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sabato 8 luglio 2017

Oltre la razionalità: l'allenamento emotivo.

                                                Oltre la razionalità: l’allenamento emotivo.

L’allenamento emotivo ci fornisce uno schema basato sulla comunicazione emozionale. Quando i genitori offrono empatia ai loro figli e li aiutano ad affrontare sentimenti negativi come la collera, la tristezza e la paura, gettano tra sé e loro un ponte di lealtà e attaccamento. (John Gottman)[ 23] 

La tesi del team cui partecipa John Gottman, suffragata da lunghe ricerche scientifiche, è che un’educazione basata sulla vicinanza emotiva dei genitori verso i figli li aiuti a sviluppare un comportamento ricco di umanità e a renderli sicuri in famiglia e in società. Non basta l’amore, occorrono attenzione e partecipazione emotiva, capire gli stati d’animo e i turbamenti dei figli e farli propri; nel consolare e nel fornire risposte occorre farlo con umiltà e condivisione. John Gottman nel suo libro indica cinque fasi chiave dell’allenamento emotivo: 1. Essere consapevoli delle emozioni del bambino; 2. Riconoscere nell’emozione un’opportunità di intimità e di insegnamento; 3. Ascoltare con empatia, e convalidare i sentimenti del bambino; 4. Aiutare il bambino a trovare le parole per definire le emozioni che prova; 5. Porre dei limiti, mentre si aiuta il bambino a risolvere il problema. Da questa impostazione dell’educazione capiamo l’importanza della condivisione e del dialogo per un’equilibrata maturazione umana e sociale dei ragazzi. Attraverso la condivisione emotiva dei problemi, i ragazzi scoprono l’importanza di non isolarsi e di dialogare per affrontare e risolvere imprevisti, tensioni e ostacoli. La creatività di un giovane fiorisce se vive in un ambiente fecondo, ricco di stimoli culturali e affettivi, e se il ragazzo viene incoraggiato a esternare i suoi sogni nel cassetto. Molti genitori hanno capito questo ed hanno permesso ai loro figli di seguire la strada dei loro sogni, di attingere alla fonte segreta della creatività, seguendola, facendola emergere e diventare realtà. Tanti ragazzi hanno percorso con fatica la strada per realizzare i loro sogni creativi, e quelli che hanno avuto la famiglia vicina nel supportarli sono stati infinitamente agevolati emotivamente. Le scelte fondamentali dei ragazzi nel periodo dell’adolescenza sono: quali studi seguire, quali segnali interiori privilegiare, quale attenzione riservare alle proprie abilità, quali amicizie e quali ambienti frequentare al di fuori della famiglia, come relazionarsi all’interno della famiglia. Molti adolescenti si chiudono in un silenzio quasi astioso e rifiutano i valori rappresentati dalla famiglia, affermando i valori del clan che frequentano. La scelta delle amicizie diventa uno dei nodi cruciali dell’adolescenza. Se i ragazzi non hanno già dei principi saldi che li guidano, è facile che non sappiano discernere, se non in base al piacere e alla simpatia, quali amicizie frequentare. Osserviamo spesso ragazzi abbandonati a sé stessi che, per dimenticare il vuoto in cui sono stati lasciati, iniziano a bere, a drogarsi e a lasciarsi andare ad ogni tipo di stordimento, tradendo sé stessi e la loro dignità umana. Chi ha responsabilità educative, i genitori in primo luogo, non può permettere che l’adolescente sia lasciato solo ad affrontare problemi più grandi di lui, senza affetto e senza guida. Recuperare è difficile e fonte di tante amarezze e ricadute, è molto più semplice intervenire prima con un’educazione attenta e piena d’amore. L’educazione è basata innanzitutto sull’amore. L’amore ha molti risvolti: l’empatia, la condivisione, il desiderio di donarsi, ma uno supera tutti gli altri ed è il rispetto. L’educatore con attenzione e affetto rispetta la dignità e la personalità dell’allievo. Così facendo trasmette all’allievo l’insegnamento che ogni uomo deve rispettare se stesso e gli altri. Se stesso avendo cura dei talenti di cui è dotato, non dissipandoli con l’inerzia e il vizio; gli altri non erigendo la propria libertà al di sopra di tutto. La libertà di ognuno è lecita fino al punto in cui non danneggia gli altri, perché in questo caso diventa arbitrio e sopruso.

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