La memoria
Il lavoro creativo è sospeso tra la memoria e l’oblio.
(Jorges Luis Borges)
La
memoria rappresenta la radice dell’albero della nostra vita, sospesa tra oblii
e nitide immagini. Radice in continuo mutamento in cui scorre la linfa della
vita e della conoscenza. Radice colma di gioie, di dolori, di colpe, di rimorsi.
Radice che guida e condiziona le nostre scelte, senza che a volte nemmeno ce ne
rendiamo conto. Radice che cerchiamo di capire e che a tratti si svela nelle
parole e nei sogni. Radice che interagisce con la nostra spiritualità e la
nostra creatività come il volo imprevedibile di una farfalla.
La
memoria si muove in un intrecciarsi di esperienze e di ricordi, in cui il
passato e il presente si fondono, e le esperienze e i traumi di ieri
interagiscono con le scelte di oggi.
Gli
studi neurologici hanno evidenziato che esistono due tipi di memoria: quella
dichiarativa, costituita da tutti i sistemi mnemonici coscienti che subiscono
alterazioni in caso di danni all’ippocampo; quella non dichiarativa costituita
dai sistemi mnemonici inconsci come l’imparare a camminare o il guidare
l’autovettura.
Ciò
che a noi più interessa, parlando della relazione tra memoria e creatività, è
capire quali atteggiamenti e abitudini aiutano a stabilire una connessione
positiva tra le due. Tra le negatività della moderna società globalizzata c’è
il continuo e ininterrotto susseguirsi di compromessi, di notizie, di
spostamenti, di stress da lavoro, che alla fine svuotano di significato ogni
esperienza e la fanno scivolare via, subito sostituita da altri dati, immagini,
compiti. Questo è il male del XXI secolo, che tutto scivola via e nulla lascia
tracce profonde, in una spersonalizzazione e in una omologazione sempre più
marcate.
Dovremmo
riappropriarci del qui e dell’adesso, dare importanza e attenzione a quel che
accade nel presente, vigili e dinamici, aperti alla discussione e non arroccati
in convinzioni sedimentate e cristallizzate.
Vivere
il presente con lucidità e consapevolezza significa essere liberi dentro,
concentrare l’attenzione su quanto ci circonda, in particolare sulla natura e
sulle persone. Ascoltare e parlare a chi incontriamo per la via con empatia,
che significa sentire dentro l’altro le emozioni, la gioia, il dolore.
Ascoltare anche i suoni della natura e lasciare che ci portino dentro la voce
delle stagioni, del vento, della pioggia, degli alberi e degli animali.
La
creatività, come la memoria, sfugge a classificazioni puramente razionali e
meccanicistiche ed abbraccia pensieri, formule, intuizioni che, come un buon
vino, maturano e fermentano dentro le nostre botti fino ad uscirne trasformate
in un nettare totalmente diverso e originale dal mosto che vi avevamo
riposto.
Noi
possiamo far si che tutto il procedimento sia fatto con cura, seguendo un
indirizzo preciso, fatto di studio, di memoria, di intelligenza. Dopo dobbiamo
pazientare e attendere che le idee dentro di noi fermentino e diano frutto.