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lunedì 17 luglio 2017

Personalizzazione dell'insegnamento

Personalizzazione dell’insegnamento

Il gran torto degli educatori è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità, che la vita giovanile non differisca dalla matura, di voler sopprimere la differenza dei gusti e dei desideri; di volere, che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza. (Giacomo Leopardi)[ 24]

Poniamo il concetto di personalizzazione in antitesi a quello di massificazione dell’insegnamento. Nella personalizzazione si mette al centro del processo formativo l’individuo con le sue peculiarità e lo si aiuta a sviluppare la sua creatività attraverso un apprendimento libero da dogmatismi e preconcetti, che dia gli strumenti per imparare attraverso la ricerca e la sperimentazione, e che insegni ad essere flessibili nel modificare le proprie convinzioni quando si dimostrino errate. La massificazione dell’insegnamento tende invece a formare persone incapaci di ragionamento critico, pervase da idee standardizzate e che ragionano come una massa informe. Questo tipo di educazione viene impartita soprattutto nelle società dittatoriali, autoritarie e tecnocratiche, dove per chi detiene il potere è importante il controllo del pensiero e la sua uniformità agli indirizzi utili al regime. Mentre l’individuo creativo è continuamente alla ricerca di comprendere il mondo che lo circonda e di ampliare le sue conoscenze in tutti i campi, la persona senza creatività è piatta, incapace di riflessioni profonde e di autonomia di giudizio. Nelle società dove opera l’appiattimento culturale, la fiaccola della ragione è stata spesso affidata a poche persone illuminate che si sono prese sulle spalle il fardello di testimoniare la verità e di non aver paura delle conseguenze. Esempi di questa straordinaria capacità dell’uomo di resistere ai soprusi, alle violenza e alle minacce sono quelli del Mahatma Gandhi in India, del Dalai Lama in Tibet, di Aung San Suu Kyi in Birmania e di Nelson Mandela in Sud Africa. Queste donne e questi uomini, apparentemente fragili e indifesi, stanno a dimostrare al mondo che nessuna violenza può piegare il coraggio degli uomini che scelgono di testimoniare la verità. La crescita di un popolo dipende dagli individui che ne fanno parte, da ciò che credono e dalla forza che hanno nel testimoniarlo. Molte delle responsabilità su come sarà la società del futuro sono riposte sulle nostre spalle, derivano da come educheremo i ragazzi. Se li trascureremo e non insegneremo loro il rispetto e la voglia di cercare la verità e di testimoniarla, avremo fallito il nostro compito di genitori e di educatori. Se al contrario saremo capaci di trasmettere i valori dell’amore e dell’empatia, del rispetto per sé stessi e per gli altri, della ricerca e testimonianza della verità avremo fatto la nostra parte per rendere i giovani la speranza del domani. Ecco quindi l’importanza della personalizzazione dell’insegnamento: far sentire ognuno unico, come unici sono i circuiti cerebrali di ogni uomo, aiutarlo a formarsi secondo i suoi talenti, fargli capire che niente vale più della dignità e dell’integrità intellettuale.
Personalizzare significa in primo luogo capire, entrare in sintonia, non ingabbiare in schematismi rigidi, non soffocare con continue imposizioni. Niente deve spaventare di più di un educatore che pretende da tutti le stesse cose, nello stesso modo, il suo insegnamento formerà uomini o robot standardizzati? Per concludere vi lascio alle considerazioni scritte da John Stuart Mill nel suo saggio Sulla libertà: “La natura umana non è una macchina da costruire secondo un modello e da regolare perché compia esattamente il lavoro assegnato, ma un albero, che ha bisogno di crescere, e di svilupparsi in ogni direzione, secondo le tendenze delle forze interiori che lo rendono una persona vivente.”

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