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domenica 30 aprile 2017

L'educazione alla creatività

L’educazione alla creatività 

Famiglia e scuola sono le palestre dove le giovani generazioni forgiano il loro carattere; è in queste fucine che, attraverso la scoperta della disciplina e dell’empatia, imparano l’importanza dei valori morali e sociali. (Giorgio) 

Un uomo senza carattere è come una barchetta in balìa del mare, tutti i venti la sballottano di qua e di là e non ha la forza di imprimere una rotta al suo navigare. Il carattere è la forza di non farsi piegare dalle avversità e di tenere dritto il timone verso la meta. I talenti creativi che abbiamo in noi, per manifestarsi e portare frutto, richiedono studio costante e fede nelle proprie possibilità. Senza volontà e convinzione si finisce per smarrire la fiammella creativa e lasciarla spegnere dentro di noi senza darle la possibilità di esprimersi. Immaginiamo quanti sacrifici e patimenti ha dovuto affrontare il Mahatma Gandhi per raggiungere il suo obiettivo dell’indipendenza dell’India, attraverso la resistenza passiva all’impero inglese. Eppure tutto è stato da lui accettato con serenità d’animo, perché era sicuro di essere nel giusto e lo assisteva una grande fede. È questa serenità d’animo, unita a una grande forza di carattere, che gli educatori devono trasmettere ai loro figli o ai loro allievi per prepararli alla vita. Gli insegnanti, in particolar modo, devono cercare di capire di quali talenti naturali sono dotati i loro allievi e incoraggiarli a impadronirsene e a migliorarli. Educare alla creatività significa innanzitutto insegnare a uscire dall’omologazione e a ribellarsi alla massificazione culturale. Il percorso dovrebbe iniziare già in tenera età quando il bambino inizia a scoprire il mondo esterno e gioca per interi pomeriggi con le cose più semplici: una pallina, un mucchietto di sabbia, dei sassolini o dei pezzetti di legno. Basta un piccolo spazio all’aperto e qualche compagnetto intorno perché la fantasia si muova libera e sviluppi nuovi giochi di una semplicità assoluta. Un ambiente naturale, quale una spiaggia o una pineta, offre ai bambini un’infinità di spunti creativi che diventano giochi e divertimento e li aiutano a socializzare e a crescere sereni. Compito dell’educatore, nei primi anni della scuola materna, è incoraggiare il bambino alla scoperta del mondo intorno a sé, a interagire con gli altri bambini e a esprimere le sue emozioni. In questi primi anni il bambino sviluppa una serie di abilità: • Impara ad esprimersi con chiarezza e in modo appropriato; • Impara a giocare col linguaggio creando rime, inventando vocaboli, usando le parole in associazioni divertenti; • Usa il disegno ed i colori per esprimere la propria fantasia ed inizia ad imparare le tecniche pittoriche; • Inventa storie fantastiche che lo immergono in un universo creativo fatto di sogni mutuati dalla realtà; • Diventa abilissimo a ballare e a mimare, suscitando spesso lo stupore di chi lo guarda. È l’età della libertà e dell’innocenza che tutti ricordiamo con nostalgia e che riviviamo in loro con stupore. Il passaggio dalla scuola materna alla scuola elementare segna una prima tappa importante verso la responsabilità e la formazione del carattere. In questo periodo il bambino ha dentro di sé molte paure: la paura dei pericoli, quella della solitudine, la paura del buio, dei sogni brutti, la paura di essere esclusi. La famiglia gioca un ruolo fondamentale nel superamento delle paure, il bambino pur fragile e indifeso, ha tutte le sensibilità dell’adulto, e i genitori ne devono rispettare la dignità umana e la personalità. Sbagliano quelli che impongono il silenzio ai figli, li costringono a ripiegare su sé stessi e a chiudersi nel mutismo, invece dovrebbero imparare ad ascoltarli con attenzione aiutandoli a crescere emotivamente, a diventare sicuri di sé e ad esprimere ciò che hanno dentro. Solo attraverso l’ascolto si ha un dialogo vero e l’intervento autoritario va ristretto ai momenti di correzione di comportamenti monelli o capricciosi.

giovedì 27 aprile 2017

La danza

La danza 
La danza in tutte le sue forme non può essere esclusa da una nobile educazione: danzare con i piedi, con le idee, con le parole, e devo aggiungere che bisogna saper danzare con la penna? (Friedrich Nietzsche)[ 21] 

La danza è una delle prime forme di espressione della creatività umana che si manifesta col movimento del corpo accompagnato e ritmato da suoni o da melodie. Nelle sue forme primitive la danza assume funzioni liberatorie, propiziatorie e di iniziazione. Libera l’uomo dalle inibizioni e lo lascia libero di abbandonarsi al ritmo e alle sensazioni. Propizia gli dei a concedere fertilità, raccolti abbondanti, pioggia; è iniziazione all’età adulta, alla caccia, all’amore. Nella danza si entra in un’altra dimensione, tutto si concentra nel movimento e attraverso di esso si esprimono emozioni e desideri. La componente creativa nella danza è duplice: da una parte libera la nostra espressività e la conduce al di là della razionalità; dall’altra è continua ricerca di nuove forme espressive originali, come avviene per le altre forme di creatività. Non abbiamo lo spazio per percorrere la storia della danza: basti ricordare alcuni classici come Il lago dei cigni, Lo schiaccianoci, Romeo e Giulietta, per proiettarci col pensiero nel vivo dello spettacolo e rivivere nei ricordi attimi davvero speciali. Chi lavora nel mondo della danza sa che per diventare ballerini di successo è necessario un massacrante lavoro quotidiano di preparazione. Ore ed ore dietro alla sbarra, giorni interminabili di prove per mettere in scena un balletto. Ma quando si apre il telone e lo spettacolo inizia, avviene quel piccolo miracolo che trasforma in estasi creativa la fatica e il sudore, si dimenticano tutte le paure e le rinunce per lasciarsi guidare dal ritmo musicale e vivere attimi di autentica magia. Ciascuno di noi, nella vita di società, accompagna le parole con la mimica e con i movimenti del corpo, spesso in maniera del tutto inconsapevole; potremmo definire questi movimenti come la danza del corpo. Questi movimenti inconsapevoli svelano molto di noi all’interlocutore che ci sta di fronte, smascherano le bugie, rivelano imbarazzi e titubanze, mostrano la nostra vera natura. Già l’andatura e la postura di una persona rivelano molto del suo equilibrio interiore e della sua personalità. Saper armonizzare la danza del corpo con le emozioni e i sentimenti interiori ci aiuta a recuperare la nostra autenticità e a mostrarci agli altri in modo univoco. I movimenti che scorrono fluidi, liberi, armoniosi, esprimono in modo nitido i nostri pensieri e le attitudini della nostra intelligenza. Solo accettandoci in toto, con i nostri pregi e difetti, possiamo ripristinare un corretto rapporto con la nostra parte irrazionale e ridare unità alla nostra personalità. La danza si esprime in diversi modi, attraverso l’immagine che il movimento del nostro corpo proietta verso il mondo esterno, attraverso la liberazione dell’ingessatura che avvolge la libertà espressiva insita in noi, attraverso la rappresentazione scenica che è manifestazione artistica e liberazione collettiva. La danza accompagnata dalla musica aiuta a guarire da molte tensioni psicosomatiche, tanto che viene usato il termine di danzaterapia. Fu l’insegnamento di Isadora Duncan e di Martha Graham a porre il benessere psico fisico in relazione con l’utilizzo dei movimenti e dell’armonia insiti nella danza. Ognuno di noi può scegliere la propria danza, può scegliere con quale eleganza o con quale veemenza muoversi, può scegliere l’armonia dell’unità tra mente e corpo e può danzare al ritmo del proprio cuore.

venerdì 7 aprile 2017

Il cinema

                                                                Il cinema 

Il cinema racchiude in se molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura e alla musica. (Akira Kurosawa) 

Il cinema ha 100 anni, ma non li dimostra. È vitale e innovativo, è arte e cultura, è sogno e magia. Dai fratelli Lumiere, a Charlie Chaplin, da Federico Fellini ad Akira Kurosawa, da Steven Spielberg a James Cameron, tante emozioni sono passate dallo schermo, attraverso i nostri occhi, al nostro intimo, ad emozionarci e darci spunti di riflessione. La civiltà del XXI secolo è la civiltà delle immagini, dalla tv ad internet, immagini che spaziano dal puro intrattenimento, all’informazione e alla riflessione. 
Come si colloca il cinema all’interno di questa civiltà dell’immagine? Per rispondere è necessario capire il transfert che avviene durante la visione di un film. Le immagini e le vicende del film colpiscono la nostra sensibilità e suscitano un pathos emotivo, che spinge a condividere le situazioni e gli stati d’animo e a immedesimarsi nei protagonisti delle vicende narrate. Capita sovente, ad esempio, che nei film di genere horror, gli spettatori vengano turbati a tal punto da avere degli incubi notturni. Le storie raccontate sono spesso la biografia di personaggi famosi, come Gandhi di Richard Attenbourogh o JF Kennedy di Oliver Stone, oppure la ricostruzione di avvenimenti storici come l’olocausto rivissuto nel film Schindler’s List di Steven Spielberg o le vicende dell’impero romano sotto l’imperatore Nerone narrate nel film Quo Vadis di Mervin LeRoy. Altri film ci proiettano nel futuro, ipotizzando quali potrebbero essere le condizioni di vita che verranno, ne sono esempi 1984 di Michael Radford, 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, Avatar di James Cameron. Il cinema è un potentissimo mezzo di comunicazione proprio in virtù del transfert che esercita sullo spettatore che si sente proiettato nel luogo in cui avviene la scena. Giocando sulla potenza mediatica dell’immagine, chi detiene il potere politico o economico cerca spesso di usare le immagini per propagandare le sue idee e i suoi prodotti. Fino a che si tratta di semplice pubblicità, restiamo nel tracciato della legalità, ma se si scivola nel campo della manipolazione delle idee, usando film , immagini e spot deliberatamente alterati per condizionare il consenso, allora si compie un grave abuso del potere che si detiene e si crea una situazione di illegalità e di menzogna programmata. Quale è dunque il modo migliore di fruire il cinema, quali accorgimenti usare per goderne appieno?
In realtà non esiste una risposta univoca, esistono varie possibilità che vanno a definire e a formare un quadro complessivo di riferimento. La prima risposta è quella di una fruizione spontanea e immediata, che significa lasciarsi coinvolgere e vivere gli stati d’animo rappresentati nel film. Coglierne le situazioni tragiche, comiche, satiriche e in questo sono eccezionali i bambini che provano paura, che ridono spensieratamente, che giocano con le immagini. Al di là delle situazioni ci sono le motivazioni, e qui interviene la capacità critica dello spettatore, la sua sensibilità di penetrare nell’animo umano e capirne le pulsioni. Così si manifesta l’individualità dell’espressione artistica, capace di cogliere sfumature del tutto originali e personali. Chi crea lo fa con intenzioni e motivazioni particolari, chi osserva a distanza di tempo e in luoghi lontani, vede con occhi diversi, e ne trae spunti di riflessione e di comparazione tra diverse realtà. È perciò importante inserire un film, o un libro, o un quadro, nel contesto storico in cui è nato, e da questo contesto partire per comprendere la posizione dell’artista e le idee che esprime. Si è spesso discusso sul ruolo e sulle responsabilità dell’intellighenzia nello sviluppo delle società in cui operano. Sicuramente è importante un approccio critico, da parte di chi visiona un’opera della creatività umana, nel domandarsi se questa sia frutto dell’onestà intellettuale di chi l’ha creata o sia piuttosto il frutto di un asservimento a un potentato politico o economico.

lunedì 3 aprile 2017

Il teatro

                                                                          Il teatro


 Il teatro è uno straripamento passionale, uno spaventevole tranfert di forza, da corpo a corpo.         (Antonin Artaud)


 Il teatro è una delle attività creative più multiformi, alla sua arte possiamo annoverare: la commedia, la tragedia, il dramma, l’opera lirica e l’operetta, il musical, lo spettacolo danzante, il kabuki, e altre. Attorno al teatro ruotano diverse attività creative come quelle dell’autore, del regista, degli attori, degli sceneggiatori, dei costumisti, dei compositori, ed eventualmente dei ballerini e dei cantanti. Guardandolo dalla parte dello spettatore il teatro è a prima vista spettacolo, recitazione, gestualità, suono, coreografia. Avvolto da un manto insolito lo spettatore viene catturato, rapito e inglobato nella rappresentazione. Dagli aspetti estetici passa gradualmente alla condivisione degli eventi narrati e dei sentimenti che suscitano. In questo modo anche lo spettatore diventa protagonista e ogni spettacolo assume veste di novità e di originalità per la condivisione che genera tra attori e spettatori. Visto dalla parte di chi lo realizza, lo spettacolo è un’attività creativa continua, che impegna prima e durante la rappresentazione; prima nell’allestimento, nelle prove e nel confronto tra i diversi aspetti dello spettacolo (regia, recitazione, scenografia ecc.), durante nella tensione di dare il meglio di sé ad ogni battuta e di coinvolgere il pubblico. Negli spettacoli teatrali a volte si usano le maschere, a volte divertenti, a volte paurose, che servono a caratterizzare ancora meglio i personaggi. Ma a ben vedere tutto il teatro ruota intorno a un mascheramento della realtà, che viene rivisitata al fine di suscitare emozioni negli spettatori. Uno dei catalizzatori più importanti del teatro è la satira che, con sottile ironia, ci fa sorridere e riflettere sulle eterne analogie dell’agire e del pensare umano. L’importanza del teatro è testimoniata dai bellissimi edifici realizzati in tutto il mondo per le attività di spettacolo: dagli antichi anfiteatri greci e romani fino agli splendidi edifici che abbelliscono visivamente e culturalmente tante città del mondo come l’Opera Garnier a Parigi, la Royal Victoria Hall e il Covent Garden a Londra, La Fenice a Venezia, La Scala a Milano, il Metropolitan a New York, il Bolshoi a Mosca, l’Opera House a Sidney. La peculiarità dello spettacolo teatrale è che opere scritte centinaia di anni fa, attraverso nuovi allestimenti e riletture, mantengono sempre la loro attualità e richiamano spettatori ovunque vengano rappresentate, come ad esempio avviene per Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. L’invito che rivolgo a tutti è di partecipare con passione alle rappresentazioni teatrali e di calarsi nelle storie e nei personaggi raccontati per poi ricordarle e discuterle con chi ha condiviso con noi lo spettacolo. Per chi vive d’arte è sempre stato difficile sbarcare il lunario, e per uno che fa fortuna cento patiscono la fame. Eppure il mondo del teatro è sempre stato agognato da chi ha temperamento artistico, e chi calca il palcoscenico difficilmente se ne vuole allontanare. La cultura è un patrimonio importante nella vita di ogni società; dobbiamo a malincuore costatare che oggi i tagli sempre più pesanti per riassestare i conti pubblici tolgono anche le poche risorse che venivano destinate per supportare le attività dello spettacolo. Cos’è una società senza cultura? È come un corpo senza intelligenza. Facciamo in modo che lo stimolo a stare insieme con intelligenza non si interrompa e che siano sempre curati e rinnovati gli spazi dedicati a questi incontri. Nella moderna società non si sa rinunciare al telefonino o al televisore. D’accordo, ma allora perché privarsi di una tradizione che si rinnova e ci rinnova ad ogni spettacolo? Perché rinunciare alla magia del teatro, con cosa vorremmo sostituirlo? Con i messaggini scambiati sul cellulare, con le telefonate chilometriche, con i talk show? Magari un po’ meno routine e un po’ più creatività non ci farebbero male, siete d’accordo?