L’economia italiana tra esportazioni record e recessione
L’Italia continua a restare a galla grazie agli sforzi e ai sacrifici dei tanti imprenditori onesti e capaci, che costituiscono lo zoccolo duro della nostra economia. Anche nei periodi più bui della crisi il fascino del made in Italy ha continuato a esercitare il suo richiamo sugli acquirenti stranieri. Nel corso del 2011 l’export italiano è tornato ai livelli pre crisi, collocandoci tra i primi tre paesi esportatori mondiali in quasi mille prodotti. L’economia italiana, nel corso del 2012, è entrata in recessione a causa della debolezza della domanda interna, mentre invece le esportazioni hanno ripreso a correre. Sui mercati internazionali viene particolarmente apprezzata l’innovazione, la creatività, la qualità, il design dei prodotti italiani. I settori trainanti del nostro export sono molteplici: alta tecnologia, meccanica di precisione, componentistica integrata, macchinari per l’agricoltura, prodotti alimentari, caseari, vitivinicoli, tessile, abbigliamento, moda, pelletteria, calzature, occhiali, gioielli, arredamento, ceramiche, sono solo alcune delle centinaia di produzioni in cui lo stile italiano eccelle a livello mondiale. Nel corso del 2011 abbiamo registrato un avanzo degli scambi industriali con l’estero di oltre 40 miliardi di euro. Le dimensioni medio piccole delle nostre imprese esaltano le capacità innovative dell’industria italiana che ingloba preziose tradizioni artigianali. Le aziende italiane si trovano però ad operare in una situazione sempre più critica a causa dei livelli di tassazione tra i più alti al mondo, delle carenze dei servizi pubblici, degli aggravi burocratici, degli ostacoli alla libera concorrenza creati dall’economia sommersa. Oggi a queste criticità si sommano le difficoltà che le aziende incontrano nell’ottenere finanziamenti a tassi concorrenziali con quelli delle aziende degli altri paesi comunitari. Le banche ottengono credito a basso costo dalla BCE, denaro che invece di essere utilizzato per finanziare le imprese, viene usato a fini speculativi, con il rischio di nuove insolvenze , il cui peso ricade puntualmente sui cittadini e sulle imprese.
I recenti accordi comunitari in materia di finanziamento del fondo salva Stati, impegnano i governi nazionali al riassorbimento dei deficit pubblici eccessivi. Questi impegni significano per l’Italia una diminuzione della percentuale del deficit rispetto al PIL di circa cinque punti all’anno per oltre dieci anni. Ciò significa che ogni anno sarà obbligatorio ridurre il debito pubblico di almeno 50 miliardi di euro. La paura è che si continuerà a colpire chi già paga le tasse, con un inasprimento dei vari e molteplici balzelli che stringono sempre una corda al collo dei contribuenti.
Nessuno parla più di solidarietà e di Stato sociale, gli unici parametri presi in considerazione sembrano essere quelli dell’austerità e dei tagli. La situazione economica, nei primi mesi del 2012, continua ad essere fonte di sofferenze e di ingiustizie. La propensione al risparmio crollata dell’80 per cento, la disoccupazione giovanile che ha superato il 30 per cento, il perdurare delle inefficienze e dell’evasione fiscale, sono alcuni dei dati più preoccupanti. A causa dei continui tagli, l’economia italiana è entrata in recessione, per mancanza di liquidità e di nuovi investimenti produttivi. Mentre la macchina pubblica continua ad inghiottire crescenti quantità di denaro, ci si illude che per uscire dalla crisi basterà spremere ancora un po’ la massa dei contribuenti. Nessuno vuole rinunciare ad una parte dei privilegi acquisiti, così il deficit dello Stato continua a crescere, tra sprechi, inefficienze, ruberie, compensi e stipendi milionari, gettoni e benefit di ogni genere.