Il ruolo del gioco nell’educazione alla creatività
Hai cervello? Hai fantasia? Sei coraggioso? Vuoi aiutarci in questa missione di civiltà e far parte della nostra compagnia? Se accetti, avrai il compito di portare in ogni luogo parole di pace e di insegnare ad ogni persona che incontrerai il nobile gioco degli scacchi: l’unica guerra che non fa male a nessuno.[ 22]
Quando gli occhi di un adulto osservano i giochi di un bambino, difficilmente riescono a cogliere l’universo di fantasie e di immaginazione che nascondono. Nel gioco viene liberata tutta l’energia creativa di cui l’essere umano, e il bambino in particolare, è permeato; energia che esprime e libera con spontaneità e divertimento. Alcuni giochi aiutano a sviluppare capacità intellettive e tattiche strategiche, tra questi citerei gli scacchi e il bridge. Nel gioco degli scacchi le variabili possibili sono pressoché illimitate ed è quasi impossibile che due partite condotte da giocatori esperti siano uguali. L’abilità scacchistica è un mix variabile di calcolo matematico, abilità strategica, concentrazione ed equilibrio emotivo. È molto improbabile vincere se non si riesce a mantenere la mente lucida e a rimanere calmi e riflessivi. La fretta, l’emotività, il pressapochismo, la mancanza di una strategia complessiva e il disinteresse verso gli obiettivi dell’avversario determinano dei pesanti handicap sul campo di gara. Ogni partita per essere sviluppata con efficacia richiede creatività, attenzione, concentrazione e coraggio. Ma questi elementi non bastano se non sono associati a uno studio precedente dei pezzi, della scacchiera e delle tattiche di gioco. Attenzione, studio, concentrazione e coraggio aiutano ma non determinano lo sviluppo di una partita creativa. Una partita originale e creativa nasce dalla sfida tra due giocatori che cercano in ogni mossa una continuità e una svolta che permetta di disorientare e di mettere in difficoltà lo scacchiere opposto. In una partita di scacchi, come in ogni altra sfida è importante la lealtà, il rispetto e, se si riesce, l’empatia. Lo stabilirsi di un legame emotivo ci permette di considerare chi gioca con noi, non come un avversario, ma come un alter ego senza il quale il gioco si ridurrebbe a un asettico scambio di mosse e contromosse. Succede che aspettative eccessive riguardo alle proprie possibilità determinino delle delusioni che portano a veri e propri shock psicologici, con blocchi e traumi. Nei casi più leggeri passa tutto con un bel pianto liberatorio, mentre in alcuni casi si arriva a un rifiuto del gioco che viene abbandonato e quasi odiato. A volte sono le pressioni e le aspettative familiari e dell’ambiente che si frequenta a determinare situazioni di stress emotivo che trasformano la bellezza e la positività del gioco in disagio e tensione psicologica. Chi ha avuto la fortuna di assistere a un torneo giovanile di scacchi si è trovato immerso in un contesto vivace e costruttivo dove si respira aria di competizione sana e leale. Si ritrova così la spensieratezza del bambino che stringe lealmente la mano dell’avversario, e dopo essersi confrontato con lui sulla scacchiera, scherza e ride insieme a tanti nuovi amici, con cui condividere nuove avventure. Questa contagiosa spensieratezza ci aiuta a capire che il gioco degli scacchi, come tutti gli altri, è bello se vissuto come esperienza associativa e creativa, e che non può ridursi a un rinchiudersi in una torre d’avorio, da cui osservare con sufficienza e diffidenza l’avversario. La gioia del gioco è racchiusa nella condivisione, nello stare bene con gli altri, nel crescere insieme e nel capire quanto può aiutare la nostra crescita interiore mettersi in discussione e aprirsi al confronto e alla sfida, considerando la partita come un’occasione di arricchimento. Vivendo l’esperienza di un campionato giovanile nazionale, ho capito che molto spesso il maestro di scacchi è anche un maestro di vita, ed accanto alla passione e alla dedizione trasmette all’allievo il rispetto per l’altro e l’accettazione dei propri limiti, traendo dagli errori spunti di riflessione e la capacità di migliorarsi per giocare partite sempre più divertenti, complesse e creative. Per un genitore accompagnare il figlio e vivere una settimana di full immersion negli scacchi è scoprire un mondo nuovo dove ci si arricchisce divertendosi e da cui si riparte con il desiderio di rincontrarsi presto per condividere momenti di autentica magia e di scontri epocali che non solo non fanno danni ma aiutano a crescere in equilibrio e ragionamento.