Il genio è un
per cento ispirazione, e novantanove per cento sudore.
(Thomas A. Edison)
La
frase pronunciata da Thomas Edison spiega bene il concetto che la genialità si
basa per una piccola parte sull’ispirazione e per la maggior parte su un lavoro
lucido e instancabile.
Parlando
di genialità, possiamo osservare che esistono diverse sfaccettature
dell’intelligenza umana. Lo psicologo Howard Gardner nel suo libro Frames of mind. The theory of multiple
intelligences[1]
afferma che esistono distinte categorie di intelligenza: linguistica, musicale,
logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, personale e interpersonale.
Intelligenza
linguistica: abilità nella conoscenza e nell’uso del linguaggio, consente alla
persona di comunicare attraverso parole e scritti;
Intelligenza
musicale: abilità nella conoscenza delle note, nel tenere il ritmo,
nell’analisi e nella composizione musicale; permette di creare, comunicare e
comprendere i significati dei suoni;
Intelligenza
logico-matematica: riguarda i numeri, le categorie e le relazioni;
Intelligenza
spaziale: permette l’accurata visualizzazione mentale, la trasformazione
mentale delle immagini;
Intelligenza
corporeo-cinestetica: abilità nel controllo e nel coordinamento dei movimenti
del corpo e nell’utilizzo degli oggetti;
Intelligenza
personale: abilità di comprendere le emozioni personali e di utilizzarle in
modo corretto;
Intelligenza
interpersonale: capacità di empatia, di comprendere comportamenti,
atteggiamenti e stati d’animo degli altri.
Successivamente
Gardner ha ipotizzato l’esistenza di altre due forme di intelligenza: quella
naturalistica e quella esistenziale.
Queste
categorie di intelligenza esistono in un mix variabile in ogni uomo e si
possono migliorare educandole con l’aiuto dell’istruzione e dell’esercitazione.
Questa
impostazione, tra le altre cose, mette in discussione i tradizionali metodi di
misurazione dell’intelligenza basati sui Q.I..
Diventa
invece importante capire quali siano le proprie inclinazioni biologiche e
psicologiche, aiutarle a manifestarsi, esercitarle, migliorarle con il
confronto ed il dialogo.
Una
indagine dell’Università di Cambridge[2]
conferma che per diventare geni le doti innate contano per una piccola
percentuale; accanto alle doti personali servono ottime scuole, ottimi
insegnanti, costanza ed applicazione continue ed un briciolo di fortuna.
La
genialità si manifesta quando una persona già predisposta verso una particolare
categoria di intelligenza, ad es. nel campo musicale, già formata nei
fondamenti e nelle tecniche da uno studio adeguatamente supportato, indirizza,
con costanza e determinazione, la propria creatività a raggiungere vette di
eccellenza (ad esempio nella composizione di una sinfonia).
Più
aumenta la padronanza di una categoria dell’intelligenza, maggiore è la
capacità e la velocità di sintesi e di schematizzazione.
1 Howard Gardner, Frames of mind.
The theory of multiple intelligences, trad. it. Formae Mentis.
Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Feltrinelli Collana Universale
Economica, Milano, 2010
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