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giovedì 8 marzo 2012

La solidarietà


                                          


                                                    La solidarietà





La solidarietà, nella sua accezione etica e sociale, è il rapporto di empatia e di reciproco sostegno che dovrebbe unire tutte le creature viventi. Nella realtà delle vicende economiche è difficile accostare economia e solidarietà. Parlando di economia si fa riferimento all’utilità, al prezzo in relazione alla penuria di un prodotto, agli interessi personali, alla proprietà, al capitale, al profitto, all’affermazione dei propri interessi.

I principi etici non sono estranei alle teorie economiche: dalla libertà di intraprendere alla creatività, dalla parità delle condizioni di partenza alla tutela dei diritti dei consumatori.

La solidarietà rimane però ai margini della teoria e della pratica economica, viene più considerata come una attitudine personale, un atto caritatevole, che poco ha  da spartire con l’organizzazione di un’impresa o di uno Stato.

Di solidarietà si sono interessate le dottrine religiose e filosofiche.

Si è creata una frattura tra interessi economici e richiami spirituali, con una critica esogena, di denuncia delle ingiustizie e dello sfruttamento derivanti dalla ricerca ossessiva del massimo profitto a vantaggio di pochi.

Da parte sua l’establishment politico ed economico, ha spesso visto con diffidenza il diffondersi di tali critiche, cercando di tacitare le voci più ascoltate dal popolo.

I richiami alla solidarietà, alla cooperazione, alla sostenibilità sono stati osteggiati e derisi dai latifondisti, delle multinazionali, dai politicanti corrotti.

Una presa di coscienza del valore dell’economia solidale si è avuta col discorso pronunciato da papa Giovanni Paolo II nel 1987, in occasione del viaggio pastorale in America Latina, nel quale parlò della grande importanza dell’economia della solidarietà, nella quale disse: riponiamo tutte le nostre più grandi speranze per l’America Latina.

Tale auspicio è stato fondamentale per la piena presa di coscienza da parte dei popoli sudamericani della valenza economica delle molteplici attività sviluppate in ambito solidale e cooperativo, per affrancarsi dall’abbraccio soffocante dei latifondisti e delle multinazionali.

Gli Stati dell’America meridionale, Brasile in testa, stanno dimostrando quanti benefici si possono trarre unendo economia e solidarietà. Negli ultimi dieci anni la situazione economica è nettamente migliorata, consentendo al Brasile una crescita impetuosa e l’accumulo di ingenti riserve valutarie.

L’economia solidale e sostenibile è una opportunità da cogliere anche per i paesi dell’area euro, troppo preoccupati della salvaguardia degli interessi delle banche d’affari, e troppo poco attenti a un organizzazione economica che coniughi etica e solidarietà.

Fino a quando le grandi banche d’affari continueranno a dettare le regole e l’agenda dei politici, non troveranno ascolto le istanze solidali che provengono dalla parte più illuminata della società civile. Nei primi mesi del 2012 la BCE ha finanziato al tasso dell’uno per cento le banche europee per un ammontare di oltre un trilione di euro. Quanti di questi soldi verranno utilizzati per valorizzare un’economia solidale e sostenibile e quanti verranno invece utilizzati per nuove rovinose speculazioni finanziarie?

La risposta a questa domanda è cruciale per l’avvenire dell’intera zona euro, la mancanza di controlli e di regole sull’utilizzo di questo fiume di denaro, fanno temere che nulla cambierà rispetto al passato e che a farne le spese saranno ancora una volta i cittadini inermi.

La mancanza di potere effettivo da parte delle strutture comunitarie, di fatto in balìa delle decisioni dei governi nazionali fanno degli organismi comunitari un involucro tecnocratico che vive in simbiosi con decisioni prese a Berlino o a Parigi.

L’immobilismo porta a una crisi che da economica diventa identitaria e allontana pericolosamente i popoli dall’ideale europeista.
































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