La medicina
….. giuro: ….. di perseguire come scopi esclusivi la
difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica dell’Uomo e il
sollievo della sofferenza, cui ispirerò con responsabilità e costante impegno
scientifico, culturale e sociale, ogni mio atto professionale;…
(dal giuramento di
Ippocrate)
Ogni
medico è chiamato a rinnovare tutti i giorni questo giuramento, che lo impegna
di fronte alla società e ai pazienti. Ha la grande responsabilità di difendere
la vita, di tutelare la salute fisica e psichica dell’Uomo e di dedicarsi alla
professione con impegno scientifico, culturale e sociale.
Questa
formulazione moderna discende dal giuramento originale di Ippocrate, scritto
nel V secolo avanti Cristo. Ma già gli egizi, i cinesi, gli indiani, studiavano
scientificamente la malattia e avevano sviluppato una farmacologia efficace,
basata sulle proprietà degli estratti vegetali ed animali nella cura delle
ferite, dell’ulcera, dei reumatismi e di varie altre affezioni.
La
medicina è stata, fin dalla sua nascita, la speranza dell’uomo contro le
malattie e in questa lotta tra vita e morte si è sviluppato il lavoro di
ricerca creativa di medici e studiosi.
L’uomo
nel corso degli ultimi diecimila anni è riuscito a triplicare la durata media della
vita; la longevità collettiva è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi
cento anni, a seguito delle scoperte scientifiche che hanno trovato rimedi a
malattie quali la peste, il vaiolo, il tifo, la difterite, la malaria, la
tubercolosi.
Nonostante
queste vittorie parziali, innumerevoli sono ancora le malattie che generano
sofferenza e morte, mi riferisco in particolare al cancro, alle affezioni
cardiocircolatorie e ai danni che arrecano certi germi, virus e batteri.
Sono
migliaia di miliardi i batteri che vivono nel corpo umano e superano di circa
dieci volte il numero di cellule del nostro corpo. Di queste migliaia di
miliardi quelli che ci sono dannosi e ci fanno ammalare sono solo un centinaio.
Nonostante le terapie antibiotiche, i morti di tubercolosi sono oltre due
milioni all’anno, specie tra le popolazioni più povere e tra le categorie meno
protette come i carcerati. Alcuni microbi col tempo sviluppano resistenze alle
terapie antibiotiche mostrando grande duttilità. Essi si attaccano a tessuti ed
organi fino a formare un piedistallo
all’esterno della cellula da cui emettono ed iniettano le tossine e gli
effettori all’interno delle cellule. È una guerra senza quartiere quella che le
cellule immunitarie e gli anticorpi da esse prodotti combattono contro i
batteri patogeni invasori, che cercano con varie tattiche di sfuggire alla
distruzione e di espandersi nell’organismo. Nei laboratori di ricerca si
mettono a punto armi sempre più sofisticate per sconfiggere epidemie ed
infezioni generate da batteri che mutano
pelle in continuazione per sopravvivere e continuare la loro azione
invasiva e distruttiva.
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