Conosci te
stesso.
(iscrizione sul tempio dell’oracolo di Delfi)
Gli uomini se
ne vanno a contemplare le vette delle montagne
e non pensano
a se stessi.
(Agostino)
Il cammino verso l’autoconsapevolezza e
l’autocoscienza è il primo percorso creativo che l’uomo compie per affermare la
sua identità e capire il suo posto nel mondo.
Autoconsapevolezza
è il capire e riconoscere la propria esistenza, in quanto essere separato dalle
altre persone, con un modo di pensare autonomo e originale.
Autocoscienza è l’attività che segue la presa di
coscienza di sé, attraverso la quale si cerca di comprendere i meccanismi che
regolano gli aspetti più reconditi dell’essere.
Come anticipato in premessa essere autoconsapevoli e
conoscere sé stessi è il primo passo verso l’affermazione della propria
identità, la conoscenza e lo scambio relazionale con il mondo esterno.
Socrate, Platone e Aristotele furono i precursori
negli studi filosofici riguardanti la natura della conoscenza e l’importanza di
scavarsi dentro. Socrate in
particolare era cosciente dei propri limiti, sapeva di non sapere, metteva in
discussione se stesso e la propria conoscenza. Proprio la consapevolezza dei
nostri limiti attiva la valvola di sicurezza per non prendersi troppo sul
serio, per non essere presuntuosi e certi di avere la verità suprema in tasca, per non voler perseguitare chi
non la pensa come noi. La coscienza della limitatezza delle nostre conoscenze e
verità rende l’uomo saggio e
virtuoso. Concludeva Socrate che la via non è indicabile dagli altri perché
ognuno deve raggiungere la meta attraverso un percorso personale che nessuno
può conoscere.
Per Platone conoscere è ricordare, perché le idee
innate sono già nella nostra mente, ma sepolte in angoli bui nei quali dobbiamo
addentrarci per fare luce.
L’autocoscienza assume particolare rilevanza nella
dottrina cristiana, in quanto manifestazione di Dio che vive in ognuno;
raggiungere la piena coscienza di sé significa quindi unirsi a Dio nell’ascolto
del divino che è in noi.
L’essenza della predicazione evangelica riguarda
l’anima dell’uomo, la necessità di abbandonare la vacuità delle apparenze e del
possesso, per riappropriarsi dell’essere, della propria umanità e della gioia
di sapersi donare senza secondi fini.
Nella pratica orientale, in particolare nel buddismo,
l’autocoscienza si realizza attraverso la meditazione che è la strada per
liberarsi da odio, cupidigia ed illusione.
Da quanto detto emerge la stretta attinenza tra
intelligenza emotiva, autoconsapevolezza e autocoscienza. Risulta difficile
pensare a un qualsiasi uso dell’intelligenza emotiva che prescinda dalla
conoscenza di sé stessi.
Chi pensa che la mente umana sia prevedibile e che i
suoi meccanismi possano essere assimilati a quelli di un computer che opera in
un ambiente asettico e programmato compie un errore macroscopico. In realtà le
cellule neurali e le loro sinapsi agiscono in un ribollire di sostanze chimiche
e di correnti elettriche che nessuna
preordinazione esterna è in grado di predeterminare.
Non è facile riuscire a eliminare i riti imposti
dalla società dei consumi, riscoprendo l’importanza di rapporti personali
ricchi di sensibilità, di sentimento e di empatia.
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