Computer, informatica e creatività
Quando riflettiamo di informatica e computer, dobbiamo tener bene a mente che esiste una differenza sostanziale tra chip e neuroni, che sono le unità di base dei computer e del cervello umano. Mentre i chip hanno una struttura similare invece le cellule nervose sono diverse sia per forma sia per funzioni: non esiste neurone tra i miliardi che compongono il cervello uguale all’altro. Vi invito a riflettere su come l’informatica stia cambiando il nostro modo di vivere. Fino a cinquanta anni fa, parole come personal computer, tecnologia 3D, internet, social network, videogiochi, robotistica erano ipotesi fantascientifiche che facevano capolino su libri e film di fantascienza. Oggi non solo sono realtà ma stanno influenzando in modo massiccio l’organizzazione della società, del lavoro, del comportamento e delle relazioni sociali. In campo neurobiologico il cervello dei nostri ragazzi sta sviluppando caratteristiche funzionali diverse da quelle di noi genitori. Essere esposti per ore ai brevi messaggi scambiati via cellulare o ai messaggi ricevuti su Facebook, ma soprattutto calarsi per ore nella virtualità dei videogiochi porta a trascurare le motivazioni e i sentimenti che si esprimono nelle relazioni reali e a concentrarsi sul momento, sul virtuale, inibendo la crescita della conoscenza cognitiva e della intelligenza emotiva. Se l’attività virtuale prende il sopravvento sulle esperienze reali di socializzazione e di incontro profondo, le giovani generazioni rischiano di perdere la capacità di empatia, di partecipazione e di valutare le proprie azioni secondo principi morali. La velocità, la reattività e il multitasking vanno a scapito della concentrazione, valutazione e ponderazione con possibili alterazioni anche a livello neurologico. In un successivo capitolo analizzeremo anche le implicazioni in campo economico che queste tendenze comportamentali determinano nelle scelte di investimento con le attività di trading sempre più spinto, i prodotti derivati che amplificano i rischi, l’uso sempre più massiccio e sofisticato dei robot nell’industria che sta facendo crollare il lavoro umano, tanto da far parlare Jeremy Rifkin di fine del lavoro. Isaac Asimov (1920-1992) è stato uno degli scienziati più eclettici del XX secolo, profondo conoscitore e studioso del cervello umano ed anche noto scrittore di fantascienza ed è nei suoi libri che vengono enunciate le tre leggi della robotica: 1. “Un robot non può recar danno a un essere umano ne può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano ne riceva danno. 2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge. 3. Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.” La gestione dei rapporti tra esseri umani e macchine, a distanza di mezzo secolo dall’enunciazione delle tre leggi della robotica da parte di Asimov, sta diventando uno dei problemi più delicati che l’uomo si trova ad affrontare in materia etica. La gestione di robot sofisticati come Aibo e Asimo in campo civile, Big Dog, Pack Bot e Predator in campo militare, pongono pressanti domande su come garantire un uso moralmente ineccepibile delle macchine intelligenti. Nel 2010 durante la conferenza mondiale dei robot che ha avuto luogo a Fukoka in Giappone, sono state concordate alcune regole cui i progettisti dovranno attenersi: 1. “Saranno dei compagni che coesisteranno con gli esseri umani; 2. Assisteranno gli uomini sia sul piano fisico che sul piano psicologico; 3. Contribuiranno alla realizzazione di una società sicura e pacifica.” L’idea di sicurezza intrinseca insita nelle tre leggi di Asimov perde molta della sua forza nella formula approvata a Fukoka, che risulta troppo generica e priva di certezze sul fatto che il robot non possa ribellarsi all’uomo e non possa fargli del male. Chiudendo le riflessioni sul rapporto tra uomo e macchina, osserviamo che le implicazioni economiche sono in continua crescita in quanto i computer e i robot stanno sostituendo l’uomo in compiti sempre più complessi, che spaziano dall’esplorazione dell’universo alle sale operatorie, dalle catene di montaggio fino al controllo di snodi nevralgici dell’economia, della difesa e dell’archiviazione ed elaborazione di dati sensibili.
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