La linguistica
Quello che
molti ignorano è che il nostro cervello è fatto di due cervelli. Un cervello
arcaico, limbico, localizzato nell’ippocampo che non si è praticamente evoluto
da tre milioni di anni ad oggi, e non differisce molto tra l’homo sapiens e i
mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza
straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. Ha salvato
l’australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di fare fronte
alla ferocia dell’ambiente e degli aggressori. L’altro cervello è quello
cognitivo, molto più giovane. E’ nato con il linguaggio e in 150 mila anni ha
vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura.
(Rita Levi Montalcini)
Il linguaggio è l’abilità di utilizzare parole, gesti, mimiche e di comporli in frasi
o rappresentazioni, in modo che ciò
che elaboriamo a livello cerebrale possa essere comunicato agli altri o gli
altri possano comunicarlo a noi.
Come chiaramente espresso nella frase di Rita Levi
Montalcini, il linguaggio è nato in epoca relativamente recente (anche se sulla
datazione esatta è ancora in atto tra gli studiosi una disputa tra diverse
ipotesi) quando l’uomo ha iniziato a classificare in categorie gli avvenimenti
quotidiani, a creare rappresentazioni mentali di quegli avvenimenti e degli
esseri ed oggetti con cui veniva a contatto.
La creatività del linguaggio opera nella capacità
infinita che ha l’essere umano di elaborare ed esprimere esperienze limitate
attraverso un contenitore ed un elaboratore altrettanto limitato quale è il
nostro cervello.
Platone oltre duemila anni fa si poneva già la
domanda: come è possibile sapere tante
cose avendo esperienze così minime?
Non potrebbe essere come pensava Platone che dentro
di noi le idee sono innate e fanno parte
della divinità che è in noi?
La realtà è che ancora oggi non sono del tutto
chiari i meccanismi che regolano la genesi e l’evoluzione del linguaggio nel
bambino e nell’adulto.
Sappiamo che il linguaggio ci accompagna lungo tutto
il cammino della vita dai primi vagiti, all’esuberanza del linguaggio
adolescenziale, alla saggezza del linguaggio maturo, alle incertezze del
linguaggio al tramonto della vita.
Sappiamo che le differenze nel modo di gestire il
linguaggio sono talmente personali che non esistono in tutto il mondo due
cervelli con connessioni neurali uguali. Per fare un esempio ogni persona
ripone i verbi, gli aggettivi, i nomi, in aree cerebrali diverse, usando un
personalissimo sistema di archiviazione. E se una persona conosce più lingue conserva le nozioni relative ad ognuna in regioni
diverse.
Il linguaggio non è solo esternazione di quel che
pensiamo, ma è anche dialogo interiore che ci accompagna nel valutare le
alternative e nel prendere decisioni.
Nel mondo esistono oltre 5000 lingue differenti,
tanto che si potrebbe pensare a una torre di Babele linguistica, tali sono le
differenze non solo lessicali ma anche di contenuto profondo che riflettono le
diversità culturali ed ambientali dei popoli che le parlano.
Lo
studio del linguaggio spazia in vari campi che testimoniano l’importanza che
riveste nel progresso del genere umano: l’etimologia, è la scienza che si
occupa di risalire all’origine delle parole, la semantica si occupa del
significato delle parole, delle frasi e dei testi; la grammatica è il complesso
delle regole riferite ad una lingua; la grammatica a sua volta si divide in
fonologia, morfologia e sintassi; la retorica è l’arte di esporre
elegantemente; vi è poi lo studio del linguaggio del corpo che invia segnali e
rivela molti aspetti della personalità attraverso la postura, i movimenti, gli
atteggiamenti e i tic.
I
più recenti studi nel campo dell’etologia stanno portando alla luce che anche
gli animali hanno un loro sistema di comunicazione e un proprio linguaggio più
o meno evoluto.
Ora
l’uomo sta trasferendo il proprio linguaggio al mondo informatico e le macchine
che riesce a creare sono in grado di svolgere funzioni sempre più complesse e
sofisticate.
Tra
breve si potrebbe arrivare a macchine che provano ed esprimono emozioni e
l’uomo potrebbe ritrovarsi a dialogare e scambiare emozioni con creature
meccaniche, dotate di intelligenza e sensibilità
artificiali.
Il
futuro del linguaggio e della comunicazione corrono verso mete largamente
ignote e dal loro orientamento sarà possibile capire verso quali orizzonti
siamo diretti.