Creatività e famiglia
Familia bona, donu de su Chelu. (Proverbio sardo)
Mi piace pensare alla creatività come a una fiammella che arde in noi e che dobbiamo custodire e alimentare con attenzione, costanza, determinazione, proteggendola non solo dai venti e dalle tempeste della vita ma anche dal torpore, dalla noia e dall’indifferenza. La famiglia, come culla e centro della cura e dell’educazione dei figli, ha un’importanza fondamentale nella consapevolezza e nello sviluppo della creatività delle giovani generazioni. Il compito di genitore è tra i più difficili che l’uomo è chiamato ad affrontare e presuppone oltre all’affetto e all’amore, attenzione e rispetto per le doti naturali dei figli. Spesso la tentazione che l’amore porta è quella della possessività, del creare una nicchia al riparo dalle tempeste della vita, e qui rinchiudere i figli trascurando di osservare e incoraggiare le inclinazioni, i doni naturali e le potenzialità che invece ogni padre e madre dovrebbe intravedere, stimolare e incoraggiare. Il proverbio sardo, citato in apertura, afferma che la famiglia buona è un dono ricevuto dal Cielo, e la bontà della famiglia dipende, oltre che dall’amore che vi regna, anche dall’educazione impartita dai genitori, che è tanto più efficace quanto più asseconda ed incoraggia la consapevolezza dell’unicità di ogni persona, la ricerca ed il rafforzamento della creatività, lo spirito di armonia e di empatia che deve regnare al suo interno. Un atteggiamento rigido e troppo serioso non incoraggia la creatività, in quanto ingabbia la capacità di esprimersi dei figli; invece un atteggiamento sì rigoroso, ma anche giocoso, rende l’educazione meno noiosa e bacchettona ed incoraggia i figli al confronto e all’ironia, pur nel rispetto dei ruoli. Il pericolo per il genitore è di perdere la parte infantile e di non essere più in grado di capire quella dei propri figli. Se si perde l’immaginazione, il cuore, il gioco, il divertimento ci si chiude in un involucro plumbeo in cui danno fastidio le risate, gli scherzi, i giochi e perfino le domande dei bambini. Il bambino nel gioco cresce in intelligenza e in socialità. Alcuni giochi, come ad esempio gli scacchi, aumentano la creatività e la capacità di analisi, insegnando a scegliere tra un’infinità di possibilità e così aiutano il cervello ad essere più flessibile nel risolvere i problemi. I bambini utilizzano l’immaginazione fantastica per esplorare nuovi percorsi mentali, in cui interagiscono realtà e fantasia e in questo modo creano mondi alternativi. Leggendo ai nostri figli libri come Pinocchio, Biancaneve e i sette nani, L’Odissea, stabiliamo con loro un contatto profondo fatto di immaginazione, affinità e complicità che ci fa sentire artefici di un mondo incantato e pur così reale e insieme arriviamo in un altro spazio che, inaspettato, si apre solo per noi. Fantasticare per loro significa creare vie alternative alla conoscenza empirica che hanno del mondo. In questo il bambino somiglia allo scienziato, all’artista e, più in generale, all’adulto impegnato in attività creative, che, partendo da schemi collaudati, li rielaborano in modo originale aprendo nuovi orizzonti culturali, scientifici o artistici. All’interno della famiglia i figli compiono un percorso di maturazione, che sarà di basilare importanza per la formazione della personalità e per la presa di coscienza della propria unicità. Se questo percorso sarà seguito e incoraggiato, la società potrà contare su cittadini aperti al cambiamento, collaborativi e capaci di affrontare le sfide del proprio tempo. Se invece la famiglia fosse lo specchio di una società ingiusta nella distribuzione delle ricchezze, sommersa di debiti, avara nell’offerta di opportunità di lavoro, in particolare di lavoro creativo, con poche risorse disponibili per migliorare i servizi, per la scuola e per la ricerca, inevitabilmente anche le giovani generazioni non troverebbero in essa, come anche nella società, quegli stimoli culturali ed affettivi che li guidino verso l’autostima e la consapevolezza delle proprie potenzialità. Approfondendo il modello di organizzazione familiare nelle diverse civiltà, possiamo notare differenze marcate anche negli stessi periodi storici come ad es. tra Atene e Sparta, Roma e Cartagine, e in epoca recente Unione Sovietica e Stati Uniti d’America, ma ciò che traspare con evidenza è che la creatività è maggiore dove esiste un’organizzazione familiare e sociale democratica e un’educazione umanistica delle giovani generazioni. Se osserviamo quanto avviene nella società globalizzata ed ipertecnologica del XXI secolo, notiamo che tecnologia e facilità di contatti interpersonali si intersecano e interagiscono con l’educazione familiare. In questa situazione è fondamentale che i genitori offrano ai figli spazi di indipendenza, di autonomia e di esplorazione della realtà circostante. Succede che l’affievolirsi dei legami infantili sia accompagnato dal timore di perdere il figlio, e che, di conseguenza, si inneschi una serie di comportamenti ricattatori che tarpano le ali alla sete di conoscenza e di autorealizzazione, creando tensioni, litigi e nei casi più gravi esaurimenti nervosi o rotture traumatiche.
Familia bona, donu de su Chelu. (Proverbio sardo)
Mi piace pensare alla creatività come a una fiammella che arde in noi e che dobbiamo custodire e alimentare con attenzione, costanza, determinazione, proteggendola non solo dai venti e dalle tempeste della vita ma anche dal torpore, dalla noia e dall’indifferenza. La famiglia, come culla e centro della cura e dell’educazione dei figli, ha un’importanza fondamentale nella consapevolezza e nello sviluppo della creatività delle giovani generazioni. Il compito di genitore è tra i più difficili che l’uomo è chiamato ad affrontare e presuppone oltre all’affetto e all’amore, attenzione e rispetto per le doti naturali dei figli. Spesso la tentazione che l’amore porta è quella della possessività, del creare una nicchia al riparo dalle tempeste della vita, e qui rinchiudere i figli trascurando di osservare e incoraggiare le inclinazioni, i doni naturali e le potenzialità che invece ogni padre e madre dovrebbe intravedere, stimolare e incoraggiare. Il proverbio sardo, citato in apertura, afferma che la famiglia buona è un dono ricevuto dal Cielo, e la bontà della famiglia dipende, oltre che dall’amore che vi regna, anche dall’educazione impartita dai genitori, che è tanto più efficace quanto più asseconda ed incoraggia la consapevolezza dell’unicità di ogni persona, la ricerca ed il rafforzamento della creatività, lo spirito di armonia e di empatia che deve regnare al suo interno. Un atteggiamento rigido e troppo serioso non incoraggia la creatività, in quanto ingabbia la capacità di esprimersi dei figli; invece un atteggiamento sì rigoroso, ma anche giocoso, rende l’educazione meno noiosa e bacchettona ed incoraggia i figli al confronto e all’ironia, pur nel rispetto dei ruoli. Il pericolo per il genitore è di perdere la parte infantile e di non essere più in grado di capire quella dei propri figli. Se si perde l’immaginazione, il cuore, il gioco, il divertimento ci si chiude in un involucro plumbeo in cui danno fastidio le risate, gli scherzi, i giochi e perfino le domande dei bambini. Il bambino nel gioco cresce in intelligenza e in socialità. Alcuni giochi, come ad esempio gli scacchi, aumentano la creatività e la capacità di analisi, insegnando a scegliere tra un’infinità di possibilità e così aiutano il cervello ad essere più flessibile nel risolvere i problemi. I bambini utilizzano l’immaginazione fantastica per esplorare nuovi percorsi mentali, in cui interagiscono realtà e fantasia e in questo modo creano mondi alternativi. Leggendo ai nostri figli libri come Pinocchio, Biancaneve e i sette nani, L’Odissea, stabiliamo con loro un contatto profondo fatto di immaginazione, affinità e complicità che ci fa sentire artefici di un mondo incantato e pur così reale e insieme arriviamo in un altro spazio che, inaspettato, si apre solo per noi. Fantasticare per loro significa creare vie alternative alla conoscenza empirica che hanno del mondo. In questo il bambino somiglia allo scienziato, all’artista e, più in generale, all’adulto impegnato in attività creative, che, partendo da schemi collaudati, li rielaborano in modo originale aprendo nuovi orizzonti culturali, scientifici o artistici. All’interno della famiglia i figli compiono un percorso di maturazione, che sarà di basilare importanza per la formazione della personalità e per la presa di coscienza della propria unicità. Se questo percorso sarà seguito e incoraggiato, la società potrà contare su cittadini aperti al cambiamento, collaborativi e capaci di affrontare le sfide del proprio tempo. Se invece la famiglia fosse lo specchio di una società ingiusta nella distribuzione delle ricchezze, sommersa di debiti, avara nell’offerta di opportunità di lavoro, in particolare di lavoro creativo, con poche risorse disponibili per migliorare i servizi, per la scuola e per la ricerca, inevitabilmente anche le giovani generazioni non troverebbero in essa, come anche nella società, quegli stimoli culturali ed affettivi che li guidino verso l’autostima e la consapevolezza delle proprie potenzialità. Approfondendo il modello di organizzazione familiare nelle diverse civiltà, possiamo notare differenze marcate anche negli stessi periodi storici come ad es. tra Atene e Sparta, Roma e Cartagine, e in epoca recente Unione Sovietica e Stati Uniti d’America, ma ciò che traspare con evidenza è che la creatività è maggiore dove esiste un’organizzazione familiare e sociale democratica e un’educazione umanistica delle giovani generazioni. Se osserviamo quanto avviene nella società globalizzata ed ipertecnologica del XXI secolo, notiamo che tecnologia e facilità di contatti interpersonali si intersecano e interagiscono con l’educazione familiare. In questa situazione è fondamentale che i genitori offrano ai figli spazi di indipendenza, di autonomia e di esplorazione della realtà circostante. Succede che l’affievolirsi dei legami infantili sia accompagnato dal timore di perdere il figlio, e che, di conseguenza, si inneschi una serie di comportamenti ricattatori che tarpano le ali alla sete di conoscenza e di autorealizzazione, creando tensioni, litigi e nei casi più gravi esaurimenti nervosi o rotture traumatiche.
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