Creatività e spiritualità
Possa il suo ricordo essere una benedizione. (Formula ebraica recitata durante le cerimonie funebri)
Se volessimo racchiudere l’essenza dell’uomo in una parola avremmo una vasta scelta di alternative, ma spiritualità è quella che più di ogni altra si avvicina alla sua capacità, unica nelle creature della Terra, di ragionamento, di elaborazione logica e di creazione artistica. Ciò che in ogni uomo divide e lacera è cosa fare della spiritualità, se mettere il proprio spirito al servizio degli altri o se mettere se stesso come centro del mondo e usare gli altri per raggiungere i propri traguardi. Scriveva Raimon Panikkar (1918 –2010) che “chi non rinuncia a se stesso non sarà mai se stesso”. Chi non si guarda intorno e non si guarda dentro, non solo non vede le sofferenze che lo circondano, ma è anche incapace di aprire il suo cuore all’amicizia e all’amore e vive in uno stato di continua frustrazione e sete di potere, mai contento di quel che ha, sempre alla ricerca di qualcosa di più che appaghi il suo orgoglio. Quando lo spirito alla fine della vita sta per lasciare il corpo, ciò che dona pace è il ricordo di noi che lasciamo agli altri, delle nostre azioni, delle nostre creazioni, della pace e dell’amore che abbiamo portato nel mondo. Le ricchezze e il potere invece generano collera e impotenza, perché ci accorgiamo che non possiamo portarle con noi ed averle accumulate non è servito a nulla, specie se estorte con inganni, guerre od ingiustizie. Scrive Sherwin B. Nuland nel suo libro How we die: “la più grande dignità che si possa scorgere nella morte è la dignità della vita che l’ha preceduta …. La speranza nasce dal significato che la nostra vita ha avuto.” Affiancare creatività e spiritualità è affondare nell’essenza dell’uomo, così fragile eppure capace di elevarsi a vette sublimi nell’amore, nell’amicizia, nella musica, nella letteratura, nell’architettura, nella scultura e pittura, nella conoscenza del corpo umano e dell’universo circostante. Non dobbiamo tuttavia dimenticare che la spiritualità dell’uomo è capace anche di concepire il male, e che in questo caso la creatività viene usata per distruggere ed uccidere come dimostra la storia dell’umanità che, anche in tempi recenti, ha visto immolare in guerre e conflitti centinaia di milioni di uomini; guerre e conflitti che hanno portato devastazioni e rovine e distrutto tante opere dell’ingegno umano. Una violenza, mascherata, di volta in volta, con la differenza di razza, di colore, di nazionalità, che acceca ogni umanità. Al pari delle guerre, lo sfruttamento incontrollato del terzo mondo, delle risorse naturali e delle fasce più deboli della popolazione creano fratture sociali e disastri ambientali evidenti, si pensi ai fenomeni dell’emigrazione di massa, dei mutamenti climatici e del buco nell’ozono, alla povertà che circonda anche chi vive nelle nazioni industrializzate. Recenti episodi come la bolla immobiliare americana e la crisi dei prodotti subprime dimostrano che, senza un’etica di servizio garantita da controlli indipendenti, il mercato da solo non garantisce obiettività ed onestà. Dopo questa digressione, è giunto il momento di chiederci se dopo la morte del corpo la vita continua. Non ho la presunzione di fornire certezze, posso dire che la scienza che studia la psichical research è stata ammessa a far parte dell’American Academy of Science, e che gli studi di parapsicologia testimoniano che la morte del corpo è un nuovo inizio per lo spirito e che in certe circostanze è possibile avere dei contatti con spiriti di persone defunte. Non abbiamo prove scientifiche inconfutabili di questo e quindi ognuno dentro di sé riflette a questo grande mistero e la comunità scientifica si divide. Questa domanda rimane in ciascuno di noi e ci riempie di dubbi, a cui ognuno fornisce le risposte che ritiene più giuste, sia che siano risposte di fede in una religione o di riflessione personale, ciò che è importante è che queste risposte siano date con onestà intellettuale e con purezza di cuore.
Nessun commento:
Posta un commento