variabile di patrimonio genetico, input ambientali, onestà intellettuale, curiosità, spontaneità, fantasia ed ottimismo, shakerare bene per amalgamare tutti gli ingredienti ed assaggiare. Non è garantito il risultato perché per aver successo occorre aver avuto l’intuizione giusta e raccogliere il consenso del pubblico, che non di raro arriva dopo molto tempo.

Ora vi confido che, per mettere alla prova la vostra attenzione, in questo capitolo ho inserito alcune frasi riportate pari pari in altri capitoli. Queste frasi che si ripetono ci aiutano a comprendere che meccanismi simili ruotano attorno alla creatività, con le idee che vagano nella mente, si scompongono, si accavallano, si ripetono e da idee tradizionali si trasformano in associazioni diverse e originali fino a formare quel   cocktail magico che dà origine alla novità.





[1] Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe, 1943.

La creatività


                                           La creatività


        

                    

Abbracciandola in tutte le sue manifestazioni, definirei la creatività come la volontà e la capacità di esprimere l’unicità che è in noi attraverso creazioni artistiche, ricerca e scoperte scientifiche, comportamenti personali e sociali rivolti ad esprimere emozioni, solidarietà e più in generale empatia.

La creatività, nelle sue molteplici espressioni, viene da sempre associata all’intelligenza, con la quale esistono complessi legami, non ancora completamente chiariti dalla Scienza. La creatività svolge un ruolo insostituibile nell’evoluzione umana, sia per alimentare il progresso scientifico e tecnologico, sia per elevare lo spirito attraverso l’arte, la letteratura la musica. L’intelligenza non è qualcosa di monolitico e di assoluto, ma abbraccia sensibilità ed abilità che ognuno possiede in modo differente e può valorizzare con l’esercizio, la ricerca, l’applicazione e  lo studio. L’intelligenza, intesa come complesso di abilità e di sensibilità, è la capacità di comprendere la realtà, sia fisica che spirituale, del nostro essere e del mondo che ci circonda. Per valorizzare la creatività occorre essere capaci di guardare oltre le consuetudini e le apparenze, migliorando attraverso lo studio e la ricerca le capacità intellettive che possediamo.
La creatività spesso si esprime anche con comportamenti asociali, quando si pone il proprio io e gli interessi propri o di clan al di sopra dei valori di convivenza pacifica e di empatia. In questi casi la creatività è rivolta ad affermare la supremazia di interessi egoistici, che spesso non coincidono con quelli generali dell’umanità. Esempi di questi comportamenti devianti sono i totalitarismi con il culto della personalità del dittatore e l’asservimento dell’arte, della scienza e di ogni espressione creativa a obiettivi propagandistici tesi a osannare il regime, rafforzare il consenso e giustificare ogni azione, anche le più nefaste,  di chi detiene il potere; altro esempio è fornito dall’attività della criminalità organizzata che mira a guadagni illeciti al di fuori di ogni rispetto delle leggi, con lo sfruttamento della prostituzione, lo spaccio della droga, il riciclaggio, la diffusione del gioco d’azzardo ed altre attività illecite. Nella società moderna, più che in ogni altra epoca ricca di possibilità di cultura e di apprendimento, il maggior ostacolo allo sviluppo della creatività sta nella carenza di un tessuto partecipativo che aiuti gli individui a manifestare e a sviluppare la propria unicità mettendo a confronto pensieri, emozioni e opere dell’ingegno.  Altri ostacoli sono costituiti dagli stereotipi proposti dalla società di massa con i fenomeni dei tronisti, delle veline, delle sit com, della pubblicità martellante, della censura più o meno palese delle opinioni, del voyerismo mediatico, della scarsità di risorse disponibili per la ricerca, per tutela della natura e per l’arte.

Cosa possiamo fare noi individui per assecondare e vivere pienamente la nostra creatività?

In primo luogo dobbiamo liberarci di quei comportamenti che ostacolano la creatività e l’interiorità, in particolare della routine quotidiana, intesa come una serie di comportamenti ripetitivi ed automatici che addormentano la nostra capacità innovativa e percettiva; dobbiamo affermare con forza e decisione la volontà di non appiattirci a causa di condizionamenti provenienti dalla società in generale, e più in particolare, dall’ambiente familiare, lavorativo, scolastico o dalla cerchia degli affetti e delle amicizie. Come si può facilmente intuire, il cammino non è né facile né indolore, perché presuppone la consapevolezza di essere bloccati e condizionati nell’espressione della nostra personalità. Alla consapevolezza è necessario far seguire la ferrea volontà di non adagiarsi negli atteggiamenti e comportamenti dettati dal conformismo che ci circonda e, infine, il desiderio di ricercare, con costanza e determinazione, nel nostro intimo quanto di più vero e di più caratteristico è impresso nella nostra unicità. Certo la consapevolezza e la volontà non bastano, perché per far emergere e migliorare i talenti che sono in noi è necessario esercitarli con costanza affinandoli e impreziosendoli con lo studio, il confronto e la condivisione. La storia insegna che chi è inserito in una società democratica, aperta al confronto e al dialogo libero esprime più facilmente e più compiutamente la propria creatività: pensiamo alla civiltà greca, al rinascimento, alla belle epoque, agli Stati Uniti d’America dopo la guerra di indipendenza dal Regno Unito, allo straordinario impulso che hanno avuto la medicina, la genetica, l’ingegneria e le scienze in genere nel secondo dopoguerra. Nei capitoli successivi mi dedicherò a delineare alcuni degli aspetti che compongono la creatività umana sia in campo scientifico che in campo più strettamente legato a e espressività artistica. Parleremo di amicizia, di amore, di letteratura, di filosofia, di pittura e scultura, di musica, di architettura, di medicina, emozioni di fisica, di astronomia, di moda, di design, e di tanti altri aspetti della creatività, cercando di capire cosa spinge l’uomo alla ricerca di sé e alla conoscenza della natura e dell’universo.