Visualizzazioni totali

sabato 26 aprile 2014

Autoconsapevolezza e autocoscienza


  


Conosci te stesso. (iscrizione sul tempio dell’oracolo di Delfi)

Gli uomini se ne vanno a contemplare le vette delle montagne

e non pensano a se stessi.

(Agostino)

 

Il cammino verso l’autoconsapevolezza e l’autocoscienza è il primo percorso creativo che l’uomo compie per affermare la sua identità e capire il suo posto nel mondo.

Autoconsapevolezza è il capire e riconoscere la propria esistenza, in quanto essere separato dalle altre persone, con un modo di pensare autonomo e originale.

Autocoscienza è l’attività che segue la presa di coscienza di sé, attraverso la quale si cerca di comprendere i meccanismi che regolano gli aspetti più reconditi dell’essere.

Come anticipato in premessa essere autoconsapevoli e conoscere sé stessi è il primo passo verso l’affermazione della propria identità, la conoscenza e lo scambio relazionale con il mondo esterno.

Socrate, Platone e Aristotele furono i precursori negli studi filosofici riguardanti la natura della conoscenza e l’importanza di scavarsi dentro. Socrate in particolare era cosciente dei propri limiti, sapeva di non sapere, metteva in discussione se stesso e la propria conoscenza. Proprio la consapevolezza dei nostri limiti attiva la valvola di sicurezza per non prendersi troppo sul serio, per non essere presuntuosi e certi di avere la verità suprema in tasca, per non voler perseguitare chi non la pensa come noi. La coscienza della limitatezza delle nostre conoscenze e verità rende l’uomo saggio e virtuoso. Concludeva Socrate che la via non è indicabile dagli altri perché ognuno deve raggiungere la meta attraverso un percorso personale che nessuno può conoscere.

Per Platone conoscere è ricordare, perché le idee innate sono già nella nostra mente, ma sepolte in angoli bui nei quali dobbiamo addentrarci per fare luce.

L’autocoscienza assume particolare rilevanza nella dottrina cristiana, in quanto manifestazione di Dio che vive in ognuno; raggiungere la piena coscienza di sé significa quindi unirsi a Dio nell’ascolto del divino che è in noi.

L’essenza della predicazione evangelica riguarda l’anima dell’uomo, la necessità di abbandonare la vacuità delle apparenze e del possesso, per riappropriarsi dell’essere, della propria umanità e della gioia di sapersi donare senza secondi fini.

Nella pratica orientale, in particolare nel buddismo, l’autocoscienza si realizza attraverso la meditazione che è la strada per liberarsi da odio, cupidigia ed illusione.

Da quanto detto emerge la stretta attinenza tra intelligenza emotiva, autoconsapevolezza e autocoscienza. Risulta difficile pensare a un qualsiasi uso dell’intelligenza emotiva che prescinda dalla conoscenza di sé stessi.

Chi pensa che la mente umana sia prevedibile e che i suoi meccanismi possano essere assimilati a quelli di un computer che opera in un ambiente asettico e programmato compie un errore macroscopico. In realtà le cellule neurali e le loro sinapsi agiscono in un ribollire di sostanze chimiche e di correnti elettriche che nessuna preordinazione esterna è in grado di predeterminare.

Non è facile riuscire a eliminare i riti imposti dalla società dei consumi, riscoprendo l’importanza di rapporti personali ricchi di sensibilità, di sentimento e di empatia.

Nessun commento:

Posta un commento