La solidarietà
La
solidarietà, nella sua accezione etica e sociale, è il rapporto di empatia e di
reciproco sostegno che dovrebbe unire tutte le creature viventi. Nella realtà
delle vicende economiche è difficile accostare economia e solidarietà. Parlando
di economia si fa riferimento all’utilità, al prezzo in relazione alla penuria
di un prodotto, agli interessi personali, alla proprietà, al capitale, al
profitto, all’affermazione dei propri interessi.
I
principi etici non sono estranei alle teorie economiche: dalla libertà di
intraprendere alla creatività, dalla parità delle condizioni di partenza alla
tutela dei diritti dei consumatori.
La
solidarietà rimane però ai margini della teoria e della pratica economica,
viene più considerata come una attitudine personale, un atto caritatevole, che
poco ha da spartire con l’organizzazione
di un’impresa o di uno Stato.
Di
solidarietà si sono interessate le dottrine religiose e filosofiche.
Si
è creata una frattura tra interessi economici e richiami spirituali, con una
critica esogena, di denuncia delle ingiustizie e dello sfruttamento derivanti
dalla ricerca ossessiva del massimo profitto a vantaggio di pochi.
Da
parte sua l’establishment politico ed
economico, ha spesso visto con diffidenza il diffondersi di tali critiche,
cercando di tacitare le voci più ascoltate dal popolo.
I
richiami alla solidarietà, alla cooperazione, alla sostenibilità sono stati
osteggiati e derisi dai latifondisti, delle multinazionali, dai politicanti
corrotti.
Una
presa di coscienza del valore dell’economia solidale si è avuta col discorso
pronunciato da papa Giovanni Paolo II nel 1987, in occasione del viaggio
pastorale in America Latina, nel quale parlò della grande importanza dell’economia della solidarietà, nella
quale disse: riponiamo tutte le nostre
più grandi speranze per l’America Latina.
Tale
auspicio è stato fondamentale per la piena presa di coscienza da parte dei
popoli sudamericani della valenza economica delle molteplici attività
sviluppate in ambito solidale e cooperativo, per affrancarsi dall’abbraccio
soffocante dei latifondisti e delle multinazionali.
Gli
Stati dell’America meridionale, Brasile in testa, stanno dimostrando quanti
benefici si possono trarre unendo economia e solidarietà. Negli ultimi dieci
anni la situazione economica è nettamente migliorata, consentendo al Brasile
una crescita impetuosa e l’accumulo di ingenti riserve valutarie.
L’economia
solidale e sostenibile è una opportunità da cogliere anche per i paesi
dell’area euro, troppo preoccupati della salvaguardia degli interessi delle
banche d’affari, e troppo poco attenti a un organizzazione economica che
coniughi etica e solidarietà.
Fino
a quando le grandi banche d’affari continueranno a dettare le regole e l’agenda
dei politici, non troveranno ascolto le istanze solidali che provengono dalla
parte più illuminata della società civile. Nei primi mesi del 2012 la BCE ha
finanziato al tasso dell’uno per cento le banche europee per un ammontare di
oltre un trilione di euro. Quanti di questi soldi verranno utilizzati per
valorizzare un’economia solidale e sostenibile e quanti verranno invece
utilizzati per nuove rovinose speculazioni finanziarie?
La
risposta a questa domanda è cruciale per l’avvenire dell’intera zona euro, la
mancanza di controlli e di regole sull’utilizzo di questo fiume di denaro,
fanno temere che nulla cambierà rispetto al passato e che a farne le spese
saranno ancora una volta i cittadini inermi.
La
mancanza di potere effettivo da parte delle strutture comunitarie, di fatto in
balìa delle decisioni dei governi nazionali fanno degli organismi comunitari un
involucro tecnocratico che vive in simbiosi con decisioni prese a Berlino o a
Parigi.
L’immobilismo
porta a una crisi che da economica diventa identitaria e allontana
pericolosamente i popoli dall’ideale europeista.
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