La matematica
La scienza della matematica pura, nei suoi sviluppi moderni, può
aspirare a definirsi la creazione più originale dello spirito umano.
(Alfred North Whitehead, La
scienza e il mondo moderno, 1925)
Quando
è nato e come si è sviluppato nell’uomo il ragionamento matematico?
La
risposta arriva dagli studi svolti da Keith J. Devlin che si ricollegano a
quelli sul linguaggio, seguendo il filone dell’evoluzione del cervello umano,
che, da compiti ripetitivi e meccanici, è riuscito a formulare pensieri sempre
più complessi. La matematica ne è un esempio chiarissimo per la capacità di
decifrare leggi naturali universali, utilizzando formule astratte. Per Devlin
l’abilità matematica si compone di nove capacità mentali:
1.
Il senso del numero;
2.
L’abilità numerica;
3.
L’abilità di ragionare sullo
spazio che ci circonda;
4.
Il senso di causa ed
effetto;
5.
L’abilità di costruire e
seguire una catena causale di fatti o di avvenimenti;
6.
L’abilità algoritmica (un
esempio di algoritmo è l’insieme delle regole che si devono seguire per
moltiplicare fra loro due numeri);
7.
L’abilità di gestire
concetti astratti;
8.
L’abilità di ragionare in
modo logico;
9.
L’abilità di ragionare sulle
relazioni.[1]
Il
percorso, che parte da un confuso rendersi conto dell’idea di gruppo e che un
gruppo è più grande di un altro, si snoda attraverso la percezione e l’impadronirsi
delle varie abilità, fino ad arrivare alla creatività che è la capacità di
svelare nuove proprietà, teoremi, regole fino a quel momento sconosciuti.
L’ipotesi
centrale nella teoria di Devlin è che, come è avvenuto nel linguaggio, anche
nella matematica si è passati ad affinare col tempo le capacità di astrazione e
a padroneggiare la complessità ragionando su modelli astratti, riuscendo a trasformarli in teoremi, formule,
dimostrazioni universalmente validi .
Nessun commento:
Posta un commento