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martedì 8 gennaio 2013

LA LINGUISTICA - Tratto da "Creatività"





La linguistica

 

Quello che molti ignorano è che il nostro cervello è fatto di due cervelli. Un cervello arcaico, limbico, localizzato nell’ippocampo che non si è praticamente evoluto da tre milioni di anni ad oggi, e non differisce molto tra l’homo sapiens e i mammiferi inferiori. Un cervello piccolo, ma che possiede una forza straordinaria. Controlla tutte quelle che sono le emozioni. Ha salvato l’australopiteco quando è sceso dagli alberi, permettendogli di fare fronte alla ferocia dell’ambiente e degli aggressori. L’altro cervello è quello cognitivo, molto più giovane. E’ nato con il linguaggio e in 150 mila anni ha vissuto uno sviluppo straordinario, specialmente grazie alla cultura.

(Rita Levi Montalcini)

 

Il linguaggio è l’abilità di utilizzare parole, gesti, mimiche e di comporli in frasi o rappresentazioni, in modo che ciò che elaboriamo a livello cerebrale possa essere comunicato agli altri o gli altri possano comunicarlo a noi.

Come chiaramente espresso nella frase di Rita Levi Montalcini, il linguaggio è nato in epoca relativamente recente (anche se sulla datazione esatta è ancora in atto tra gli studiosi una disputa tra diverse ipotesi) quando l’uomo ha iniziato a classificare in categorie gli avvenimenti quotidiani, a creare rappresentazioni mentali di quegli avvenimenti e degli esseri ed oggetti con cui veniva a contatto.

La creatività del linguaggio opera nella capacità infinita che ha l’essere umano di elaborare ed esprimere esperienze limitate attraverso un contenitore ed un elaboratore altrettanto limitato quale è il nostro cervello.

Platone oltre duemila anni fa si poneva già la domanda: come è possibile sapere tante cose avendo esperienze così minime?

Non potrebbe essere come pensava Platone che dentro di noi le idee sono innate e fanno parte della divinità che è in noi?

La realtà è che ancora oggi non sono del tutto chiari i meccanismi che regolano la genesi e l’evoluzione del linguaggio nel bambino e nell’adulto.

Sappiamo che il linguaggio ci accompagna lungo tutto il cammino della vita dai primi vagiti, all’esuberanza del linguaggio adolescenziale, alla saggezza del linguaggio maturo, alle incertezze del linguaggio al tramonto della vita.

Sappiamo che le differenze nel modo di gestire il linguaggio sono talmente personali che non esistono in tutto il mondo due cervelli con connessioni neurali uguali. Per fare un esempio ogni persona ripone i verbi, gli aggettivi, i nomi, in aree cerebrali diverse, usando un personalissimo sistema di archiviazione. E se una  persona conosce  più lingue conserva le  nozioni relative ad ognuna in regioni diverse.

Il linguaggio non è solo esternazione di quel che pensiamo, ma è anche dialogo interiore che ci accompagna nel valutare le alternative e nel prendere decisioni.

Nel mondo esistono oltre 5000 lingue differenti, tanto che si potrebbe pensare a una torre di Babele linguistica, tali sono le differenze non solo lessicali ma anche di contenuto profondo che riflettono le diversità culturali ed ambientali dei popoli che le parlano.

Lo studio del linguaggio spazia in vari campi che testimoniano l’importanza che riveste nel progresso del genere umano: l’etimologia, è la scienza che si occupa di risalire all’origine delle parole, la semantica si occupa del significato delle parole, delle frasi e dei testi; la grammatica è il complesso delle regole riferite ad una lingua; la grammatica a sua volta si divide in fonologia, morfologia e sintassi; la retorica è l’arte di esporre elegantemente; vi è poi lo studio del linguaggio del corpo che invia segnali e rivela molti aspetti della personalità attraverso la postura, i movimenti, gli atteggiamenti e i tic.

I più recenti studi nel campo dell’etologia stanno portando alla luce che anche gli animali hanno un loro sistema di comunicazione e un proprio linguaggio più o meno evoluto.

Ora l’uomo sta trasferendo il proprio linguaggio al mondo informatico e le macchine che riesce a creare sono in grado di svolgere funzioni sempre più complesse e sofisticate.

Tra breve si potrebbe arrivare a macchine che provano ed esprimono emozioni e l’uomo potrebbe ritrovarsi a dialogare e scambiare emozioni con creature meccaniche, dotate di intelligenza e sensibilità artificiali.

Il futuro del linguaggio e della comunicazione corrono verso mete largamente ignote e dal loro orientamento sarà possibile capire verso quali orizzonti siamo diretti.

 

 

 

 

 

 

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