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sabato 5 aprile 2014

La genialità



Il genio è un per cento ispirazione, e novantanove per cento sudore.

(Thomas A. Edison)

 
La frase pronunciata da Thomas Edison spiega bene il concetto che la genialità si basa per una piccola parte sull’ispirazione e per la maggior parte su un lavoro lucido e instancabile.
Parlando di genialità, possiamo osservare che esistono diverse sfaccettature dell’intelligenza umana. Lo psicologo Howard Gardner nel suo libro Frames of mind. The theory of multiple intelligences[1] afferma che esistono distinte categorie di intelligenza: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, personale e interpersonale.
Intelligenza linguistica: abilità nella conoscenza e nell’uso del linguaggio, consente alla persona di comunicare attraverso parole e scritti;
Intelligenza musicale: abilità nella conoscenza delle note, nel tenere il ritmo, nell’analisi e nella composizione musicale; permette di creare, comunicare e comprendere i significati dei suoni;
Intelligenza logico-matematica: riguarda i numeri, le categorie e le relazioni;
Intelligenza spaziale: permette l’accurata visualizzazione mentale, la trasformazione mentale delle immagini;
Intelligenza corporeo-cinestetica: abilità nel controllo e nel coordinamento dei movimenti del corpo e nell’utilizzo degli oggetti;
Intelligenza personale: abilità di comprendere le emozioni personali e di utilizzarle in modo corretto;
Intelligenza interpersonale: capacità di empatia, di comprendere comportamenti, atteggiamenti e stati d’animo degli altri.
Successivamente Gardner ha ipotizzato l’esistenza di altre due forme di intelligenza: quella naturalistica e quella esistenziale.
Queste categorie di intelligenza esistono in un mix variabile in ogni uomo e si possono migliorare educandole con l’aiuto dell’istruzione e dell’esercitazione.
Questa impostazione, tra le altre cose, mette in discussione i tradizionali metodi di misurazione dell’intelligenza basati sui Q.I..
Diventa invece importante capire quali siano le proprie inclinazioni biologiche e psicologiche, aiutarle a manifestarsi, esercitarle, migliorarle con il confronto ed il dialogo.
Una indagine dell’Università di Cambridge[2] conferma che per diventare geni le doti innate contano per una piccola percentuale; accanto alle doti personali servono ottime scuole, ottimi insegnanti, costanza ed applicazione continue ed un briciolo di fortuna.
La genialità si manifesta quando una persona già predisposta verso una particolare categoria di intelligenza, ad es. nel campo musicale, già formata nei fondamenti e nelle tecniche da uno studio adeguatamente supportato, indirizza, con costanza e determinazione, la propria creatività a raggiungere vette di eccellenza (ad esempio nella composizione di una sinfonia).
Più aumenta la padronanza di una categoria dell’intelligenza, maggiore è la capacità e la velocità di sintesi e di schematizzazione.


1  Howard Gardner, Frames of mind. The theory of multiple intelligences, trad. it. Formae Mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Feltrinelli Collana Universale Economica, Milano, 2010
[2] Cambridge Handbook of Expertise and Expert Perfomance, pubblicata nella rivista New Scientist.

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